Contro i bombardamenti nessun antisemitismo

 Criticare il massacro non significa essere antisemiti
 
 «Israele ha attaccato Gaza con 100 aerei da combattimento, missili ed elicotteri Apache, uccidendo, all’ora in cui scriviamo, circa 350 persone tra cui un numero elevato di donne e bambini. Prima di questo, da oltre due anni ha strangolato gli abitanti (1 milione e mezzo circa) impedendo il blocco dei rifornimenti di cibo, carburante, energia elettrica». Chi scrive queste parole, sul manifesto di oggi, non è un gruppo antisemita, ma la Rete degli Ebrei contro l’Occupazione, che continua la propria analisi rilevando che l’economia di Gaza «è stata distrutta dal blocco completo di esportazioni ed importazioni», che i soccorsi delle Nazioni Unite e di alcuni Paesi europei «sono stati gravemente ostacolati, ed impedita l’attività di associazioni di cooperazione». Non basta: «La precaria tregua stabilita nel 2008 è stata rotta da Israele con un attacco che ha ucciso, nel novembre scorso, 7 persone». Di qui la reazione di alcuni palestinesi (probabilmente legati ad Hamas), che hanno lanciato «razzi Qassam contro le abitazioni israeliane al confine con la Striscia». Razzi grossolani, «manifestazione di una volontà di resistenza che si esprime in modo velleitario ed assurdo, e criminale perché rivolto contro civili». Ma se la risposta palestinese non è corretta, i razzi «servono soprattutto ad Israele, come pretesto per continuare il mai interrotto blocco, ed ora la strage».
 
 La Rete degli Ebrei contro l’Occupazione si spinge oltre, ricordando che anche in Israele esiste una «miriade di piccoli gruppi organizzati, che esercitano una attivissima opposizione [alla politica del governo] in nome degli ideali di giustizia e libertà, uguaglianza e pace», come anche «giovani e giovanissimi che rifiutano il servizio militare come occupanti ed oppressori nei territori palestinesi». Ciò nonostante, la politica dello Stato d’Israele «è tuttora dominata dall’ideale nazionalista del sionismo che vuole, dopo stabilito lo Stato Ebraico, farlo più grande e forte, invincibile rifugio degli Ebrei dispersi nel mondo». Obiettivo per raggiungere il quale, lungi dal cercare la cooperazione con il popolo palestinese («che hanno cacciato dalla sua terra» dal 1948 in poi), Israele «si affida alla forza delle armi», con «estrema violenza ed ingiustizia». Importante è anche la chiusa dell’intervento, che cita l’introduzione di Primo Levi a Se questo è un uomo per affermare che, «quando il disprezzo per lo straniero, il diverso, diventa il fondamento di una società, si arriva al lager». Un accostamento difficile e tremendo, quello tra politica israeliana e politica nazista, più volte contestato (ed effettivamente fasullo, perché accomunerebbe due realtà fra loro assai diverse), che neppure l’articolo citato spinge fino alle estreme conseguenze perché si limita a rilevare, giustamente, come la strage di Gaza sia «già ben inoltrata su questa strada», insieme all’oppressione dei palestinesi nella Cisgiordania e alla loro discriminazione in Israele. Con tutto questo dovranno fare i conti le nuove generazioni israeliane, per rifiutare «la violenza nazionalista e razzista» [leggi l’articolo intero]
.

 
 Riporto queste parole perché costituiscono un’analisi lucida della situazione, ma anche perché sono scritte da persone che si identificano nel popolo ebraico. I discorsi e i commenti di questi giorni, nei media e su internet, sono quelli di sempre per cui o si è dalla parte d’Israele, a prescindere dalla sua politica (e allora ben vengano anche i bombardamenti), oppure si è antisemiti. Fa piacere poter rompere il sillogismo riportando i ragionamenti e la testimonianza di tanti ebrei che la pensano diversamente. Sul manifesto di ieri (mi scuso se cito sempre lo stesso giornale, ma non è colpa mia se è l’unico a proporre certi punti di vista) c’era un articolo di Jeff Halper, storico pacifista israeliano, direttore del Comitato israeliano contro le demolizioni delle case (Icadh). Secondo Halper, «la responsabilità per la sofferenza a Gaza e in Israele è da attribuire direttamente ai governi israeliani che si sono succeduti: del Labour, del Likud e di Kadima». «Dopotutto, già nel 1988 l’Olp aveva accettato la soluzione dei due stati, secondo la quale lo stato della Palestina sarebbe sorto dal solo 22 per cento del territorio storico palestinese, mentre il restante 78 per cento sarebbe andato ad Israele. Un’offerta decisamente generosa». Ma Israele preferisce «il controllo» ed è perciò responsabile anche della sofferenza dei propri cittadini: «Israele non può aspettarsi la sicurezza dei suoi cittadini e la normalizzazione politica finché prosegue a tenere sotto occupazione le terre palestinesi e finché persevera nel tentativo di imporre il suo governo permanente sui palestinesi attraverso la forza militare».
 
