17.11.07
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Il referendum propositivo in Italia
| 19:49
Oggi è sabato e c’è il silenzio elettorale, ma penso di poter raccontare lo stesso la giornata di ieri e l’incontro conclusivo della campagna referendaria in piazza Chanoux, ad Aosta. Incomincio col dire che faceva un freddo cane e c’era da congelare a star fermi ad ascoltare i comizi, così ho girovagato qua e là, armato di macchina fotografica. Incontro conclusivo e, occorre aggiungere, castagnata gratuita per tutti i presenti. Per chi non conosce Aosta, specificherò che nella vita pubblica locale i momenti veramente partecipati sono pochi, pochissimi quelli legati a ragioni eminentemente politiche o civili. Questa di cui parlo è una piacevole novità. Alcuni proiettori dipingono scritte sui palazzi che circondano la piazza. “18 novembre”, recita la prima diapositiva. La seconda invita a votare “Sì” ed è ripetuta in patois e in francese. Ma quelle veramente significative sono la terza e la quinta: “Niente paura”, dice l’una; “Penso dunque voto”, incalza l’altra. Già, perché la campagna referendaria è stata caratterizzata dall’invito, da parte dei partiti di governo (Union valdôtaine, Stella alpina e Fédération autonomiste), a boicottare le urne, a non andare a votare, come ricorda dal palco Léonard Tamone dell’Arcobaleno, che parla, indignato, di messaggi di questo tenore diffusi via sms, in aggiunta ai manifesti, ai volantini, agli spazi radiofonici a pagamento e ai comizi.
Nelle ultime settimane, da queste parti ci siamo arrovellati non poco per cercare di capire se l’appello a disertare le urne da parte delle istituzioni (da parte, ad esempio, del Presidente della Regione, Luciano Caveri, facente – tra l’altro – funzioni di prefetto) fosse non dico eticamente accettabile, ma più semplicemente legale. Voglio citare, in proposito, alcune parole scritte pochi giorni fa: "Il non voto è una scelta, ma non segreta e quindi non libera, e quindi più vicina al regime che alla democrazia". Questa dichiarazione non viene da un esponente del comitato referendario: sono le parole scritte da un parroco, Don Ugo Busso, in un articolo pubblicato dal Corriere della Valle d’Aosta, il settimanale diocesano. (Continua)
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16.11.07
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Lo straniero
| 12:18
Una diciannovenne vittima di stupro è stata condannata dalla corte
generale di Qatif a sei mesi di carcere e a duecento frustate. L'accusa
è di uso strumentale dei mezzi di informazione al fine di influenzare
l'opinione pubblica e la corte. Nel 2006 la ragazza, il cui nome non è
stato reso noto, era stata aggredita mentre si trovava in macchina con
un amico da un gruppo di sette uomini che l'aveva violentata per
quattordici volte.
La sentenza emessa all'inizio dell'estate comminava
per gli assalitori da dieci mesi a cinque anni di detenzione e per la
giovane novanta frustate per aver infranto le rigide leggi sulla
segregazione sessuale vigenti in Arabia Saudita. Dopo il ricorso in
appello dell'avvocato difensore della ragazza, Abdul Rahman al-Lahem, e
il risalto dato alla vicenda dalla stampa nazionale, i giudici hanno
deciso di inasprire le pene sia ai violentatori che alla violentata,
giungendo alla sentenza definitiva due giorni fa. L'appello è costato
caro anche all'avvocato: dovrà comparire davanti alla commissione
disciplinare perchè sospettato di aver difeso la vittima. Per il
momento è stato sospeso, in attesa di giudizio, dall'attività forense.
Fonte: Peacereporter.
