Lunedì, Marzo 31, 2008

No inceneritore perché: riunione Rifiuti Zero Valle d'Aosta (29 marzo)

 

 
 
  Quando si
leggono certi titoli
, come quello qui riprodotto (tratto dalla prima pagina della Vallée Notizie di sabato 22 marzo), viene da pensare che sull’inceneritore valdostano sia già stata presa una decisione definitiva e vincolante, che tutte le tappe dell’iter previsto dalla legge per un impianto di questo tipo siano state superate, che non ci sia più spazio per proporre soluzioni alternative. Così uno si mette il cuore in pace e pensa che la decisione presa sia ineluttabile. Invece il cammino è appena all’inizio: a oggi, infatti, il progetto del termovalorizzatore di Brissogne aspetta ancora di essere discusso dal Consiglio regionale e sono tante le autorizzazioni che devono ancora essere concesse. C’è tutto il tempo, per chi crede che l’inceneritore non sia una scelta sostenibile (né per la salute, né per il portafoglio), di organizzarsi e lottare, di mettersi in gioco, di praticare e proporre un’altra via.
 
 Sabato sera, al CSV di Aosta, eravamo una quarantina in risposta all’appello di Rifiuti Zero. Abbiamo discusso della situazione dal punto di vista tecnico e informativo, ma anche da quello operativo, interrogandoci sul che fare e proponendo alcune iniziative. A presentare le molte ombre del progetto della Giunta regionale è stato Fabrizio. Qui di seguito intendo proporre un sunto di quanto s’è detto, a beneficio di chi ancora dovesse farsi un’idea precisa della questione. Aggiungo soltanto che nei prossimi giorni saranno prese alcune iniziative, di cui darò notizia in queste pagine. Per un’informazione più puntuale, rinvio al blog di Rifiuti Zero Valle d’Aosta.
 
 L’entità dell’affare
 
 I rifiuti prodotti in Valle d’Aosta sono troppo pochi per alimentare l’inceneritore. Potrebbero al limite bastare se non ci fosse la raccolta differenziata. Costruire l’inceneritore significa trovarsi di fronte a due scelte: diminuire la raccolta differenziata (contro il buon senso e contro le stesse disposizioni di legge), oppure prendere il quantitativo mancante dissotterrandolo dalla discarica di Brissogne. In questo caso si potrebbe andare avanti per 25 anni, passati i quali bisognerebbe trovare un’altra soluzione, magari importando rifiuti da altre regioni. L'impianto progettato, infine, benché sovradimensionato per la nostra regione, è “piccolo” e non permetterebbe una termovalorizzazione efficiente: si è parlato di teleriscaldare da 250 a 2500 alloggi. Risultato che non convince molto, a fronte di una spesa di 300 milioni di euro, a seguito della quale, secondo alcuni, le imposte sui rifiuti potrebbero aumentare di più del doppio.
 
 La bonifica della discarica
 
 Eliminare la discarica di Brissogne significa incenerire 2 milioni di metri cubi di rifiuti di ogni genere, anche tossici, se bruciati. Nessuno, in Europa, ha mai tentato l’impresa di bruciare un’intera discarica in un inceneritore. Del resto, la discarica nuova (quella da “bonificare”) è perfettamente isolata e, secondo le stime dell’Arpa, non presenta rischi di perdite per i prossimi 150-300 anni. In più, è stato calcolato che il 62% dei rifiuti contenuti non è adatto a essere termovalorizzato. Le discariche vecchie, invece, sono meno sicure e stanno già causando alcuni problemi di infiltrazioni nella falda acquifera. Queste discariche, però, non sarebbero bonificate, perché non sono adatte all’incenerimento per il 92% e perché per la bonifica sarebbe necessario smantellare un tratto di autostrada.
 
 La discarica puzza
 
 Con la sua chiusura, nel 2013, la discarica sarà coperta, il gas sarà aspirato, il percolato raccolto. La discarica smetterà di puzzare. L’ipotesi della bonifica prevede chi si continui a scavare nei rifiuti per 25 anni, con tutt’altro risultato per l’olfatto.
 
