Il caso Emergency e i doveri del governo

A volte non basta leggere il giornale, confrontarsi con gli altri, magari esternare le proprie irritazioni in un blog. A volte un cittadino sente l’impulso imperioso a prendere la penna e interpellare direttamente chi comanda. A tal proposito, il navigante che abbia fatto naufragio in queste pagine potrà facilmente accorgersi della frequenza con cui chi scrive invia i propri messaggi al capo del governo. Manie di protagonismo? Un ego tracimante? Può darsi.
Ma anche il disperato bisogno di fare qualcosa di concreto, di prendere di petto almeno le ingiustizie più grosse.
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Piccola divagazione in prosa poetica rebelde (?!, sic)

Cielo grigio di pioggia, la luce neutra del tuo giorno riposa gli occhi. Fuori della finestra spazia lo sguardo sopra l'ardesia umida d'un tetto, i rami nudi dei pioppi, la massa della collina, con qualche vigna lontana.

Dentro l'aula, feroce, il neon brucia gli occhi, mi duole il riverbero bianco sui fogli o sul registro aperto. E' tutta qui la vita? Già non è poco, ma vedo vuol scappare la mia mente in fuga solitaria, passare l'aria a guado e giungere di là dalle onde, ai mondi lontani dove ancora chi combatte lotta e la vita disperata dell'eroe è sensuale e non solo disperata.

Giorni di sole forte, spazi piatti infiniti da dove pare inutile cercare di scappare, s'è persi sulla terra e della terra s'è piccoli abitanti. E' facile chiudendo gli occhi, o anche solo respingendo un po' più in là questa realtà concreta, immaginare zapatisti audaci fare l'amore con belle señoritas.

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Non gettatevi dal finestrino - Ne vous jetez pas par la fenetre - Do not throw yourself...

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi;
Alla cortese attenzione del Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa;
E, per conoscenza, alla Direzione di Trenitalia.

Aosta, 11 aprile 2007

Signor Presidente, Signor Ministro,
vi è mai capitato di prendere uno dei tanti espressi notturni che attraversano il nostro Paese, collegando le città del sud a quelle del nord e viceversa? In caso affermativo, non vi stupirà questa mia osservazione: è scomodo e snervante, la notte, percorrere lunghe distanze in treno. In caso contrario, invece, vi converrebbe farlo: tocchereste con mano una situazione altrimenti inconcepibile. Ma andiamo con ordine: ieri sera sono salito a Brindisi sull’espresso per Torino. Mi sono insinuato nei corridoi pieni di gente, aprendomi pazientemente un cammino tra i corpi dei passeggeri senza prenotazione. Dietro di me, il mio trolley rosso.
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Recensione "vissuta": M. Travaglio, La scomparsa dei fatti

Ieri sera sono andato all'Espace Populaire di Aosta per assistere alla presentazione del libro  La scomparsa dei fatti, di Marco Travaglio . Sono arrivato cinque minuti dopo le 21, data d'inizio dell'incontro, però l'autore doveva ancora arrivare. Quello che mi ha colpito è stato il movimento, alle nove di sera, nelle vie semiperiferiche intorno all'Espace: tutti per Travaglio, naturalmente. Trovare un parecheggio è stato un'impresa. Le parole che ho appena scritto possono apparire senza senso a chi non conosca Aosta. Ma se uno c'è stato, anche soltanto in vacanza, si chiederà: e come mai tutti quegli aostani hanno trovato la voglia di uscire di casa a notte inoltrata per andare a una conferenza? Questa è la dimostrazione che quando le cose si fanno, la gente partecipa. Nell'angusto spazio dell'Espace (un nome e un ossimoro) eravamo pigiati come acciughe. Io no, stavo bene, seduto per terra. Insieme ad altri fortunati abbiamo trovato posto dietro al tavolo del conferenziere. E abbiamo sentito l'autore.

Marco Travaglio ci ha parlato del suo nuovo libro, La scomparsa dei fatti, uscito persso il Saggiatore. Più di 300 pagine ben documentate, com'è nello stile del giornalista, per raccontare «lo stato dell’informazione in Italia: un’informazione programmaticamente svuotata di contenuti, malata di revisionismo, corrotta, mercenaria, sostanzialmente menzognera». «Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, illumina Travaglio, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto».

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Un paio di iniziative (diciamo tre)

"Rubo" qualche annuncio al blog di Beppe Grillo. Si tratta di tre iniziative importanti. La prima circola da un po' di tempo su internet e cerca di risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico agendo alla radice, facendo installare per legge distributori di idrogeno, in modo da rendere questo tipo di "carburante" competitivo rispetto alle benzine. La seconda è stata recentemente proposta da Marco Travaglio, che invita i cittadini italiani a esprimere solidarietà ai "magistrati che fanno il loro dovere in un Paese ormai senza tetto né legge". Trovi gli appelli e i link per firmare nella parte estesa dell'articolo. L'ultima propone una destinazione alternativa dell'otto per mille.

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Piccolo spazio pubblicità

 

Ogni giorno una o più persone aderiscono alla "staffetta" di scioperi della fame organizzati dal presidio permanente No Dal Molin di Vicenza per protestare contro la decisione del governo di concedere il raddoppio della base militare americana. Oggi tocca (anche) a me (e visto che è ora di pranzo penso che tra un po' entrerò in crisi...). Per non dimenticare la lotta dei vicentini (sulla quale la nostra politica sta cercando di stendere una bella "mano" di oblio) per ricordare al governo che ogni giorno uno o più cittadini sono disposti a rinunciare persino al cibo per una questione morale, invito tutti quanti ad aderire cliccando qui.