 Cito queste voci ebraiche anche per contestare il nuovo antisemitismo in atto da parte di chi, di fronte all’orrore di Gaza, vorrebbe rispolverare le vecchie tesi sulla «pravità dei giudei
», come in un commento trovato su internet, che recita, testualmente: «mi domando il perchè non si è lasciato ad Hitler di finire l’opera…………….. VIVA LA PALESTINA LIBERA». Il commento è esemplare nell’opporre ingiustizia a ingiustizia e nell’alimentare la confusione tra l’appartenenza a un popolo (ciò che coinvolge ragioni culturali e religiose) e l’appartenenza a una razza (concetto smentito dalla scienza e molto pericoloso, in quanto chiama in causa persunte caratteristiche genetiche, e quindi innate, di una stirpe). In realtà – come pure testimonia la pluralità delle posizioni ebraiche in merito alla «questione» palestinese – esiste una differenza tra la politica del governo di Israele da un lato, i cittadini israeliani dall’altro e, infine, le persone che, nel mondo, si riconoscono nella cultura, nelle tradizioni, nella religione ebraica. Poiché certe confusioni sono alimentate volutamente, è giusto ribadire che gli attacchi a Gaza non vengono dagli ebrei (indipendentemente dall’opinione che la maggioranza degli ebrei possa avere di essi), né – in generale – dagli ebrei di Israele, bensì dalle singole politiche di governi che, purtroppo, è vero, hanno consenso popolare. Questa analisi non lascia spazio alle posizioni antisemite, né può valere contro i detrattori della politica di Tel Aviv la sempre ripetuta accusa dell’antisemitismo: dovremmo, altrimenti, essere tutti antiamericani solo perché critichiamo l’amministrazione Bush, o antitaliani perché non apprezziamo l’invio di nuovi soldati italiani in Afghanistan.
 
 Il prossimo gennaio si celebrerà la commemorazione ufficiale della Shoah, delle persecuzioni razziali durante il periodo nazifascista e dello sterminio di più di 6 milioni di ebrei. Dobbiamo essere in grado di separare cose molto diverse fra loro e ricordare che quanto accaduto in passato al popolo ebraico non è in alcun modo meno grave o meno doloroso a causa dell’attuale comportamento di uno Stato nato nel 1948, che combatte i palestinesi nel nome della sicurezza dello «Stato ebraico». Né oggi il
rifiuto del «piombo fuso» rovesciato su Gaza può essere attenuato dal doloroso passato del popolo ebraico. Anzi, la commemorazione della Shoah dovrebbe servire da monito, in Israele come nel resto del mondo, per evitare che certi meccanismi (propri di sistemi che non saranno mai più, esattamente, il nazismo o il fascismo, ma avranno com’è ovvio caratteristiche nuove) possano essere replicati. L’orrore di Auschwitz e l’orrore di Gaza sono due orrori diversi, ma dovrebbero spingerci l’uno a rifiutare, non a giustificare, l’altro.


 L’immagine di questo articolo è tratta dal blog Guerrilla Radio.

 

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13 Responses to Contro i bombardamenti nessun antisemitismo

  1. iggy says:

    l’italia si è schierata: frattini ha detto che hamas è un’organizzazione terroristica.
    capace che ora la russa ci vuole mandare i (suoi) militari italiani, ossia i parassiti fascisti aramati in divisa e pagati coi nostri soldi.

  2. Mario says:

    Sì, capace. Ma sono anni che l’Italia è schierata, perché già il precedente governo Berlusconi aveva firmato un trattato di cooperazione MILITARE con Israele, che poi il buon Prodi s’è guardato bene dall’abolire. Ricordo bene, inoltre, i baci e gli abbracci dei Prodi e dei D’Alema con Olmert e colla Livni, figuriamoci adesso con Berlusconi. Del resto, dopo la tragedia del Libano di due estati fa gli israeliani hanno ricevuto, se non sbaglio, la possibilità di pattugliare insieme alle forze internazionali, quasi non fosse stata una delle parti in conflitto… Insomma: l’Occidente la sua scelta l’ha fatta. Attendiamo ansiosi notizie da La Russa.

  3. mario says:

    Non confondiamoci con gli imbecilli, certamente (il tipo che scrive di Hitler).
    Rimane la questione che le voci che tu citi sembrano voci analoghe a quelle dei pochi resistenti contro il nazismo.Gente per bene,purtroppo marginale in uno stato che non ha problemi a massacrare da anni gente inerme. Con un popolo che mi sembra omertoso sulla questione.

