Domenica, Ottobre 07, 2007

Campagna per un'Italia Zona libera da Armi nucleari

  Ancora espace, venerdì sera. Incontro con Giovanni Salio, già ricercatore presso il Dipartimento di Fisica generale dell'Università di Torino, oggi presidente del Centro studi Sereno Regis, e con Piercarlo Racca del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento e del Centro studi Sereno Regis. Titolo della serata: “Armi nucleari: dalla politica del terrore alla politica dei terrorismi”. Esordisce Piercarlo Racca, che ripercorre la storia del Movimento nonviolento in Italia e delle sue campagne, come quella sull’obiezione di coscienza al servizio militare, o quella contro le centrali nucleari (nel nostro Paese ne erano previste 20). «Con la fine della guerra fredda», dice Racca, «si era diffusa l’illusione che si potesse fare a meno delle guerre, mentre in realtà le spese militari sono aumentate». Anche gli impegni presi a livello internazionale, come il Trattato di non proliferazione nucleare firmato dal nostro Paese, sono stati spesso disattesi. L’Italia oggi ospita sul suo territorio 90 testate nucleari Usa, depositate nelle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). La proposta d’iniziativa popolare per rendere l’Italia zona libera dalle armi atomiche è un segnale di cambiamento che si vuole dare anche se, dice Racca, «i precedenti non sono confortanti circa le leggi d’iniziativa popolare». Non è mai successo, infatti, che il Parlamento abbia accettato di discutere una legge d’iniziativa popolare. «Questo è il rispetto della popolazione da parte della casta», commenta Racca, secondo il quale la proposta di legge (il cui testo pubblico in appendice all’articolo) potrebbe comunque contribuire a invertire la folle corsa al riarmo cui stiamo assistendo. «I nuovi aerei F-35, ad esempio, costeranno tra i 90 e i 100 milioni di euro cadauno. L’Italia ne acquisterà un centinaio (si parla di 131 velivoli, ndr). Ma qual è la loro utilità?».
 Dare lo sfratto alle atomiche statunitensi non dev’essere considerato inattuabile. Lo hanno già fatto la Grecia e la Spagna.
 
Nanni Salio e Piercarlo Racca all'espace con Silvia BerrutoLa parola passa a Nanni Salio, che sottolinea come la minaccia nucleare non sia un ricordo del passato. Oggi il primo pericolo appare legato alla volontà americana d’intervenire in Iran, per la quale non si esclude l'impiego dell'arma nucleare. Del resto, negli ultimi anni gli accordi volti a fermare la corsa al nucleare sono stati disdetti unilateralmente dagli Stati uniti. Oggi sono in fase di progettazione bombe atomiche di quarta generazione, in grado di circoscrivere gli effetti della radioattività: questo apparente progresso dovrebbe consentire in realtà di utilizzare più facilmente l’arma nucleare. La ricerca si sta concentrando anche sui cosiddetti mininuke, ordigni atomici di potenza ridotta, ma capaci di penetrare in profondità nel terreno. Negli ultimi anni, infine, c’è stata una proliferazione dei Paesi possessori di armamenti atomici. Ai 5 Paesi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, infatti, si sono aggiunti Israele, l’India e il Pakistan.
 «Negli anni ‘60», ricorda Nanni Salio, «era stato commissionato uno studio per determinare quale numero di vittime sarebbe stato considerato accettabile nel caso di una guerra nucleare. La cifra indicata, sottostimata, fu di 60 milioni di morti. Noi non riusciamo neppure a immaginare che qualcuno possa progettare un futuro simile per l’umanità».
 Anche per quanto riguarda gli armamenti convenzionali, gli Stati uniti sono oggi il primo Paese esportatore del mondo. Per togliere potere a chi promuove la logica della guerra, occorre smantellare il complesso militare industriale (oltretutto il maggior consumatore mondiale di petrolio). Per fare ciò va ripensato il compito dei militari, immaginando una loro riconversione. In caso contrario, non sarà mai possibile far nulla, perché, dice Salio, «i militari sono potenti» e non accetterebbero un loro ridimensionamento.
 
 
L'Italia "zona libera da armi nucleari"
 La legge d'iniziativa popolare


 La legge d'iniziativa popolare per dichiarare l'Italia zona libera da armi nucleari è stata depositata alla Corte di Cassazione mercoledì 25 luglio scorso. La proposta di legge è stata pubblicata nel n. 172 del 26 luglio 2007 della Gazzetta Ufficiale.
 
  Di seguito la legge.
 
  Art.1 - Obiettivi e finalità.
 Il territorio della Repubblica Italiana, ivi compresi lo spazio aereo, il sottosuolo e le acque territoriali, è ufficialmente dichiarato "zona libera da armi nucleari".
 2. Il transito e il deposito, anche temporaneo di armi nucleari e di parti di armi nucleari non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica, così come individuato al comma 1.
 3. Il Governo provvede ad adottare tutte le misure necessarie, sia a livello nazionale che internazionale, per assicurare la piena applicazione del presente articolo entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
 
 Art.2 - Entrata in vigore
1. la presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
 
 Il Comitato Promotore, composto da 53 associazioni, reti, riviste, movimenti e coordinamenti di enti locali in rete, intende dar via alle procedure di raccolta nella settimana della Pace dall’1 al 7 ottobre. La raccolta firme proseguirà per sei mesi (ne occorrono 50.000).
 L'Italia ha ratificato nel 1975 il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP), impegnandosi come Stato a non produrre né acquisire in alcun modo armi atomiche (art. 2). Invece sul nostro territorio sono custodite 90 testate atomiche: 50 nella base USAF di Aviano e 40 nell'aeroporto militare di Ghedi (Brescia).
 Visita il sito ufficiale della Campagna per la proposta di legge.


 Guarda le nuove foto delle Comunità in lotta.

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