Peppino è vivo e lotta insieme a noi

 Don TotòCome il navigante più assiduo sa bene, sono insegnante in una scuola media. Ieri mattina (9 maggio) alle 12 era previsto un minuto di silenzio, disposto dal Ministero, in memoria di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Io non ho nulla contro Aldo Moro, né sono mai stato un sostenitore delle Brigate Rosse; non amo l’usanza del minuto di silenzio, è vero, ma lo avrei osservato o, quantomeno, avrei parlato dell’omicidio Moro e della stagione dei terrorismi politici. Dopotutto insegno storia; dopotutto insegno educazione civica. Ieri mattina, comunque, ho aderito allo sciopero dei Cobas (non sono iscritto, ma siccome la Cgil è diventata un “sindacato amico”…) e di conseguenza non ho fatto proprio nulla.
 
 Intanto però, sul giornale, ho letto vari articoli su Peppino Impastato, ucciso dalla mafia la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 (trent’anni giusti giusti; io allora ne avevo tre); mi sono collegato al sito del Centro Giuseppe Impastato e pure a un altro sito;ho riflettuto, pure, e sono giunto alla conclusione che se Aldo Moro è diventato il simbolo della Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo, se la sua figura è stata ammantata di un’aura di sacralità dai custodi dello Stato, lo stesso non può dirsi per il giovane siciliano di provincia, di quel Peppino, che cercò di lottare – dal basso, come si direbbe ora – contro il boss del suo paese, per una società diversa, migliore, capace di dire pane al pane e vino al vino, non succube della mafia e neppure delle logiche degli affari.
 
 Un Peppino capace d’insegnare, e molto, ancora oggi, una figura che dovremmo studiare a scuola, per quello che ha da dirci, lasciando da parte la vuota retorica. Lo dimostra l’attenzione dei miei alunni (III media, non dico di più perché non mi sembra giusto parlare di loro sul blog), sia quando a marzo avevamo visto I cento passi (lo splendido film di Marco Tullio Giordana), sia stamattina, quando abbiamo letto tre poesie di Peppino, una poesia su di lui in siciliano (e, devo dire, perfettamente intelligibile anche in Valle d’Aosta), e abbiamo ascoltato la canzone I cento passi dei Modena City Ramblers (ascolta). È stato bello, conoscendo la vicenda, è stato molto commovente vederli cantare tutti e 26, sin dal primo ascolto. Mi ha dato un po’ di fiducia nel futuro
 
 Ieri, intanto, a Cinisi (Palermo) si sono ritrovati in 6 mila, provenienti da tutta l’Italia, nel corteo che ha ripercorso il tragitto fatto da Peppino la sera in cui fu ucciso. Avrei voluto esserci anch’io, spero di riuscirci l’anno prossimo. 6 mila persone, provenienti da tutta la Penisola, ma pochissimi cinisensi: «Il ricordo di Peppino è vissuto in paese come un’invasione di campo da parte di vecchi comunisti rompiscatole e giovani rumorosi», ha detto Salvo Vitale, amico di Peppino e suo compagno di battaglie. La gente ha ancora paura di aprire le finestre o di scendere in strada contro la mafia. A dimostrazione del fatto che è essenziale non dimenticare chi ebbe il coraggio di sfidare Cosa nostra. E che il ponte sullo Stretto non è il primo dei problemi della Sicilia.

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Tre belve feroci nella foresta scura

 Il boscoMentre mi trovavo a passeggiare in un bosco, intento a meditare sugli odierni liberismi (qualunque cosa essi siano), come non so, però mi sono perso. Mi sono spaventato e tremo ancora tutto, solo a pensarci, ma la cosa più dura è dover ammettere d’aver smarrito la strada, come un idiota. Vagavo un poco qua e un poco (per par condicio) anche là, finché ho scorto dietro agli alberi la sommità d’un monte e mi son detto: «Orpo, saliamovi in cima, così vedremo, dall’alto, dove andare».
 
 Allora ho principiato la mia ascesa, ma ecco all’improvviso uno strano animale, minaccioso all’aspetto, che mi ha costretto (solo al vederlo) a fare qualche passo indietro. Aveva in volto due colori e nelle zampe teneva, da una parte, la tessera della Cgil, dall’altra quella di Confindustria. Due code aveva, ma la destra e la sinistra si toccavano, fino a fondersi insieme, formando un cerchio solo, tondo come la “o” di Giotto, simbolo dello stupore. Allora ho compreso che si trattava del subdolo Produsconi, un animale dalle mille astuzie, ma non tanto feroce da impedirmi di salire: mi sono fatto animo e ho ripreso il mio cammino, facendo un breve giro, onde evitare il bestione.  (Continua)

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Su 60 milioni d'italiani si poteva scegliere meglio

 Il cambio della guardia al Castello di PragaIn una vignetta di Vauro si legge che, secondo Eugenio Scalfari, nessuno dei parlamentari della nuova legislatura ha realmente ricevuto il proprio mandato dai cittadini italiani. Nella vignetta, però, un cittadino dice di provare vergogna lo stesso.
 