  4. Cypherinfo says:

    La fonte che citi è la dimostrazione che bisogna saper distinguere tra le scelte politiche e i cittadini israeliani. E’ questo spesso da molti non viene compreso.
    Continuo a chiedermi come mai i commenti che leggo non si azzardano a dire cose dissimili?

    Cypherinfo
    webmaster di http://www.kilombo.org.

  5. Mario says:

    E’ vero, sono poche, anche se non abbastanza informato per poter dire se la minoranza che condanna è veramente così esigua. Il fatto è che credo che agli israeliani venga fatto un tale lavaggio del cervello che su certe cose (Hamas, la Palestina) non capiscono più niente. Ricordo la foto del 2006 coi bambini israeliani che lasciavano le loro firme sulle bombe che gli F-16 avrebbero sganciato sul Libano… Che colpa ne hanno, loro, se già così piccoli gli insegnano a odiare? E’ una fortuna che, nonostante tutto, vi sia chi non si lascia abbindolare… Certo, non basta aspettare che Israele cambi: il mondo non dovrebbe restare a guardare. Però, finché lo fa, siamo tutti complici. Del resto, in Italia non esistono massacri di questa entità, ma sull’omertà – meglio, l’indifferenza – del popolo italiano circa le belle cose che fanno i nostri governanti (sempre contro gli ultimi, ché già i penultimi magari hanno la forza d’incazzarsi) ci sarebbe tanto da dire. Ma forse vado fuori tema…

  6. Mario says:

    Dunque, la risposta di prima era per mario. Nel frattempo ha scritto Cypherinfo… E’ chiaro che sono d’accordo col fatto che bisogna saper distinguere tra scelte politiche e cittadini israeliani, altrimenti non l’avrei detto bnel post. Però credo che anche mario (il mio omonimo) abbia ragione quando si domanda il perché di tanta connivenza. E se, come ho detto, gli israeliani la imparano sin da bambini, mi viene da chiedermi perché in Occidente difendiamo sempre a spada tratta le POLITICHE di Israele… Ma ve la ricordate la condanna della Russia, quest’estate, rea di aver RISPOSTO con forza NON PROPORZIONATA all’aggressione georgiana?

  7. mauroD says:

    per la verità è l’europa a definire hamas terrorista

  8. Mario says:

    Lanciare razzi sui civili è sbagliato. Lanciare bombe è sbagliato. Ma i razzi palestinesi sono la conseguenza di un lugo assedio che affama la popolazione civile. Israele ne ha la responsabilità. E poi non è accettabile il discorso 4 morti israeliani/400 morti palestinesi. Sono cifre che nessuno nega. E allora?

  9. v. says:

    Apprezzo lo sforzo che fai di costruire un discorso lontano da tante odiose “derive” … in un momento così è l’ultima cosa di cui si ha bisogno

  10. jonathan says:

    quello che israele ha compiuto a gaza è un vero crimine contro l’umanita’; il governo israeliano ha strangolato da decenni l’economia palestinese dopo essersi impossessato prima dei territori piu’ fertili e con maggior risorse disponibili e poi negando una normale esistenza a quel popolo(palestinese). Se avessero il potere chi ci assicura dice che il “popolo eletto” non si comporterebbe cosi’ anche nei confronti di tutta l’umanita? piegando , occupando , straziando il proprio vicino proprio perche’
    non organico al progetto del grande israele??? Con quale coraggio israele si appresta a ricordare il giorno della memoria con piu’ di 1300 morti di cui 400 e passa bambini più donne e anziani? dopo aver bombardato anche la sede onu e scuole piene di rifuggiati? puo’ il Dio dei cristiani, dei mussulmani, e degli ebrei assolvere olmert e chi lo ha condiviso? No , assolutamente no. Ho fiducia che La nuova presidenza di Obama non lascera’ ( lo sta dimostrando sin dalle prime ore di mandato)carta bianca alla politica razzista e insensata di israele.

  11. Mario says:

    Non so che cosa farà la nuova Casa Bianca. Qualche segnale positivo c’è, ma proprio non me la sento di scommettere su un cambiamento di rotta in Palestina. Sicuramente Israele si è macchiato di crimini di guerra tremendi e non so neppure io con quale coraggio celebrerà la giornata della memoria. So che la celebrerò io, invece, perché lo sterminio di 6 milioni di ebrei non c’entra nulla con le politiche di Olmert & soci. A loro chiederà conto – se esiste – il Dio dei cristiani, dei musulmani e degli ebrei. Mi sembra che il “popolo eletto” stia deludendo grandemente il suo “Elettore”.

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