NO BOY LOVE DAY E CENSURA (APPROFONDIMENTO)

 Qualche tempo fa ho pubblicato un articolo in cui lanciavo la petizione promossa da Epolis per censurare un sito web inneggiante alla pedofilia. Ho ricevuto un commento, a firma antonia, che mi ha fatto riflettere sul valore censorio dell'iniziativa. Ci ho pensato un po' su e ho deciso di affrontare nuovamente la questione. Quello che segue, nella parte estesa dell'articolo, è un commento di Massimo Mantellini, tratto dalla testata giornalistica on line Punto Informatico, linkatomi dalla mia "commentatrice". Ho chiesto all'autore il permesso di pubblicarlo, e in appendice ho inserito le risposte ad alcune domande che gli ho fatto a scopo di precisazione.  Le due vignette satiriche sulla censura sono opera del disegnatore Giuseppe Scalarini.

 


  (Continua)

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 150 volte

Rahmatullah

 Con grande piacere, ho eliminato questo banner, "Una chiave per Rahmatullah", dalla colonna di destra del blog. Rahmatullah Hanefi è finalmente libero, scagionato dopo tre mesi di prigionia (senza che gli sia mai stato imputato alcunché di concreto).
 Il comunicato di Emergency, in proposito, è telegrafico: "Oggi, martedì 19 giugno, alle ore 16.00 di Kabul (13.30 in Italia) Rahmatullah Hanefi è stato scarcerato. All’uscita si è incontrato con Gino Strada".
 Poche parole, una grande emozione e subito la speranza di tornare in Afghanistan, dove l'ong milanese ha già curato più di un milione e mezzo di persone, senza mai chiedere al paziente da che parte stava.
 Mi unisco di cuore ai brindisi e agli auguri...
 E non dimentico il ruolo dell'Italia, il Paese in cui vivo, nella guerra afghana.
  Non dimentico i sorrisi di Prodi di fronte all'alleato Bush, gli autoincensamenti del governo per come è stata trattata la questione Hanefi. Non dimentico che appena dopo l'incontro del 9 giugno tra il buon Romano e il Presidente Usa, l'ambasciatore americano in Italia annunciava la firma dell'accordo sulla base al Dal Molin. Senza ritegno per i vicentini, che entro breve dovranno sfidare le ruspe.
 Spero che il movimento contro la guerra sappia fiutare i pericoli dell'attualità e convochi al più presto una nuova manifestazione a Vicenza.
 Spero che non ci stuferemo di farci sentire. Spero che qualche concessione al movimento No Tav non sia sufficiente a permettere all'esecutivo di riuscire nell'operazione di semplice cosmesi che sta portando avanti.

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (1) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 138 volte

Rahmatullah scagionato, presto libero!

 Copio e incollo dal sito di Emergency 


 16 giugno '07 - Rahmatullah Hanefi scagionato, presto libero

 Un documento dell’autorità giudiziaria afgana, che decreta la chiusura del procedimento a carico e il proscioglimento di Rahmatullah Hanefi, è stato consegnato oggi al suo avvocato.

 La scarcerazione conseguente avverrà in tempi brevi, in seguito ad adempimenti procedurali.

 Permangono le preoccupazioni per la salute di Rahmatullah (attualmente in ospedale) e per il suo ritorno in ambienti nei quali sono state diffuse false accuse contro di lui.

 È a questo punto soddisfatta una condizione irrinunciabile perché Emergency accerti la possibilità di un riavvio delle sue attività in Afghanistan, dopo la distruzione dei rapporti perseguita dalle autorità locali in questi mesi.

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 101 volte

Poirot e i Quattro

Sono stato sul blog di Beppe Grillo, dove mi sono imbattuto in un articolo che dà un'idea piuttosto precisa di ciò che succede in questo mondo, dove poche persone decidono le sorti economiche (e quindi le sorti tout court) dell'umanità. A leggere Grillo sembra di risfogliare un vecchio giallo alla James Bond (oppure Agatha Christie, stile Poirot e i Quattro), con società segrete che hanno per fine il dominio del mondo. E anche Grillo ci scherza su, parlando di cappucci e altre amenità. Ma l'esistenza del Gruppo Bilderberg, attivo dal 1952, che riunisce le 100 persone più influenti del pianeta, è tutt'altro che segreta. Si sa chi sono, quando e dove si riuniscono. Cosa facciano, però, lo si può solo presumere, perché nessuno può assistere ai loro incontri. Tra i 100 incappucciati, anche qualche italiano... Nella parte estesa dell'articolo, copio e incollo da Beppe Grillo. (Continua)

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 102 volte

L'Autre campagne - Cartoline dalla Francia...

 

 Una caratteristica importante delle ultime elezioni presidenziali francesi è l’aver saputo mobilitare le attese e l’azione concreta di moltissime persone. Dopo l’apatia e l’elevato tasso di astensionismo della precedente tornata elettorale, va riconosciuto ai due candidati di avere convinto, e in alcuni casi mobilitato (vedi le banlieues), nuove fasce dell’elettorato d’Oltralpe.

