Domenica, Dicembre 30, 2007
La testa sopra le nuvole
Sotto di noi la massa bianca delle nuvole appare compatta come una distesa di neve, banchisa artica sconfinata e vaporosa, che sorvoliamo illuminati dal calore del sole. Qualcosa a un tratto, sembra un palo, sporge da sotto le nubi, sbuca al di sopra del manto: siamo troppo alti perché sia un manufatto, a meno che non si trovi sulla cima d’un monte. Ma le Alpi sono più in là, cosa ci sia là sotto è un bel mistero: che cosa potrebbe essere il piccolo pilastro simile a punta d’obelisco che emerge dal bianco? Reale è reale, questo è sicuro: il “palo” proietta nitida la sua ombra lunga e sottile sulle nubi di sotto, simile a un monolito, oggetto del culto di qualche stormo d’uccelli. Non posso fotografare, e non soltanto per la possibilità di manovra limitata, dovuta al finestrino.
A quanto pare, siamo ancora in fase di ascensione e mi è stato vietato di scattare foto, benché non creda affatto che una macchinetta digitale sia un apparecchio elettronico in grado d’influenzare la strumentazione di bordo. Intanto, più in là, verso l’orizzonte, compaiono tre cime di montagna imbiancate e messe in fila l’una accanto all’altra. Guardo meglio e capisco che stavolta proprio di nuvole si tratta: le vette si sfaldano e abbandonano la loro consistenza di roccia, mentre in basso a sinistra, nel campo visivo lasciato libero dal finestrino, s’innalza sbuffando una piccola tromba d’aria, subito pronta a trasformarsi in drago.
Abbiamo superato Ancona, lo dice il capitano, e procediamo al di sopra delle nubi, a un’altezza di 10 mila metri sul livello del mare, più di mille metri al di sopra dell'Everest, la stessa altitudine dalla quale i moderni bombardieri sganciano le loro bombe sulle città nemiche (sto leggendo Guernica, 1937 di Angelo D’Orsi, che un po’ influenza le mie associazioni mentali…). Ora la foto è libera, così immortalo più e più volte la bianca distesa, simile a quando, all’arrivo della seggiovia, butti lo sguardo a valle e lo recuperi abbacinato dalla nitidezza di quel panettone candido, negazione e premessa della discesa incipiente. Così sistemi il laccio dei bastoncini e parti, desideroso d’esplorare.
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