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12.11.07
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Il referendum propositivo in Italia
| 22:46
La prima volta che lo vedo non ci credo. Possono farlo davvero? È legale? Uno si aspetta che un partito al governo da 30 anni (parlo dell’Union Valdôtaine e del governo valdostano) abbia acquisito un po’ di senso delle istituzioni. Ma evidentemente sbaglio, se è vero ciò che ho davanti agli occhi. In un cartellone (che subito fotografo) siamo invitati a disertare l’appuntamento del 18 novembre, il primo referendum propositivo d’Italia. Così: né più né meno… Come se andare a votare non fosse un dovere civico o come se il nuovo strumento non avesse un’importanza intrinseca, che va oltre il testo dei singoli quesiti referendari. Nessuno obbliga nessuno a votare sì, ci mancherebbe, ma andare contro un istituto come questo, in un momento in cui i cittadini cercano in tutti i modi lo spazio per esercitare un po’ di democrazia diretta, è onestamente offensivo. “Pas de sens, pas de vote”: nessun senso, niente voto. Come se i cittadini non avessero la capacità di discernere se un referendum sia importante o meno, come se gli elettori avessero bisogno del permesso di qualcuno per andare a votare. O della balia.
Senza contare che i signori che c’invitano a disertare le urne non han tenuto conto di un problema. Dal momento che la consultazione delle liste elettorali è pubblica, l’invito all’astensione rischia di suscitare la tentazione di controllare il voto: se chi è contrario al referendum invece di votare no se ne rimane a casa, infatti, qualche simpaticone potrebbe contare quelli che hanno affluito alle urne e metterli sul suo libro nero… Possibile che i garanti delle nostre istituzioni regionali non vi abbiano pensato? O non sarà piuttosto per questo che boicottano l’appuntamento referendario?
Comunque la si metta, mi sa di presa in giro… Ospito le considerazioni di Francesco Cordone, un Amico di Comboé, che, dopo aver visto i cartelloni incriminati, è rimasto anche peggio di me e ha iniziato a consultare testi giuridici nel tentativo di rispondere a questa domanda: ma è legale invitare al non voto?
Oggi ho visto in piazza della Repubblica, negli spazi riservati alla campagna referendaria, i primi manifesti dell’alleanza Union, Fédération e Stella alpina che invitavano all’astensione. La cosa mi è parsa così grottesca, antidemocratica e illegittima che subito, sdegnato, mi sono rivolto a persone certamente più competenti per avere lumi sulla questione. Ebbene, chi per un verso chi per l’altro, hanno cercato di condurmi a più miti consigli e ad abbandonare le mie bellicose idee. Ora, sbollita l’ira iniziale, voglio però proporre queste mie brevi riflessioni, frutto di alcune letture notturne di questi ultimi giorni. (Continua)
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08.11.07
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piccolo spazio pubblicità
| 20:43
Piccolo spazio pubblicità. Sabato 10 novembre all'espace populaire di Aosta si terrà un incontro con Marcelo Loto, presidente della cooperativa di cartoneros di Buenos Aires. Titolo della serata, Reciclando Sueños. Il programma prevede alle 20 la cena argentina a cura di Nora, alle 21.30 l'incontro vero e proprio. L’attività di raccolta informale dei rifiuti solidi urbani è cresciuta considerevolmente negli ultimi anni in Argentina, a seguito dell’aggravarsi della situazione politica e socio-economica che è sfociato nel crollo dell’economia del 2001. La raccolta differenziata è portata avanti da persone estremamente povere, ma anche da soggetti impoveriti dalla crisi economica (ad es: ex operai), che vengono chiamati “cartoneros” e rovistano nella spazzatura e nelle grandi discariche per rivendere alle industrie locali la carta, la plastica l’alluminio e il vetro. (Continua)
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07.11.07
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Il referendum propositivo in Italia
| 20:57
A quanto pare, qualcosa si sta muovendo. A furia di mandare email in giro la notizia dell'appuntamento del 18 novembre sta varcando i sacri confini della Regione. Ricapitolo brevemente: per la prima volta in Italia - ma altrove è già consuetudine - il cittadino diventerà legislatore, nel senso che se il quorum sarà raggiunto (è sufficiente il 45%) e se viceranno i sì le proposte di legge presentate dal comitato referendario saranno trasformate in leggi regionali. Obbligatoriamente. Questo significa che è il cittadino che decide e nessun altro per lui. Chi non è d'accordo con le proposte in esame può votare No, naturalmente... Ma invito tutte e tutti a votare, a non ascoltare le sirene di chi sta impostando la propria campagna sull'invito all'astensione. Il voto è un diritto e un dovere e spiace doverlo ricordare a chi da trent'anni (l'Union Valdôtaine) ha responsabilità di governo... Intanto, a furia di mandare email, qualcosa si è ottenuto. Del referendum parlano i siti che linko qui sotto. Siccome senza grandi mezzi a disposizione si è già ottenuto qualcosa (è bastata la posta elettronica) invito tutte e tutti gli interessati a fare lo stesso e inondare di mail i principali siti d'informazione. E' la prima volta che in Italia c'è uno strumento come questo; estendiamolo a tutte le regioni: non lasciamocelo portare via!