 Un’esperienza particolarmente interessante è stata (ed è) quella dell’Autre campagne (l’Altra campagna), di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, e che oggi, dopo la campagna, s’interroga sul suo futuro. Nel corso di tre mesi d’esistenza, il sito è stato uno spazio d’incontro «per le varie forze sociali, militanti e intellettuali che costituiscono oggi la principale ricchezza della sinistra». In Italia, diversi articoli dell’Altra Campagna sono stati tradotti e resi disponibili on line dal Centro riforma Stato [si veda, in particolare, Sarkozy alla prova dei fatti, NdA]. Uno, invece, l’ho tradotto io e si trova su questo blog. Il materiale è molto interessante e vale la pena di darci un’occhiata.

 Nella parte estesa dell’articolo, traduco «L’Autre campagne… après la campagne», uno scritto di Georges Debrégeas e Thomas Lacoste che delinea le prospettive per il presente, per un’«Altra campagna permanente». Si tratta di una grande risorsa per la Francia che si appresta a sperimentare cinque anni di Sarkozy e sarebbe una risorsa anche da questa parte delle Alpi, se le forze politiche che cercano faticosamente d’aggregarsi a sinistra del Partito democratico trovassero uno strumento analogo per confrontarsi. A un certo punto, gli autori dell’articolo invocano un’apertura oltre le frontiere nazionali, per uno scambio fra le esperienze europee più progressiste. Sarà anche «una risposta collettiva della sinistra europea che permetterà di opporsi alle derive nazionaliste, ai discorsi sul rifiuto e lo scontro di civiltà, vera cancrena del panorama politico europeo».

 E come dimenticare – aggiungo io – l’importanza di tutte le critiche, gli sfottò e gli sberleffi che sono giunti dall’estero e hanno aiutato l’Italia a non perdere il contatto con la realtà durante il quinquennio Berlusconi? C’è sempre bisogno, io credo, all’interno e all’esterno di un Paese, di qualcuno (democraticamente, il numero più ampio possibile di cittadini) disposto a vigilare, a fare il cane da guardia dei valori democratici. È sufficiente accendere la televisione (e sintonizzarsi su un canale qualsiasi) per rendersi conto di come cinque anni di centrodestra al governo abbiano cambiato l’Italia. Basterà avere un poco di memoria per notare la differenza al primo sguardo; a patto di pensarci, però. Perché altrimenti è facile convincersi che tutto sia normale, sotto controllo.

 Penso sia giusto ricambiare il favore e aiutare i nostri vicini francesi a tenere gli occhi ben aperti, a non lasciarsi abbindolare. Monsieur Sarkozy non farà le corna durante una foto ufficiale per far ridere i bambini, ma molti punti del suo programma ricordano straordinariamente i cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi. Con il suo nuovo Presidente, la Francia svolta a destra e si scopre – rischia di scoprirsi – liberista e filoamericana. C’è bisogno del lavoro e dell’energia di molti come antidoto al lavaggio del cervello che cinque anni di governo rischiano di far passare quasi inosservato. Chissà che, collaborando insieme a questo compito, non si finisca con il costruire davvero un’Europa diversa: l’Europa dei popoli e della solidarietà, da contrapporre a quella dei Pil e dell’omologazione.  (Continua)

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 80 volte

Due immagini dal passato (?)

 Come promesso qualche tempo fa, continua la rassegna delle opere di Giuseppe Scalarini, disegnatore attivo nella prima metà del Novecento. Una sua vignetta era stata proposta in questo articolo. Quello che colpisce dei suoi disegni è la loro enorme attualità. Nell’articolo precedente si è parlato della proposta di legge sugli idrocarburi che sarà discussa a breve dal Parlamento iracheno. Un voto favorevole significherebbe per Bush la vittoria nella propria guerra personale, quella per il petrolio, che finirebbe tutto nelle mani di poche compagnie occidentali. Tra queste c’è il gigante di casa nostra, l’Eni, la cui proprietà è per il 32% pubblica, vale a dire dei cittadini. Per esprimere un parere contrario circa la partecipazione dell’Eni alla spartizione del bottino, è importante firmare la petizione on line promossa da Un ponte per… e rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa e al presidente della multinazionale italiana, dottor Roberto Poli. Rispetto agli anni ’30, oggi nulla è cambiato: lo dimostra la vignetta di Scalarini “Il dio della guerra”, che rappresenta una trivella per l’estrazione del petrolio, deformata in chiave “satanica” grazie all'aggiunta di due ali da pipistrello.


 Il secondo disegno, “Pacifismo borghese”, è altrettanto attuale: una non meglio definita “Società per la pace”, invia un “missionario” armato fino ai denti in qualche lontano Paese bisognoso di pacificazione, mentre la Pace in persona piange sullo sfondo.

