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Ricordando i caduti della guerra

mariobadino | 02 Novembre, 2007 20:33

 Il monumento ai caduti nella piazza principale di AostaIeri era il primo novembre e mi dispiace di aver mancato l’appuntamento con il giorno in cui si ricordano i caduti di tutte le guerre. È il tempo della memoria, che dovrebbe indurre noi fortunati abitatori d’Occidente a riflettere sul nostro presente fatato, derivante dal fatto che conosciamo la pace da circa un sessantennio. Poiché, salvo poche incursioni nel nostro territorio (i crolli dell’11 settembre, le bombe dell’11 marzo a Madrid e, al limite, il terrore di piccoli gruppi diluito nel tempo), la guerra si tiene lontana dalle nostre case. È un bene che ciò avvenga, naturalmente, anche perché non la sopporteremmo: non siamo più abituati. Della guerra noi non riusciremmo a concepire non dico i bombardamenti, ma i semplici disagi: il fatto che una lettera possa essere spedita e non arrivare a destinazione, che un treno parta soltanto quando può e giunga solo se ci riesce. Altri sono i Paesi, altri i popoli che hanno imparato a convivere con le difficoltà dei mondi senza pace.
 Forse per questo, nell’illusoria speranza di perpetuare all’infinito la nostra tregua, siamo così impegnati a promuovere altrove il conflitto: si vis pacem para bellum, dicevano i romani. Se vuoi la pace prepara la guerra. Ma, grazie alla nostra opera, le conseguenze della guerra si stanno facendo avanti, spingendosi fino a noi, fino alle nostre terre. Gli americani per primi stanno pagando con 3845 vittime proprie (e chissà quante altrui) la politica estera del loro Presidente e Comandante in Capo e anche per l’Italia c’è stata Nassiriya. Per non parlare del dramma dei rapiti, dove non sempre si giunge al lieto fine, talvolta anche a causa del cosiddetto «fuoco amico». (Continua)

Il primo referendum propositivo in Italia (e nessuno ne parla)

mariobadino | 01 Novembre, 2007 14:37

 Visita il sito del referendumForse non tutti sanno che il prossimo 18 novembre in Valle d’Aosta si terrà il primo referendum propositivo della storia d’Italia. Votando cinque semplici quesiti, i cittadini potranno trasformare in legge altrettante proposte (quattro rigurdano la riforma del sistema elettorale regionale, una la costruzione di un nuovo ospedale in sostituzione delle tre strutture oggi esistenti nel territorio). Per “trasformare il cittadino in legislatore”, sarà necessario un quorum del 45% degli aventi diritto al voto. Il testo delle proposte è consultabile nel dettaglio qui. Per ora mi limito a evidenziare l’aspetto di straordinaria novità dell’iniziativa: con il referendum, normalmente, è possibile abrogare in tutto o in parte norme già esistenti, non crearne di nuove. Quello propositivo è allora uno strumento davvero democratico, che va incontro al desiderio dei cittadini di vivere in prima persona la vita politica della loro comunità, aspirazione più volte evidenziata negli ultimi anni dall’attività di associazioni e movimenti e da fenomeni fra loro diversi (le primarie dell’Unione e quelle del Partito democratico, il V-Day, la manifestazione del 20 ottobre a Roma), ma tutti tendenti a coinvolgere direttamente cittadini stanchi, in vario modo, della distanza che intercorre tra i rappresentanti e i loro rappresentati. Cartelloni elettorali per il sìTrovo strano che la notizia della consultazione popolare ormai prossima non abbia suscitato l’interesse dei media (e dei partiti) nazionali, soprattutto dal momento che si tratta di una novità assoluta, cosa che dovrebbe far gola a un’informazione sempre più orientata verso (mi si perdoni l’italiano) il gossip e lo scoop.
 Ogni giorno, aprendo la pagina principale della posta elettronica, m’imbatto in una serie di notizie importanti, giustapposte senza gerarchia: il governo in pericolo, le mutande della Gregoraci, le nuove sevizie praticate da qualche immigrato ai danni di italiani. Il formidabile elemento d’innovazione costituito dalla possibilità concessa al cittadino di votarsi da solo una legge non ha saputo conquistare neanche questo spazio. Che cosa c’è dietro? Perché la mia regione continua a essere la più isolata d’Italia? Perché nel resto del Paese non si sa nulla di quello che succede qui tra i monti, fatta eccezione per la cronaca (vedi la storia infinita del delitto di Cogne) o le catastrofi (l’incendio nel Traforo del Monte Bianco, l’alluvione del 2000)?
 Per conto mio, m’impegno a fare il possibile per vincere il silenzio. Di qui al 18 novembre tornerò più volte sul referendum, sulle proposte di legge, su chi, invitando tutti ad astenersi, si sta prodigando per boicottarlo. Un invito a tutti: facciamoci sentire! Informiamoci, parliamone in giro, scriviamo ai giornali, raccontiamolo in rete.
 A risentirci!
 
 Visita il sito www.referendumvda.org!

 Sull'argomento leggi anche l'Appello dell'espace populaire e guarda chi ha lanciato la notizia.