Tra l'atro, ho scoperto che c'è una petizione on line per chiedere al Parlamento italiano di introdurre il referendum propositivo in tutta Italia e abbassare il quorum del referendum abrogativo. Io ho firmato l'8 novembre 2007 ed ero il n... 49! Di solitoin queste petizioni ci sono migliaia di firme: diamoci da fare!
Hanno lanciato la notizia (in rigoroso ordine alfabetico): Beppe Grillo, espace populaire, Gli Amici del Vallone di Comboé, io (eh eh!), Piero Ricca, referendumvda.org, Vera Informazione.
Sull'argomento leggi anche questo e questo.
Sulla politica valdostana leggi Curzio Maltese su Repubblica.
Hai un blog? Scarica il "calendario" qui sotto e usalo come banner: se non ho sbagliato qualcosa, ti basterà copiare e incollare il codice <a href="http://www.referendumvda.org/"> <img style="vertical-align: top; border: 0px;" src="http://amicicomboe.noblogs.org/gallery/659/62964-logo.gif" alt="18 novembre - Decido anch'io!" /></a>
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07.11.07
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Politica
| 20:50
Qualche settimana fa, all’indomani della manifestazione del 20 ottobre a Roma, ho pubblicato un appello ai 4 partiti della sinistra d’alternativa: Rifondazione comunista, Partito dei Comunisti italiani, Sinistra democratica e Verdi. Naturalmente ho inviato un’email col testo dell’appello ai segretari di questi partiti e, come ho già detto altrove, è successa una cosa molto strana: finalmente qualcuno mi ha risposto. Mi hanno scritto prima Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, poi il ministro Fabio Mussi, leader della Sinistra democratica. Entrambi si son detti d’accordo con me sulla necessità di unire la sinistra, e anche sulla piattaforma che proponevo, quella della manifestazione del 20. «Lavoro e pensioni», quindi, «riequilibrio della ricchezza, conquista del diritto al reddito e all’abitare, diritti civili e laicità dello Stato, cancellazione delle leggi contro la libertà, cittadinanza e pienezza di diritti per i migranti, taglio delle spese militari, fine delle servitù militari, ritiro dall’Afghanistan, rifiuto della guerra preventiva di Bush»: tutti punti estremamente qualificanti, per una politica capace di lasciarsi alle spalle anni di delirio liberista. «Anche», aggiungevo, «qualora questo dovesse comportare l’uscita dall’esecutivo», perché non si possono accettare certe cose senza snaturare completamente se stessi (e perdere l’appoggio della base). (Continua)
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05.11.07
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Il referendum propositivo in Italia
| 20:37
Pubblico l'appello che abbiamo scritto come Arci Valle d'Aosta per far conoscere l'appuntamento elettorale del prossimo 18 novembre: in Valle d'Aosta, infatti, si terrà il primo referendum propositivo d'Italia. Qualcuno, nel Palazzo, invita a disertare il voto. "Pas de sens, pas de vote" è il suo slogan. Niente senso, niente voto. Trovo scorretto che chi governa inviti all'astensione. Trovo che ognuno possa decidere CHE COSA votare, ma il fatto di votare non è solo un diritto: è anche un DOVERE civico. Nel frattempo, nel resto d'Italia, non si parla minimamente di questo strumento popolare, per ora ancora unico nella storia del nostro Paese. Neanche come gossip. Ma tornerò sull'argomento: ora lascio spazio all'appello.
