Lunedì, Aprile 07, 2008

Menomale che Silvio c'è!

 Esiste un limite al cattivo gusto? Il video che pubblico di seguito non è uno scherzo. È vero. Dopo il video trovi un articolo mio. Non è proprio cortissimo, ma non mi sembra venuto male.

Clicca per vedere il filmato

 

 Pochi giorni ancora e ci siamo.

 Buon voto. Buon non voto. Buona passeggiata o buona fuga nel bosco.

 Se vincerà Berlusconi avrà vinto di nuovo una certa visione del mondo, dell’economia, della politica. Avranno vinto gli antichi gestori del G8 2001 e saranno loro a preparare l’incontro di quest’anno alla Maddalena. Dove non ci saranno scontri o, quanto meno, non ci scapperà il morto, né le torture: il potere, qualche volta, apprende dai propri errori, almeno dai più evidenti. Ci saranno però gli accordi internazionali. Più liberismo, ammantato di protezionismo in chiave anticinese, la solita assistenza di Stato (dicono bipartisan, anche se giustamente il correttore automatico mi sottolinea il brutto neologismo) ai nostri imprenditori-bamboccioni. Si vedrà che cosa fare di Malpensa. Per fare un favore alla Lega ed evitare che lo scalo perda la sua centralità di aeroporto internazionale, se non bastasse l’Expo 2015, potremmo regalarlo agli americani, al posto del Dal Molin di Vicenza. Chissà se i milanesi sarebbero contenti: sembra che all’ombra del Duomo la religione della crescita sia più forte che altrove, abbia bisogno di nuove cattedrali. Lo stand sui grattacieli milanesi
 
 Sabato sono stato allo stand allestito nella Galleria Vittorio Emanuele, a visitare l’esposizione Milano la città che sale: i modellini dei grattacieli milanesi, quelli già esistenti, quelli in costruzione, quelli progettati. Le tre torri del complesso CityLife (architetture avveniristiche, con strutture che si flettono e attorcigliano, altezza compresa fra i 156 m della torre C e i 216(!) della torre A).
L’Altra Sede di Regione Lombardia (in costruzione, m 161) e poi altri 12 edifici fra i 38 e i 144 metri. Ho visto molte facce interessate, alcune sorridenti, Silvia e io eravamo gli unici a guardarci perplessi. Saremo strani noi, eppure a un certo punto, sotto i miei piedi (e sotto la moquette), il legno del pavimento ha ceduto un poco, segno di non grande salute del parquet in una sala aperta al pubblico nel centro di Milano (prima di progettare strutture avveniristiche forse potremmo mettere a posto ciò che c’è già). Ho avuto la stessa impressione che provo alla stazione Centrale, quando osservo il contrasto tra l’obsolescenza e la sporcizia dell’ambiente e la modernità incarnata dagli schermi televisivi piatti che ormai campeggiano dappertutto per rovesciarci addosso i loro messaggi pubblicitari. Se non mi sbaglio, all’inizio erano senza volume. Adesso, invece, siamo costretti a sentire. E mentre l’uomo nello schermo se la gode nel suo confortevole appartamento (naturalmente davanti a un altro schermo), interi quartieri vengono stravolti dalle nuove costruzioni, il cui cono d’ombra priverà strade e palazzi della luce del sole, e non basterà l’uso di tecnologie d’avanguardia per impedire un consumo energetico del tutto incompatibile con le necessità di un pianeta sempre più povero (e caldo).

 

 Pochi giorni ancora e ci siamo. Buon voto.