 Del resto, con 60 milioni d’individui che c’erano a disposizione, è stato eletto Presidente del Consiglio per la terza volta Silvio Berlusconi (è il suo quarto governo, se consideriamo un rimpasto). Perché il Cavaliere non è idoneo a governare il Paese lo sappiamo tutt*: che lo ripetiamo a fa’?
 
 Ministro per i Rapporti con le Regioni è Raffaele Fitto, ex governatore della Regione Puglia. Chi lo conosce ricorda con rimpianto che per quel posto c’erano altri 59 milioni 999 mila 999 cittadini papabili.
 
 Ministro per l’Attuazione del Programma è Gianfranco Rotondi, il che mi fa pensare: perché non scegliere a caso al supermercato? (Fuor di metafora – giacché non è riuscita particolarmente bene – chi rappresenta il signor Rotondi? Qual è il suo merito politico?)
 
 Pubblica amministrazione e Innovazione: Renato Brunetta, scelto per non fare ombra a Berlusconi. (Ok, il fatto che sia basso non significa nulla)
 
 Pari opportunità, Mara Carfagna: per lei, naturalmente, il coronamento di una lunga carriera politica.  (Continua)

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Antindrangheta: Vincenzo Linarello e il Consorzio Goel

 Quella che segue è una relazione sull’incontro, tenutosi l'ltro ieri all’espace populaire di Aosta, con Vincenzo Linarello, presidente del Consorzio sociale Goel di Locri e portavoce di Comunità libere, Movimento di difesa popolare per la democrazia e la libertà in Calabria. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con Trait d’Union, Consorzio delle cooperative sociali operante in Valle d’Aosta. Nel suo intervento, Linarello è stato chiaro e determinato: ha spiegato i meccanismi del potere mafioso in Calabria e indicato azioni concrete, accessibili a tutti, per lottare contro la ‘ndrangheta. Propongo di seguito le sue parole, così come le ho sintetizzate nei miei appunti. Eventuali passaggi poco chiari dipendono in tutto e per tutto dalla mia penna.
 
 
«È sempre stato così, non cambierà nulla». È questo il ragionamento che permette alla ‘ndrangheta di vivere tranquilla, perché quando subentra l’ineluttabilità non c’è più bisogno di trovare un modo per reprimere le istanze di cambiamento, che smettono addirittura di formarsi nella testa e nel cuore delle persone. Non è razionale correre il rischio di fare una strage come quella avvenuta la scorsa estate in Germania, oppure far saltare un’auto. La ‘ndrangheta accetta il rischio perché ha bisogno di convincere tutti (non solo i calabresi) di essere invincibile. Perché nei periodi delicati i media moltiplicano gli episodi di cronaca? Per convincerci che tutto fa schifo, che non è possibile cambiare il mondo, che tanto vale trincerarsi nel privato. Il consorzio Goel ha cercato di rompere «il muro del destino», di partire, secondo l’espressione evangelica, dalle pietre scartate, per farle divenire testate d’angolo. Fare attività imprenditoriali tipicamente impossibili, ad esempio. Come una cooperativa di confezioni tessili di sole donne in un paesino dell’interno della Calabria. Donne che hanno dovuto lottare contro tutto e tutti, compresi gli uomini della loro comunità, e che, dopo un po’, sono riuscite perfino a dare lavoro a qualche disoccupato maschio. Come una cooperativa specializzata nella produzione di frutti di bosco, che impiega i carcerati e le famiglie a rischio di coinvolgimento mafioso, tra Patì e San Luca, dove praticamente tutti hanno un parente in prigione.
 
  (Continua)

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Le colonne d'Ercole e la focaccia

 
 
 Come i più assidui sapranno, abito in Valle d'Aosta, la regione più piccola e sconosciuta d'Italia. Che cosa succeda ogni giorno da noi è spesso un mistero per chi abiti oltre le Colonne d'Ercole di Pont-Saint-Martin (il primo comune valdostano, appena finito il Piemonte). Ad esempio: quanti sanno che da noi il 25 di questo mese ci saranno le elezioni regionali? Quanti sanno che sono 30 anni, all'incirca, che la Valle d'Aosta è governata dallo stesso partito? Quanti sanno che questo partito, che ora invita a votare (com'è ovvio, per sé) lo scorso novembre ha boicottato il primo referendum propositivo tenutosi in Italia, invitando i cittadini a non recarsi alle urne perché (così diceva) i quesiti proposti «non avevano senso»? Invito tutte e tutti a tenere sott'occhio la Valle, a non lasciare sole le persone che vogliono un'altra Valle d'Aosta, magari un po' meno chiusa e pronta a scommettere su nuovi talenti ed energie...  (Continua)

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Nazirock - La proiezione e una chiacchierata con Claudio Lazzaro

 Le illustrazioni di questo articolo sono © Silvia Berruto.
 