In una pubblicità di alcuni anni fa, la Valle d’Aosta era raffigurata come un’isola. Così è rimasta nell’immaginario collettivo, se è vero che basta partecipare a una manifestazione nazionale (quella dello scorso 20 ottobre a Roma) perché un sacco di gente si raduni intorno allo striscione «La sinistra della Valle d’Aosta». «Ma siete la sinistra dell’Union Valdôtaine?», ci domanda uno. E ancora: «Parlate francese o italiano?». Della regione più piccola d’Italia, in effetti, non si conosce molto e questo fatto ha risvolti sull’immobilismo, sociale e politico, della vita valdostana, governata da 30 anni dallo stesso partito. Una situazione che favorisce l’arroccamento intorno al proprio ombelico e rende difficile il confronto con i fenomeni e i processi che si sviluppano nel resto del Paese. Eppure a volte, come per incanto, la nostra realtà periferica vive un sussulto e nascono cose nuove, difficilmente prevedibili in una regione a conduzione semi-famigliare. È il caso del prossimo 18 novembre, quando i cittadini valdostani saranno chiamati a esprimersi su una nuova legge elettorale attraverso un referendum propositivo. (Continua)
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05.11.07
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Posta prioritaria
| 16:26
Ebbene sì, anche se non ci sono abituato (in vari mesi nessuno s'è mai degnato di rispondere alle mail contenute nella sezione Posta prioritaria di questo blog), siamo alla seconda risposta "istituzionale". Dopo il segretario nazionale dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, mi ha scritto anche il ministro Fabio Mussi, leader di Sinistra democratica. Al di là delle analisi, noto con un pizzico di contentezza che in Italia, oltre a chi non vede l'ora di mettere il bavaglio a internet, c'è anche chi accetta di rispondere alle domande di un normale cittadino. E' il gioco democratico, credo. Come già il segretario Pdci, anche Mussi si dice d'accordo con la mia analisi, tranne che in un punto: dove parlo del "ricatto della caduta del governo amico". Il ministro considera positivamente il fatto che tutta la sinistra sia rappresentata al governo, anche perché, ammonisce: "Dopo questo governo, cosa c'è?".
Beppe Grillo direbbe che il ministro è attaccato alla poltrona. Ma il problema sollevato da Mussi è reale ed è lo stesso sollevato da tanti che la poltrona neppure ce l'hanno: che cosa c'è dopo questo governo? Gli entusiasmi del 20 ottobre sono già lontani e se l'esecutivo non supererà la finanziaria sembra scontato il ritorno della destra. A me piace moltissimo leggere la posta dei lettori sui giornali. Trovo che sia importante per capire come ragiona la gente, che cosa teme o spera. E sul manifesto di ieri (5 novembre 2007) c'era l'ennesimo grido d'allarme contro chi cerca di far cadere il governo, perché dopo Prodi c'è Silvio. Marco De Luca, di Milano, si chiede ad esempio perché nuove elezioni dovrebbero premiare il centrosinistra se, dopo "cinque brucianti anni di governo Berlusconi, tensione e esasperazione dei cittadini democratici in crescendo, mobilitazione politica massima e costante" la vittoria di questa maggioranza è avvenuta "per un voto", con la destra ampiamente maggioritaria in senato.
Che cosa occorre fare? Sarebbe stupido prendere sottogamba queste considerazioni (che poi sono le stesse del ministro Mussi). Ma non rinuncio a credere che l'unica possibilità sia lanciare una politica di sinistra: Prc, Pdci, Sd e Verdi dovranno essere loro stessi, credere e fare ciò che dicono, anche a costo di uscire dal governo.
Diversamente, la loro base li abbandonerà. E dopo sarà troppo tardi.
Anche la risposta del ministro Mussi si trova in calce all'Appello alla Cosa rossa.
La foto di questo articolo l'hanno scattata i miei che si trovavano, credo, a Matera, nella Piazzetta della Cittadinanza attiva.
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