 

 Se vincerà Berlusconi, oltre a un uomo vincerà un modello di sviluppo. Il solito. E vincerà l’ideatore del video che ho pubblicato in apertura di articolo, che da solo basterebbe per non volere il Cavaliere a Palazzo, non un’altra volta, non dopo quello che hanno significato gli ultimi 15 anni della politica italiana. Vincerà chi pretende di trasformare le università «in Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della società civile e [naturalmente, ndr] delle imprese» (cito dal programma del PDL), chi non considera un problema il proprio conflitto d’interessi e sostiene di essere continuamente imbavagliato da una stampa che non gli permette di esprimersi. Mi dicono però che a Milano si vedono da tempo camioncini con le insegne del Popolo della Libertà, con attivisti (o impiegati) che offrono bibite agli elettori più giovani. Però sabato pomeriggio in piazza Duomo c’era un palco con un concerto dedicato agli elettori del Popolo della Libertà. Però la bandiera del nuovo partito svetta sulla sedia di una venditrice di palloncini colorati e il simbolo e la scritta sono stati dipinti sulla fiancata di un taxi. Il cavaliere è imbavagliato, continuamente, dalla stampa bolscevica, o magari non ha niente da dire, niente che sia nuovo, che non si sappia ancora, o forse, e infine, ormai la propaganda prescinde dai discorsi, si basa su un po’ di musica gratuita (i circenses) e una lattina di EstaThè (il panem).

 

 Pochi giorni e ci siamo, comunque. Buon voto.

 

  Si deve proprio fare?Ma pure se a vincere sarà Veltroni avremo la solita visione del mondo, la crescita del pil (mostro insostenibile e formidabile scusa di ogni aberrazione), la sudditanza economica e militare agli Usa, il dilagare del personalismo e degli slogan, la non risoluzione di un conflitto d’interessi che la politica ha rinunciato a sciogliere, delegando l’improbabile soluzione agli sviluppi della tecnologia. Avrà vinto la linea moderata, di quei moderati che odiano il conflitto (sociale), ma responsabilmente si arrendono alla necessità della guerra, a Confindustria e ai suoi diktat, alle ingerenze del Vaticano, alla lobby dei termovalorizzatori. E chi non sta con loro è un sognatore, un povero illuso, uno che non ha capito che i tempi son cambiati, che lo Stato sociale, così come lo conoscevamo, è morto, perché non siamo più negli anni Settanta. Senz’altra ragione, presumo. Come se il trascorrere del tempo facesse passare di moda i diritti, oggi ridotti sempre più a vuote formule verbali, principi astratti senza conseguenza sulla vita reale delle persone. Forse a resuscitarli basterebbero i miliardi destinati alle spese militari, che il governo di centrosinistra ha aumentato e che il ministro Parisi (PD) ha rivendicato con orgoglio, criticando il governo precedente per aver speso troppo poco.

 

 Questo lo stato della nazione. E tra pochi giorni si vota.

 

 Perché non mi asterrò l’ho detto altrove, anche se in fondo mi ripugna sprecare due minuti per fare la mia croce sopra un simbolo. Ma tu che navigando senza meta hai fatto rotta verso queste pagine, permettimi un consiglio: il voto utile, l’unico, è quello “sprecato”, quello che non affida né a Walter né a Silvio le chiavi della stanza dei bottoni, quello che rafforza “gli altri”, contribuendo ad affossare il progetto Veltrusconi. E, soprattutto, quale che sia il risultato elettorale, ci tocca resistere. Resistere.

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (2) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 94 volte

Meno male che Silvio c'è [Replica]

Ciao Mario

Lo sai che volevo girarti l'mp3 di Meno Male che Silvio c'è. Non per altro ma perchè mi sembrava veramente ridicolo ! :-))))
Ma vedo con piacere, che anche tu non sei rimasto immune a tanta indecenza ! :-))))))

La cosa che mi colpisce di più, è che nessuno ci fà più caso. Come se fosse la normalità. ? Boh ?

Facciamoci uno risata, che è la miglior cosa :-)))))))

Ciao

Comment by Ivan (04/08/2008 16:27)

[Replica]

Ecco, però, per par condicio, andrei a vedere su youtube pure I'm PD, che pure lei merita... E' come la diatriba sui programmi elettorali: posto che in sostanza sono uguali, chi ha copiato chi?

Comment by Mario (04/09/2008 14:31)

Aggiungi un commento

Argomento

Testo

Il tuo nome

Your email address

Il tuo sito (se ne hai uno)


authimage