Mi ha risposto Diliberto!

mariobadino | 01 Novembre, 2007 14:09

 Lo so che non vuol dire, ma finalmente qualcuno ha risposto a una delle tante lettere che ho spedito e raccolto nella sezione Posta prioritaria del blog! Mi ha scritto Oliviero Diliberto, segretario Pdci, a proposito dell’Appello alla “Cosa rossa”. Naturalmente è un messaggio molto breve: nella sua mail, il segretario si dice d’accordo con me sul fatto che, dovendo unire la sinistra, bisogna farlo bene, evitando di mettere in piedi contenitori elettorali vuoti. In ogni caso sono contento, perché è la prima volta che qualche politico ritiene di dover rispondere a una mia lettera, che poi è la lettera di un cittadino. Ho deciso d’inserire la risposta ricevuta in calce all’appello, dove pubblicherò le altre eventuali risposte (anche di semplici lettori). Come al solito, poi, chiunque lo vorrà potrà lasciare un commento. Infine, vedrò di linkare alla pagina tutti gli articoli che si occuperanno del processo di costruzione della nuova sinistra italiana.
 NB: Per evitare “dispersioni”, da oggi il banner cliccabile riprodotto qui a fianco campeggia nella colonna di destra.

Il "pacco-sicurezza"

mariobadino | 30 Ottobre, 2007 14:32

 Vai in prigione direttamente e senza passare dal VIA!"Non è aumentando le pene che si risolvono i problemi", dice il ministro Ferrero, motivando la sua astensione su alcuni punti del pacchetto sicurezza votato dal consiglio dei ministri. "I sindaci devono occuparsi di amministrare e le forze dell'ordine della sicurezza", aggiunge. "E' sbagliato sbattere in galera chi vende borse griffate contraffatte: non è un'emergenza sociale". E, infine, non è utile "escludere sempre le pene alternative". "Penso che il carcere per le piccole detenzioni, specie per i più giovani, non sia un elemento che aiuta a recuperare chi commette dei reati". Parole piene di buon senso, che sottoscrivo volentieri. Infatti, dopo l'indulto, misura votata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari ma oggi dagli stessi variamente rinnegata, le carceri nostrane hanno già superato il limite di capienza regolare. Tra poco si tornerà ai livelli di sovraffollamento che hanno giustificato l'indulto. Bisognerà ripetere tale misura, quindi, oppure lasciare in condizioni disastrate la popolazione carceraria della Penisola. Alcuni, credendosi furbi, propongono di costruire altre carceri: lavori, soldi, cemento. Ma se davvero continueremo a individuare nella carcerazione l'unico intervento applicabile a chi commette reati (anche se il reato è essere clandestino senz'avere altre colpe, o aver fumato qualcosa di proibito, o magari aver proposto di lavare un vetro) di quanti nuovi carceri dovremo costellare la nostra liberissima Italia?
 
Sono contento che il ministro Ferrero abbia proposto un criterio diverso: la prigione va usata per le "emergenze sociali": soltanto quando lasciare una persona in libertà potrebbe essere pericoloso per tutte e per tutti. Se così non fosse, non vi sarebbe alcuna differenza tra sanzione e vendetta. Intanto, però, il ddl è passato e la filosofia repressiva che lo ispira sembra ancora una volta vincente...
 Bene invece l'aver ripristinato pene severe per il reato di falso in bilancio. Senza paura di contraddirmi, poiché si tratta di un reato potenzialmente dannosissimo per la società, non esito a definirmi contento del fatto che, per una volta, il governo abbia messo gli occhi sulla sfera sociale più alta...

Evviva Trenitalia!

mariobadino | 28 Ottobre, 2007 21:30


 
 I binari si perdono lontano, dove l’orizzonte accoglie l’infinito.
 Quando ci abituano a viaggiare stipati come buoi, dopo diventa difficile protestare per la privazione dei diritti. L’abitudine fa e dopo un po’ crediamo anche alle loro barzellette: che non ci siano i soldi, per cominciare, quando si danno fondi sempre più consistenti alla Difesa, quando si fanno sgravi a imprenditori impegnati a precarizzare l’intera società nel tentativo donchisciottesco di competere coi cinesi sul costo del lavoro, quando ci si prodiga in aiuti alle scuole private. Tutto ciò ha ben poco di costituzionale, perché i tre aspetti sopra citati cozzano mirabilmente con altrettanti articoli della Costituzione. (Art. 11: L'Italia ripudia la guerra; Art. 4: La Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto; Art. 33: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza onere per lo Stato) Forse la rivoluzione la fanno i poveracci, perché chi c’ha ha troppo per rischiarlo. Così la nostra società ha compiuto il gran prodigio, tenendoci sospesi in mezzo a un limbo: troppo benestanti per volerci ribellare, troppo poveri per far valere i nostri diritti. Siamo una massa di consumisti a rischio povertà, pronti a scannarci per una manciata di perline, a dare addosso al primo lavavetri, che c’indispone per la troppa somiglianza con noialtri. (Continua)

