mariobadino | 27 Agosto, 2007 16:13
Da qualche giorno, nella colonna di destra del blog, compare un banner nuovo, quello raffigurato più in grande qui accanto. Si tratta di uno strumento per rendere più accessibili le foto delle manifestazioni alle quali ho partecipato, in modo da evitarne la dispersione nel coacervo di materiale raccolto in queste pagine.
Il filo conduttore che idealmente unisce Vicenza a Roma, al piccolo vallone montano di Comboé (eccetera), è dato dall’identità delle varie lotte: lotte comunitarie o, comunque, lotte di movimenti popolari, di chi si muove per rivendicare che (anche se certi slogan li detesto) un mondo migliore è possibile – a patto che non si resti con le mani in mano! Perché un mondo migliore va costruito fattivamente, giorno per giorno. Le immagini delle manifestazioni, in questo senso, sono un invito a non dimenticare, a non arrendersi, a non perdere il gusto della lotta.
Per questo qui di seguito si trovano i rinvii alle immagini e ai siti delle comunità che si battono per il proprio territorio, pensati come uno strumento per rendere più facile la consultazione e orientarsi meglio all’interno tanto dei relativi album, quanto dei ricordi personali. Tutti possono partecipare alla costruzione di questo archivio – ne sarei contentissimo – inviando materiale fotografico proprio. Ogni nuovo apporto sarà inserito nell’apposita categoria, indicando il nominativo del “donatore”. Dove non specifico nulla, si tratta di foto mie.
Chi fosse interessato a collaborare dovrebbe semplicemente inviare le foto all’indirizzo info.blog@libero.it, specificando il proprio nominativo e spiegando brevemente di che cosa si tratta (es. Manifestazione No Dal Molin di Vicenza, 17 febbraio 2007).
Alcune fra le principali realtà di lotta comunitaria in Italia adersicono al Patto di Mutuo Soccorso.
Le foto della manifestazione No Dal Molin di Vicenza (15 dicembre 2007)
Le foto mie della manifestazione No Dal Molin di Vicenza (17 febbraio 2007)
Le foto della manifestazione No Dal Molin di Vicenza (17/02/07) di Francesco Buratti
Siti dei movimenti No Dal Molin: Altravicenza; No Dal Molin; Presidio Permanente; Il Boccale di Vicenza.
Le foto della manifestazione No F-35 di Novara (19 maggio 2007)
Sito del movimento No-F35.
Le foto del No War No Bush Day di Roma (9 giugno 2007)
Le foto della Terza Marcia a Piedi a Comboé (17 giugno 2007)
Sito degli Amici del Vallone di Comboé.
Le foto della manifestazione del 20 ottobre a Roma
Sito della manifestazione.
Le foto della manifestazione Prendiamoci le mani, non le impronte! (Aosta, 14 luglio 2008)
Altri siti delle comunità in lotta: No Tav, No Triv, San Pietro di Rosà, Acqua Bene Comune.
mariobadino | 23 Agosto, 2007 16:30
Visto che in questo momento mi trovo in Valle d'Aosta, potrà sembrare strano, ma ieri sera sono entrato in possesso di una copia del Quotidiano di Brindisi, per leggere la cronaca della giornata terribile della riserva di Torre Guaceto. Fortunatamente, rispetto ai toni che ho utilizzato ieri («la riserva è morta»), sembra sia lecito maggior ottimismo: vigili del fuoco e guardie forestali dovrebbero essere riusciti a scongiurare i pericoli maggiori, impedendo alle fiamme di raggiungere la parte centrale dell’oasi. L’incendio, comunque, è andato avanti per ore, distruggendo numerosi ettari di canneto e macchia mediterranea, in una zona abitata da rettili (serpenti, tartarughe) e altri animali acquatici.
Gino Cantoro, vicepresidente del consorzio di Torre Guaceto e coordinatore delle aree protette WWF in Puglia, ricostruisce la giornata: già la mattina alle 11 i piromani avevano tentato di appiccare il fuoco, ma le fiamme erano state subito spente dai soccorritori. Alle 15, però, gli incendiari sono tornati alla carica e, con l’aiuto di un forte scirocco, il rogo si è trasformato in un inferno.mariobadino | 22 Agosto, 2007 11:04
Ieri sera, al telefono, ho saputo che la riserva naturale di Torre Guaceto, a due passi da Brindisi, è morta. Qualcuno le ha appiccato fuoco e, mi dicono, le fiamme erano altissime. Non dev’essersi salvato nulla. Torre Guaceto era – è – uno dei miei posti preferiti, quando scendo in Puglia. Per il mare, la costa, la torre e, naturalmente, la vegetazione. Ora la macchia è scomparsa, finiti gli alberi, distrutti i canneti. Chissà quanti animali hanno perso la casa o la vita.
