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Chiacchiere e bugie

mariobadino | 11 Febbraio, 2008 14:10

 


 
 La foto che vedete rappresenta (un po’ in ritardo, visto che ormai siamo in quaresima) i dolci tipici del carnevale: le chiacchiere, come sono chiamati in alcune regioni d’Italia, o le bugie, come si dice altrove. Il carnevale – per alcuni – è una festa triste: la maschera che copre il viso non esprime lo stato d’animo reale; è (appunto) una maschera e della festa simula l’allegria. Secondo più di un’indagine, condotta da più di un istituto (non citerò nulla di preciso, ché questo è un articolo composto a braccio) l’Italia si sta impoverendo. Le «famiglie» sono divenute un termine abusato della discussione politica, però negli ultimi 7-8 anni hanno continuamente perso benessere e potere d’acquisto. Le belle parole sono chiacchiere e, spesso, le chiacchiere bugie. Nel nome della famiglia, ad esempio, si cerca di aggredire chi non rientra nei canoni della famiglia tradizionale. O perché non vuole rinchiudere un rapporto entro le forme (religiose o civili) di un contratto, o perché non può, com’è il caso di tanti omosessuali, ma anche di quei coniugi in attesa di divorzio che sperimentano ogni giorno quanto i tempi dell’amministrazione pubblica italiana siano lontani da quelli della Francia dello sposo (nuovamente) novello Sarkozy.
 Sabato a Roma hanno sfilato in 15 mila per protestare contro le ingerenze vaticane nella vita civile italiana. Hanno sfidato il mondo della politica, autonominatosi, in maniera trasversale agli schieramenti parlamentari, custode dello Stato della Chiesa. Hanno sfidato il sistema mediatico, schierato con compattezza a sostegno delle posizioni del pontefice (di quasi tutte, insomma, con qualche distinguo, come nel caso dell’attacco "ratzista" a Harry Potter). Hanno indossato cappelli da vescovo e altri travestimenti, mettendo in scena, in piena quaresima, il carnevale: quel carnevale nel corso del quale un tempo il mondo finiva gambe all’aria ed era possibile burlarsi dei potenti. Ma sotto il velo dell’allegria ritorna la quaresima, nelle parole di chi si dichiara «gay e ateo» e non sopporta, in quanto tale, «un Vaticano che detta l’agenda politica italiana e ha un potere economico da multinazionale». O in quelle di una ragazza che accusa il governo Prodi di aver confermato «l’esenzione dell’Ici sui patrimoni immobiliari ecclesiastici introdotta da Berlusconi».
 Nel sessantesimo anniversario della nostra Costituzione bisognerà ricordare, una volta di più, che «lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». O avrà ragione chi continuamente ripropone il vecchio adagio secondo cui, in questo Paese, c'è sempre qualcuno un po' più uguale dell’altro...

 

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