Lettera ai segretari della "Cosa rossa"

mariobadino | 25 Ottobre, 2007 22:48

 
Roma, 20 ottobre 
 Ho scritto ai segretari di Comunisti italiani, Rifondazione, Sinistra democratica, Verdi.
La mia lettera vuole essere un incitamento a far bene, senza perdere tempo, sull'onda del successo della manifestazione di sabato. Ma per essere sinistra non basta unirsi: bisogna garantire le istanze di un popolo, e dettare qualche condizione.
 Diliberto ha risposto! E' la prima volta che un politico prende in considerazione una mia lettera, cioè la lettera di un cittadino. Sono molto contento e ho deciso di pubblicarla in calce all'appello. Dopo Diliberto ha risposto anche Mussi. Prendo atto del fatto che non tutti i politici sono ugualmente distanti. Naturalmente, anche questa seconda lettera è pubblicata sotto l'appello.
 

 Alla cortese attenzione degli onorevoli Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraio Scanio e, per conoscenza, all’attenzione del Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi, del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ai mezzi d’informazione.

 Giovedì 25 ottobre 2007


 Carissimi compagni,
 (poiché così vi piace ancora essere chiamati) al tempo in cui PC non significava ancora personal computer esisteva un motto che diceva: «Proletari di tutto il mondo, unitevi». Oggi dobbiamo chiederci per prima cosa se non sia estinto lo stesso concetto di «proletario», il che dovrebbe imporci di cercare di capire che cosa voglia e debba essere la sinistra oggi, in Italia e nel mondo. La manifestazione del 20 ottobre a Roma, contro ogni precarietà, contro la guerra, per i diritti di tutte e di tutti fornisce un programma chiaro da seguire, un invito, da parte del popolo di sinistra, i vostri elettori, la base, a ricominciare un’azione politica «altra», a partire da una piattaforma precisa, non negoziabile(Continua)

Ancora sul bavaglio a internet

mariobadino | 25 Ottobre, 2007 22:20


 
All'estero si ride...
 
 Che cosa penso esattamente di Beppe Grillo lo dirò prima o poi. Sicuramente, è bene che di certe cose si occupi lui. La notizia del ddl incriminato dovrebbe essere partita da qui, ma è un fatto che solo dopo l'interessamento del comico genovese il Consiglio dei Ministri abbia fatto un mezzo dietro front (solo mezzo, a quanto pare). Addirittura, la notizia è stata pubblicata da boing boing, il terzo blog del mondo (è divertente leggere i commenti), e dal Times.
 Non deconcentriamoci...

Marco Travaglio presenta Uliwood Party

mariobadino | 24 Ottobre, 2007 16:48

 
 
 
Tre istantanee e tre diverse angolazioni dell’espace populaire di Aosta gremito per Marco Travaglio, in occasione della presentazione di Uliwood Party, volume che raccoglie gli articoli pubblicati dal giornalista sull’Unità, cronaca impietosa del primo anno e mezzo di governo del centrosinistra. Quello che segue è il racconto della serata, nella quale Travaglio ha “distrutto”, col suo stile sarcastico ma estremamente puntuale l’attuale maggioranza di governo. Le idee esposte non coincidono sempre con le mie, anche se – nel complesso – il mio giudizio sull’operato del governo Prodi è altrettanto negativo.
 Come chi mi segue da un po’ aveva forse intuito.

 

 
Marco Travaglio all'espace populaireTravaglio esordisce brutalmente, dicendo che quando il governo cadrà (molto presto) se lo sarà abbondantemente meritato. In due anni, infatti, l’attuale maggioranza è riuscita a bruciare grandissima parte del consenso che le aveva consentito di vincere le elezioni. Le cose buone fatte dall’esecutivo di centrosinistra sono, secondo Travaglio, due. Da un lato il ritiro dei nostri soldati dall’Iraqma, per qualche ragione misteriosa, non dall’Afghanistan») e dall’altro la politica di risanamento economico. Travaglio loda l’uscita del ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, che ha definito «bellissime» le tasse, perché è stato l’unico a farlo. Negli ultimi anni, infatti, il berlusconismo si è esteso talmente che molti, anche nel centrosinistra, sono diventati berlusconiani senza neppure accorgersene. Quando nel ’94 il Cavaliere aveva detto che l’evasione fiscale non era un male, c’era stato un grande moto d’indignazione. Oggi no. Per Berlusconi bisogna tagliare le tasse, indipendentemente dal fatto che vi sia chi le paga e chi no, o da quali siano le esigenze dello Stato. Il che, commenta il giornalista, è «delinquenziale e demenziale». La cosa da fare, infatti, è pagare tutti per pagare meno, non, come sostiene l’ex premier, abbassare le tasse per convincere tutti a pagarle. «Nei Paesi seri», dice ancora Travaglio, «chi non paga il fisco finisce in galera». A proposito della berlusconizzazione della politica italiana, è esemplare come Veltroni, nel suo discorso agli imprenditori del nord est abbia recuperato il principio del leader di Forza Italia, secondo il quale occore pagare meno per pagare tutti. (Continua)
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