Sapevo che da quelle parti volevano costruire un albergo. E che non potevano a causa del vincolo ambientale. Se fossi un poliziotto, avrei una pista da seguire. Se fossi un amministratore, vigilerei affinché il vincolo che tuttora rimane, anche dopo l’incendio, non sia rimosso con una qualche delibera. Ma, siccome non ho cariche, posso solo sperare che la natura si riprenda gli spazi che le sono stati tolti.
Torre Guaceto era un’oasi. Appena fuori dei suoi confini, sulla sabbia della spiaggia non è difficile trovare tracce di catrame. La superstrada la lambisce per chilometri. Eppure, nonostante il ciarpame che le onde del mare riversano sulla costa, l’acqua della riserva era limpida – mi piace dire tersa. Potevi avventurarti nella macchia e camminare fino al promontorio con la torre. In primavera tutto era fiorito e l’erba verde faceva pensare alla Scozia.
Ammazzateci. Fateci a pezzi! Ci state portando via tutto, state trasformando il Sud e questo Paese in una piattaforma di cemento. Uno zatterone arido in mezzo al Mediterraneo. Bruciate tutto, c’è ancora tanta roba! La Valle del fiume Idro, ad esempio, giusto alle porte di Otranto. Gli ulivi secolari lungo le vecchie provinciali… Fate piazza pulita, che non resti nulla a ricordare che non vale la pena di costringersi a una vita disumana per denaro. 
mariobadino | 20 Agosto, 2007 17:09
Sipakapa in lingua Maya significa lucertola. Mesi fa (ma i ritardi stanno diventando una costante di questo blog) ho assistito alla proiezione di un documentario (Sipakapa no se vende), seguito da dibattito, che si è tenuta all’Espace populaire di Aosta. Parlava di un piccolo paese di popolazione indigena Maya, Sipakapa, appunto. I sipakapensi sono solo 14.000 e, secondo l'Accademia Maya del Guatemala, sono tra le etnie umane a più alto rischio d'estinzione sul pianeta. Il problema principale di questa popolazione è l’oro: sulla loro terra hanno messo le mani le compagnie minerarie, nonostante le comunità locali si siano espresse contro lo sfruttamento. Su 13 villaggi, 11 hanno detto di no, uno si è astenuto e uno ha detto sì per tre soli voti. Una compagnia mineraria canadese, la Goldcorp, si è incaricata di estrarre il prezioso metallo. In un paio d'anni, l'acqua ha iniziato a scarseggiare e ora la poca rimasta è inquinata.
Tutti sanno che l'acqua è inquinata e tutti lo dicono, ma senza prove nessuno ti ascolta. Racconto questa storia parte ricorrendo ai miei appunti, parte all’articolo del relatore di quella serata, il naturalista italiano Flaviano Bianchini, attivista per i diritti umani e ricercatore ambientale, disponibile sul sito di Peacelink.
Flaviano si è recato sul posto per cercare le famose prove. E dopo un anno è riuscito a presentarle: l'acqua della zona è effettivamente inquinata e la colpa è senz’alcun dubbio della miniera – lo studio tecnico è chiaro. Ma la compagnia, che aveva preteso che le accuse fossero provate, non si è premurata di fornire alcuna controperizia, preferendo ricorrere all’intimidazione.
Le minacce sono iniziate il giorno dopo la presentazione dello studio. Il viceministro delle miniere in conferenza stampa ha accusato Flaviano di essere un falsario e minacciato di sporgere denuncia. Non potendo presentare prove a sostegno delle sue accuse, ha cercato di scoraggiare il naturalista italiano mettendolo sotto pressione.
«Ogni giorno suona il telefono, numero segreto, voce lontana e avvisi più che espliciti. Sotto casa c'è sempre la stessa macchina con i vetri oscurati che se ne va appena entri o esci; la macchina ha un adesivo sul retro, per fartelo capire: siamo noi. Semplice. Ti rendono la vita impossibile. Fino a quando non cedi e lasci perdere, e vai a fare il classico e normale naturalista da laboratorio che passa la sua vita a studiare la riproduzione asessuata dei protozoi uniflagellati».