 Nuoce gravemente alla salute
 
 Ciò che brucio poi lo respiro. Gli impianti di abbattimento esistono, ma non fanno miracoli. C’è chi giura che gli inceneritori di ultima generazione sono innocui e chi invece non ci crede, ma in questo caso il problema non si pone, perché quello valdostano sarebbe un inceneritore “vecchio tipo”. Quelli nuovi, infatti, hanno bisogno di rifiuti che brucino «bene», cosa che la “bonifica” della discarica non è in grado di garantire. Per quanto riguarda i “vecchi” inceneritori esistono decine di studi epidemiologici che dimostrano malattie ricorrenti associabili alle sostanze emesse dall’inceneritore in un raggio di decine di chilometri. La conformazione del nostro territorio aggraverebbe il fenomeno: nel fondovalle gli inquinanti ristagnano, e il vento disperderebbe le sostanze in un’area compresa tra Nus, Roisan e Sarre. La quantità di diossina immessa nell’aria sarebbe molto piccola, grazie all’abbattimento procurato dai filtri, ma la diossina è in grado di accumularsi negli anni, entrando a far parte della catena alimentare: dall’erba dei campi al latte delle mucche, alla fontina della Valle d’Aosta!
 
 

 


 
 Cenere alla cenere
 
 Le ceneri possono costituire fino al 30% del prodotto della termovalorizzazione. Smaltire 10 tonnellate significa ritrovarsi con 3 tonnellate da stipare da qualche parte. Le ceneri residue sarebbero raccolte a Issogne. Non si parla delle ceneri raccolte dai filtri del camino (4.000 tonnellate all’anno), estremamente tossiche, che dovrebbero essere custodite in un luogo idoneo. A Issogne, oppure a pagamento nelle saline tedesche?
 
 Le alternative
 
 1) L’esempio di realtà simili alla nostra evidenzia come sia possibile raggiungere il 60/70% di raccolta differenziata con recupero reale dei materiali. È quanto avviene a due passi da noi, a Ivrea, ma anche a Novara, Savona, Bari, Salerno. Considerato che il processo di termovalorizzazione comporta residui sotto forma di cenere pari al 30% del rifiuto “eliminato”, con una raccolta differenziata del 70% si raggiungerebbe, senza far altro, lo stesso risultato dell’inceneritore. Bisogna introdurre anche la raccolta della frazione umida (rifiuti alimentari e organici) e attivare il compostaggio: in questo modo si ridurrebbe di un quinto la mole dei rifiuti, che sarebbe trasformata in concime.
 

 

 2) La percentuale di rifiuto che non è possibile riciclare potrebbe essere sottoposta a trattamento meccanico biologico, un procedimento capace di ridurre la massa trattata dell’80%. Si tratta, in breve, di un ulteriore recupero del materiale riutilizzabile, mentre ciò che avanza da una parte è trasformato in metano e dall’altra in scarti inertizzati. Questo procedimento costa meno dell’inceneritore ed è più sostenibile. È utilizzato a Treviso, Savona e Lucca.
 
 3) È poi necessario educare la popolazione a scelte consapevoli, a partire da quando si va a fare la spesa per arrivare a quando si va a votare o a buttare la spazzatura, in modo che certe pratiche virtuose diventino automatiche “a montedel processo di produzione dei rifiuti. Bisognerebbe introdurre, per quanto riguarda l’imposta sui rifiuti, tariffe diverse a seconda che si producano più o meno rifiuti.

Inviato da mariobadino (No inceneritore) :: Commenti (2) :: Permalink :: Trackback (0)
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nn ho letto l'articolo, ma il disegno è lineare, semplice, comprensibile, alla portata di tutti

tante care cose

PS: a proposito, ma il mio zaino?

Comment by Danilo (04/02/2008 13:41)

[Replica]

Grazie, Danilo, per la visita accurata al blog... In effetti il disegno è proprio semplice semplice... Per quanto riguarda il tuo zaino, non ho idea di che fine possa aver fatto... L'avranno termovalorizzatO!

Comment by Mario (04/02/2008 13:44)

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