Chi non avesse ancora sottoscritto l'appello di Emergency per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi può farlo qui.


Segnalo poi per chi fosse interessato due appuntamenti dal ttolo Un altro Afghanistan è possibile? La missione Nato-Isaf contributo o ostacolo verso il futuro democratico del Paese? l'incontro è con Vittorio Agnoletto, di ritorno da una missione a Kabul. Le date sono le seguenti:

Galliate (NO)Martedì 3 aprile, ore 21 al Castello di Galliate, Sala consiliare. Partecipa Cristina Cattafesta (Cisda, Comitato italiano di solidarietà con le donne afghane); Torino Mercoledì 4 aprile, ore 21, nell’aula magna dell’istituto Avogadro, via Rossini 18. Partecipa Laura Quagliolo (Cisda, Comitato italiano di solidarietà con le donne afghane). Info e contatti: 02/87395155.

Ancora una segnalazione: Incompatibili con la guerra e il neoliberismo Assemblea nazionale domenica 15 aprile ore 10Roma, Centro Congressi Frentani, via dei Frentani, 4 (per informazioni sinistra critica).

 

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Voglia di escalation?

Signor Presidente, 

ci spieghi, per favore: che cosa dice il presidente americano ai capi di governo dei Paesi amici in occasione del loro insediamento? Che cosa manda insieme al biglietto d’auguri? Soldi o minacce? O almeno, Presidente, ci dica quali sono i termini esatti degli accordi tra Italia e Stati uniti circa la cooperazione militare. Esistono clausole segrete che il cittadino non conosce? Esiste, ad esempio, qualche codicillo che permette a Washington di bombardare i dissidenti? Non riesco davvero a spiegare altrimenti la sudditanza dei Paesi occidentali, e in particolare delle nazioni europee, ai desideri di una tra le amministrazioni americane più inette e guerrafondaie di sempre. Non crede anche lei, Presidente Prodi, che i cittadini italiani abbiano il diritto di sapere? C’era parso di capire, quando ancora sull’Italia regnava il suo predecessore, che con il nuovo governo sarebbe cambiato qualcosa. A pagina 109 del programma elettorale, tanto per fare un esempio, avevamo letto che il nuovo esecutivo si sarebbe impegnato in una revisione delle servitù militari. Nessuno si aspettava, però, che tale revisione avvenisse al “rialzo”, con la costruzione della nuova base di Vicenza, l’ampliamento di Sigonella, l’acquisto di più di 100 caccia bombardieri F-35 (con fondi presi non già dal bilancio della Difesa, ma da quello delle Attività Produttive). Accanto a tutto ciò, bisogna registrare il rinnovato impegno del governo al fianco dei soldati americani in Afghanistan, quei soldati intenti, ormai da settimane, a sganciare migliaia di bombe e proiettili all’uranio impoverito sul Paese alleato. Lo sa, signor Presidente, che in molti non riusciamo più a capire chi sono i buoni e chi i cattivi?

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La scuola è finita

L’esame di terza media non esiste più. Sembra una barzelletta, eppure sta succedendo davvero. Ma per raccontarlo è necessario ch’io mi “scopra”. Sono un insegnante della scuola secondaria di primo grado (tradotto in italiano, la vecchia scuola media). Oggi, finalmente, mi sono deciso a leggere una circolare del 15 marzo, una come tante, che fornisce le indicazioni ministeriali per l’«esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione nelle scuole statali e paritarie per l’anno scolastico 2006-2007», in parole povere l’esame di terza media. La circolare ribadisce la «particolare importanza» di questo momento, che «conclude un percorso scolastico nel quale [] ha fatto seguito la sistematizzazione dei saperi su cui si fondano le consapevoli scelte per il futuro». Subito dopo, però, precisa che, semplicemente, «non è più prevista l’ammissione all’esame». Infatti, sono state abolite le norme che la subordinavano al «giudizio d’idoneità» del consiglio di classe (grazie al decreto legislativo 59/2004, varato in piena epoca Moratti). «L’ammissione, conseguentemente, è disposta d’ufficio nei confronti di tutti gli alunni frequentanti l’ultimo anno di corso della scuola secondaria di I grado, indipendentemente dalla valutazione degli apprendimenti conseguiti al termine dell’anno scolastico». Gli alunni, insomma, vanno ammessi in blocco, purché abbiano raggiunto un «monte ore annuo di presenze» adeguato «ai fini della validità dell’anno» (pari a tre quarti delle ore complessive di lezione). Qualcuno dirà che non è cambiato nulla: il momento della valutazione è stato semplicemente posticipato: gli alunni saranno valutati all’esame. Ma gli addetti ai lavori hanno un’idea diversa del significato di questa novità, perché sanno che negli ultimi anni bocciare all’esame è diventato quasi impossibile. Non vorrei si leggessero queste righe come gli umori di un vecchio professore, sadico e frustrato; ho 32 anni e non sono mai stato “cattivo”. Malgrado ciò, non riesco a capire quale società si pretende di costruire sopprimendo o svuotando di significato tutti i momenti di valutazione (è storia recente l’abolizione dell’esame di quinta elementare). D’ora in poi i giovani italiani sosterranno il loro primo vero esame soltanto alla fine delle superiori, cioè verso i 19 anni. Tutto ciò è utile  nell'ottica della «formazione culturale e personale di ciascun ragazzo»? Provocatoriamente voglio dire che non lo so, può anche darsi di sì; parliamone. Ma non posso non ricordare quanto diceva il governo, appena qualche mese fa, circa la necessità di promuovere di più, perché i ripetenti “costano troppo”. Come al solito, l’impressione è che si tratti di una questione di soldi.


La foto di questo articolo è di Josette Grimod.

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