Ma le conseguenze dell’estrazione dell’oro si sono rivelate devastanti per la popolazione sipakapense. Molti abitanti sono stati cacciati dai loro paesi, le loro abitazioni sono state bruciate. La mancanza di acqua è oggi un problema enorme. Oppure l'acqua c'è, ma non è utilizzabile perché inquinata.
Alcuni ritratti di bambini delle comunità di El Porvenir e Nueva Palo Ralo, interessate dalla presenza delle miniere:
Lucia ha cinque anni e vive d’aiuti umanitari.
Luís è un ragazzo di tendopoli.
(Continua)
mariobadino | 20 Agosto, 2007 16:39
ESCLUSIVO: Aicram ammutinata!
Presto per voi l'annuncio della nuova data! Aicram Granparadiso estate... Autunno?!
Potrebbe svolgersi a ottobre, quando il bosco è tutto colorato... Tenetevi liberi!
L'esperimento del 19 agosto (clicca qui per le foto!)
Domenica 19 agosto è stata la tanto attesa giornata della prima Aicram Granparadiso estate, la Marcia al contrario. Mi riesce difficile, però, fornire e commentare i risultati. Innanzitutto: c'è stata la Aicram o no? Quel che è sicuro è che la mattina alle 9.30 nei prati di Sant'Orso, c'eravamo Barbara Tutino e io, unici partecipanti. Io ero reduce da una serata (diciamo piuttosto una settimana) di bagordi, lei non aveva voglia di fare la Valnontey che, di questi tempi, il pomeriggio è troppo affollata. Così, nel pieno spirito della Marcia, l'autogestione è scivolata nell'ammutinamento e abbiamo dirottato la nostra passeggiata verso altri lidi e nuovi itinerari. Per chi conoscesse la zona, dirò che abbiamo seguito la pedonale per Lillaz fino a Champlong, dove un sentierino ci ha portati in quota, e ci siamo inoltrati nel vallone dell'Urtier. Le foto non le ho ancora scaricate, ma le aggiungerò quanto prima. Posti incantevoli, comunque, e un grazie a Barbara che me li ha fatti conoscere!
I naviganti più assidui, nonché gli amici della Marcia, hanno certamente capito che la mia compagna di gita è la stessa Barbara Tutino che aveva dichiarato, in occasione della Marcia di luglio, che dopo 40 km di gara inerpicarsi sul sentiero per Les Ors era "un'idea da dementi". Bè, durante la camminata di ieri c'è stato lo spazio per un chiarimento, cui deve seguire pronta rettifica: Barbara non ha mai detto "un'idea da dementi", ma "un'idea demenziale". Ieri, comunque, abbiamo trovato un accordo, convenendo su un aggettivo nuovo: il tratto di Les Ors, d'ora in poi, dovrà essere considerato "un'idea criminale". Non per questo verrà escluso dalla Marcia!
La foto che compare in questo articolo, così come l'altra presente nell'album che ritrae i concorrenti alla partenza, è di Paolo Rey. Le altre sono mie, tranne quella che mi raffigura seduto sulla panchina delle baite di Etzeley, che è di Barbara Tutino.
mariobadino | 15 Agosto, 2007 18:33
Il 2 giugno, per festeggiare la Repubblica italiana, avevo pubblicato un elenco dei morti sul lavoro a partire dall’inizio dell’anno, tratto dal blog Guerrilla Radio. Da allora, purtroppo, la lista s’è allungata.
Recentemente Walter Veltroni, candidato di punta alla leadership del nascente Pd, ha dichiarato che la sicurezza non è «né di destra né di sinistra». Ma dubito si riferisse a quella sul lavoro… Destra e sinistra sono infatti troppo impegnate a commentare le parole di Francesco Caruso, deputato eletto con Rifondazione, secondo il quale la responsabilità delle morti sul lavoro ricade sull’ex ministro Treu e su Marco Biagi, autori delle ultime riforme del mondo del lavoro. «Assassini», li ha definiti l’onorevole Caruso. Ha fatto bene o ha fatto male? Penserà ognuno quello che vuole; il mio parere l’ho inviato all'interessato con questa lettera. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il navigante; se volete, lasciate un messaggio...