 Claudio Lazzaro (foto copyright Silvia Berruto)
Immagine uno: sono in tanti e sfilano al grido «Prodi, D’Alema, servi del sistema». Immagine due: una ragazza sedicenne dichiara, disincantata, che «i politicanti fanno i loro interessi». Immagine tre: un oratore spagnolo se la prende con Bush, l’imperatore d’Occidente, che sfrutta gli europei per allargare il proprio impero. E potremmo continuare, perché nel corso di un concerto un tipo sale sul palco e dice che «il vero avversario è il potere finanziario». Potremmo essere a Vicenza, in occasione di un corteo No Dal Molin, o magari in piazza San Carlo, a gridare vaffanculo assieme a Beppe Grillo. Poi però il tipo, che ha la faccia da ragazzo e i capelli brizzolati, prosegue la sua arringa: «Il nostro avversario è il potere finanziario, il potere sionista. Dobbiamo amare la nostra Patria, i nostri fratelli, il nostro futuro». Il tipo è Andrea Insabato, l’uomo che otto anni fa recapitò un pacco bomba al manifesto, in via Tomacelli. E il contesto è un campo d’azione di Forza Nuova, una specie di campeggio-convegno, dove alle sfide a braccio di ferro, ai tatuaggi, ai gadget fascisti da appiccicare ai giubbotti, alle braccia tese si alternano gli incontri “politici” e naturalmente i concerti di quel rock identitario, nazionalista, di estrema destra che consegna il titolo Nazirock al documentario di Claudio Lazzaro, proiettato ieri sera al circolo arci espace populaire di Aosta alla presenza dell’autore. Il quale introduce il suo lavoro parlando delle intimidazioni che ne hanno impedito l’uscita nelle sale cinematografiche, a Roma, ma anche la proiezione all’università di Bologna. «Dopo la diffida di Forza Nuova», dice Lazzaro, «persino alcune librerie Feltrinelli l’hanno nascosto». Anche in occasione del 25 aprile il film, che doveva essere proiettato per conto dell’Anpi alla Casa della Memoria di Roma, è stato sospeso per decisione del Comune, preoccupato di poter influenzare il ballottaggio tra Rutelli e Alemanno. «In tutti i Paesi civili e democratici è proprio prima delle elezioni che tutti i candidati e tutte le forze politiche sono sottoposte al vaglio della pubblica informazione», commenta amaro l’autore, che affonda: «Chi non ha avuto il coraggio di lottare per la libertà ne ha pagato le conseguenze in termini di voto».  (Continua)

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Nazirock, il contagio fascista tra i giovani italiani

 Lunedì 28 aprile - ore 21,00

 
 All'espace populaire di Aosta un appuntamento da non perdere
Proiezione del film Nazirock
e incontro con l'autore Claudio Lazzaro

 
 Stanno impedendovi di vederlo al cinema con provocazioni, minacce e denunce. Oggi lo potrete vedere all'espace populaire.
 
 Ingresso riservato ai soci arci, uisp e legambiente

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Tuttotrannealemanno! Stavolta non astenerti!

 Dal blog oscuroscrutare.noblogs.orgCon Berlusconi che il 25 aprile invita Ciarrapico a prendere il caffè viene da pensare che forse non viviamo in un Paese tanto normale. Ma forse non è fascismo, è solo l'ennesima riprova del senso dell'opportunità del Cavaliere, ormai sfoggiato in tante occasioni, più o meno istituzionali. E come parlare di fascismo, del resto? Se lo facessimo, dovremmo attaccare gli allegri «ragazzi di Salò», cosa, questa, che comprometterebbe la ricucitura, oggi in corso d'opera, del brutto strappo che lacerò in due parti antagoniste la nostra amata Italia...
 
 Anche Alemanno, il candidato di destra al Campidoglio, ha le sue tesi, in fatto di Festa della Liberazione:  «il 25 aprile rappresenta la Liberazione della nazione da ogni forma di totalitarismo sia di destra sia di sinistra». Come mi fanno notare gli amici di oscurscrutare, che ringrazio per la segnalazione e per il permesso di utilizzare le due vignette che compaiono in questa pagina.
 
 «Ogni forma di totalitarismo», dunque: e come non essere d'accordo? Perché è risaputo che in Italia governava il Partito comunista e che il Ventennio è stato una lunga fase di «dittatura del proletariato»!
Magari per qualche mese ci sarà stata anche la dittatura della destra, ma solo per un poco, e così oggi gli eredi di Mussolini possono battere liberamente le strade della Penisola in cerca di nuove marce su Roma, come dimostra il preoccupante incalzare del fenomeno neofascista. Lo racconta bene, nel suo Nazirock, Claudio Lazzaro, autore di un documentario sul «contagio fascista tra i giovani italiani», minacciato di azioni legali dagli avvocati di Forza Nuova, che è riuscita a impedirne la programmazione nelle sale.

 
 
Dopodomani, lunedì 28 aprile, Claudio Lazzaro sarà ad Aosta, alle 21.30 all'espace populaire, dove sarà proiettato il film Nazirock. Pubblicherò un resoconto della serata.  (Continua)

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