Caro Francesco,
anche se non ci conosciamo, mi permetto di darti del tu perché più o meno dovremmo avere la stessa età e perché non mi sembri uno che si formalizza. Quindi vengo al dunque e ti dico subito ciò che penso: secondo me hai sbagliato.
Hai sbagliato nel dare dell’assassino a Marco Biagi e Tiziano Treu. Non perché non se lo meritino (la precarietà uccide, lo sanno tutti, al massimo potevi concedere l’attenuante della buona fede – non si sa mai… – e parlare di omicidio preterintenzionale).
Hai sbagliato perché dovevi sapere che le tue parole avrebbero scatenato un putiferio strumentale e controproducente, dovevi sapere che in tanti, a destra come a sinistra, si sarebbero buttati a pesce sull’occasione che fornivi per spostare il discorso dal tema delle morti sul lavoro al piano dell’insulto personale.
Hai sbagliato perché quei signori fanno casino, non fanno politica, ma chi non è con loro dovrebbe cercare di fare politica, non casino.
Così, ora che ti sei autosospeso, l’ex ministro Treu può gridare che non gli basta, quasi che spettasse a lui decidere…
Hai sbagliato, allora. Le tue sono «parole indegne» – lo ha detto il Capo dello Stato. Persino il manifesto, che di precarietà e incidenti sul lavoro parla un giorno sì e l’altro pure, ti ha dato addosso: secondo galapagos, sei vittima del tuo «protagonismo». Ha ragione? Forse no, forse volevi solo richiamare l’attenzione sulla strage quotidiana che insanguina i nostri cantieri; volevi spezzare la cortina d’ipocrisia che ottenebra la vista a molti parlamentari… Ma adesso, quando tu o qualcun altro riprenderete il discorso e lotterete contro la trappola della flessibilità, gli “altri” avranno buon gioco nel dire che coi Caruso non si può discutere, perché per loro sarai sempre quello che ha definito assassino il “martire” Marco Biagi.
È rivoltante l’ipocrisia di chi ha approfittato delle tue parole per trasformare in cagnara i fatti (1300 morti sul lavoro lo scorso anno, quasi 500 nei primi sette mesi del 2007). Allo stesso modo, è rivoltante che la «diplomazia» imponga di baciare e abbracciare i Bush e gli Olmert quando vengono in visita a Roma. Ma un po’ di diplomazia va appresa: lo so, contro l’apparato dei media si può ben poco… Ma per la maggioranza degli italiani (spero tanto di sbagliarmi, ma non so) il governo è veramente ostaggio della sinistra radicale quando, in realtà, la sinistra a sinistra del Pd ha perso una dopo l’altra tutte le sue battaglie. Ma chissà che, dopotutto, un poco di diplomazia non aiuti? In fin dei conti, viviamo in un Paese in cui è considerato terrorismo dire che la Chiesa non è evoluzionista, o che ha fatto il funerale a Pinochet, ma non a Welby… Perché lasciare che la forma delle parole getti ombra sul contenuto del discorso?
Passione, dunque, ma con cautela. Soprattutto se si crede che ancora vi sia spazio per l’azione di chi non s’accontenta del mondo felice del liberismo assassino…
Scusa lo sfogo,
Mario Badino
mariobadino | 15 Agosto, 2007 17:54
Attenzione, ci siamo! A distanza di poco più di un mese dalla IV edizione della Marcia Granparadiso estate, ecco che ci riprovo: propongo la prima edizione dell’omonima Aicram. Che cos’è? Leggete il nome da destra a sinistra e capirete che si tratta… della Marcia al contrario! La partenza sarà domenica prossima, 19 agosto 2007, alle 9.30, nei prati di Sant’Orso a Cogne (solito posto, vicino al parco giochi). Ma, invece di lanciarci verso la Valnontey, cominceremo con il giro trionfale del prato (sorrisi, braccia al cielo, ecc), per poi raggiungere il torrente e… stroncarci le gambe salendo a Les Ors (600 m di dislivello). PARTENZA [1]
Si parte dai prati di Sant’Orso (Cogne, 1534 m), in prossimità del campo giochi. Ci si avvia in direzione del torrente.
ROCCIA CON LA CROCE [19]
Verso la fine del prato, si incontra un bivio sulla sinistra, in coincidenza di una roccia con una croce di legno. Si prende il sentiero che conduce alla parte alta del prato, verso l’Hotel Bellevue. Si compie il giro trionfale (la Marcia è a rovescio), scendendo verso il campo giochi.
BUTHIER [18]
Si riprende la marcia verso il torrente Buthier, raggiunto il quale si prende il sentiero per Les Ors Dessus (segnavia n. 25 A).
BAITE DI LES ORS DESSUS [17]
Giunti alle baite di Les Ors Dessus, si prosegue lungo il sentiero per Cretaz (segnavia n. 25) e si ridiscende a valle.
CRETAZ – BIVIO PER EPINEL [16]
Arrivati a Cretaz (1495 m), si svolta a sinistra, lungo la pista di fondo, scendendo verso Epinel (segnavia n. 23).
EPINEL [15]
Raggiunta Epinel (1470 m), si attraversa il torrente, in prossimità del campo sportivo. Si sale nella parte alta del paese, da dove si imbocca il sentiero per Gimillan (segnavia n. 23).
GIMILLAN, RIPETITORE TELEVISIVO [14]
Raggiunta Gimillan (1788 m) all’altezza del ripetitore televisivo, si attraversa il paese fino al parcheggio situato a valle dell’abitato e si prende il sentiero per Cogne (segnavia n. 6).
BIVIO DI MOLINE [13]
Al bivio di Moline si imbocca la pedonale per Lillaz (segnavia n. 23). Si raggiunge il ponte di Champlong.
PONTE DI CHAMPLONG [12]
All’altezza del piccolo abitato di Champlong, si attraversa un ponte e si prosegue verso Lillaz, costeggiando la strada regionale lungo il marciapiede.
LILLAZ [11]
Si giunge al grande parcheggio di Lillaz (m. 1617). Senza entrare nel paese (e mantenendosi dunque sulla destra orografica del fiume) si imbocca il sentiero per le cascate.
PONTE SOPRA LE CASCATE [10]
Si raggiunge il ponte sopra le cascate (1709 m) e si ridiscende dalla parte opposta, sulla sinistra orografica del torrente.
BIVIO PER LA VALLEILLE [9]
Durante la discesa, s’incontra sulla sinistra un piccolo sentiero che porta verso la Valleille (segnavia n. 14) e lo si imbocca.
PONTICELLO [8]
Ci si addentra nella Valleille, fino ad attraversare un corso d’acqua su un ponticello. Giunti sulla riva sinistra del fiume, si prosegue verso monte fino a raggiungere un grande masso erratico, attorno al quale si gira per ritornare a valle (segnavia n. 15 o 23).
BIVIO PER SYLVENOIRE [7]
Si scende verso valle e si prende il sentiero per Sylvenoire (segnavia n. 23).
VERSO LA VALNONTEY [6]
Superata Sylvenoire, si prosegue verso la Valnontey (segnavia n. 23). Giunti in prossimità dell’abitato (1667 m), si prosegue per le baite di Valmiana (o Vermiana) [5], tenendosi sulla destra orografica del fiume (segnavia n. 22).
BAITE DI VALMIANA [5]
Giunti a Valmiana (1731 m), si torna indietro verso Valnontey, mantenendosi questa volta sulla sinistra orografica del torrente. Il primo tratto, però, è in comune con l’andata, ma giunti a un ponte [4] si attraversa il fiume.
VALNONTEY [3]
Da Valnontey si prosegue in direzione Cogne, restando sulla sinistra orografica del torrente. Invece di scendere lungo la pista di fondo, si imbocca un sentiero sulla sinistra (segnavia n. 24 A), che conduce a un piccolo pianoro, vicino alla baita di Baben (1741 m). Superato il pianoro, si scende verso Cogne (ancora segnavia n. 24 A).
PISTA DI FONDO [2]
Alla fine del sentiero marcato con il segnavia n. 24 A, si raggiunge la pista di fondo (segnavia n. 23). Si volta a sinistra verso valle e si raggiunge il ponte sul Buthier [18], in prossimità del bar La Sapinière. Si oltrepassa il ponte e si attraversano i prati di Sant’Orso.
ARRIVO [1]
L’arrivo, come la partenza, è situato a ridosso del campo giochi.
mariobadino | 07 Agosto, 2007 17:12

Piccolo esercizio: quanto scritto qui sopra è molto generico. A quanti articoli del giornale di oggi sapresti associarlo?


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