 Forse tutto questo ad alcuni ricorderà la retorica degli ultimi anni sul ruolo di costruttori di pace dei nostri soldati, tanto in Iraq (a proposito, proprio a Nassiriya, dov’era dislocata la missione italiana, si trova il giacimento che la nostra Eni dovrebbe sfruttare; una coincidenza?), quanto in Afghanistan, dove un mandato Onu piuttosto stiracchiato (la “Società per la pace”?) tenta inutilmente di legittimare il nostro appoggio ai bombardamenti Nato.

 Ma ora taccio, perché, naturalmente, le mie considerazioni altro non sono che malevole illazioni, tipico esempio di sparate retoriche e populiste, condite eventualmente da qualche inclinazione per il terrorismo... Magari un giorno scoprirò con sorpresa che anche io ero affiliato ad Al Qaeda

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 83 volte

Che cos'è la politica (Sara vuole una risposta)

 In un recente commento, Sara mi chiede: “Secondo te cos’è la politica?”. La domanda mi spiazza: è enorme, come si fa a rispondere? E non conosco neppure Sara: per quanto ne so, potrebbe essere in buona fede, oppure avermi fatto di proposito una domanda impossibile, e io non ho saputo cogliere l’ironia. Voglio comunque tentare una risposta: se non altro darà un’idea, all’incauto navigante che si trovi ad affrontare questo tratto di mare, di che cosa deve aspettarsi dal blog. (Continua)

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (0) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 119 volte

L'incontenibile voglia di potere e un articolo di Thomas Heams

Domenica scorsa, le elezioni francesi hanno premiato un candidato forte, aggressivo,  che si è proposto ai suoi concittadini come l’uomo della provvidenza. Questo è accaduto più volte negli ultimi anni. È successo con Silvio Berlusconi in Italia e in Gran Bretagna con Tony Blair. Ma, al di là del personalismo dei governanti, oggi più che mai la politica dei vertici dell’esecutivo appare improntata all’accentramento di gran parte del potere nelle proprie mani. Il caso più eclatante è quello di George W. Bush, eletto a dire il vero non esattamente a furor di popolo e poco credibile nel ruolo di uomo della salvezza. Fidando nella forza delle armi, il Presidente americano non ha esitato a trascinare il suo Paese e il mondo in una guerra permanente, di cui non s’intravede ancora la fine. Senza speranza di poter vincere sul campo, oggi Bush rifiuta di piegarsi al proprio Parlamento, che cerca d’imporgli una data per il ritiro delle truppe dall’Iraq. L’ostinazione di Bush, come del resto la cocciutaggine di un Prodi, incapace di fare marcia indietro su questioni d’importanza capitale per intere comunità (in Val di Susa come a Vicenza) sono fenomeni importanti, rivelatori dell’annacquamento in atto del livello di democraticità delle nazioni e della funzione di rappresentatività dei governanti.In Italia, fino all’anno scorso, sembrava imminente una riforma del sistema istituzionale in senso presidenziale. Giusto un anno fa, tuttavia, i cittadini si sono detti indisponibili, bocciando il tentativo di riforma costituzionale voluto dalla Casa delle Libertà. I  pericoli non sono per questo finiti. Oggi si parla troppo di governance e troppo poco di programmi e di idee. Si scrivono e riscrivono le leggi elettorali e sembra che anche il Capo dello Stato vedrebbe di buon occhio una riforma della Costituzione. Anche la nascita di un guscio vuoto come il Partito Democratico sembra andare nell’ottica di una ricerca spasmodica del governo, a prescindere dalle identità e dai programmi. Stiamo rischiando di vivere l’epoca politica del governo per il governo, del potere fine a se stesso. Nella parte estesa di questo post pubblico la traduzione di un articolo di Thomas Heams, amministratore della Convenzione per la Sesta Repubblica in Francia. Si tratta di un testo incentrato sulla proposta di rinunciare al presidenzialismo alla francese, per trasformare la République assegnando più importanza al Parlamento e al Primo ministro, e meno al Capo dello Stato. Si tratterebbe di una riforma delle istituzioni in senso democratico, che permetterebbe di confrontarsi maggiormente sui programmi, evitando di perdersi in uno scontro di personalità troppo spesso fine a se stesso.Ho deciso di pubblicare questo articolo dopo la vittoria di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali francesi, come antidoto contro pericolose voglie d’imitazione. Anche in Italia, infatti, si è discusso spesso circa l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Qualche anno fa chi non era d’accordo diceva che gli italiani avrebbero votato per Celentano o per Cicciolina. Gli ultimi anni, però, hanno dato corpo a ombre più cupe. L’articolo che segue è pubblicato su gentile concessione del sito dell’Altra Campagna, movimento nato in occasione delle elezioni presidenziali francesi, che riunisce intellettuali, politici, sindacalisti e militanti, animatori di una rete trasversale di dibattito e azione politica all’interno della quale s'incontrano diverse esperienze e culture della sinistra. La traduzione – si prega di avere pazienza – è opera mia. (Continua)

Inviato da mariobadino (Politica) :: Commenti (2) :: Permalink :: Trackback (0)
Questo articolo è stato letto 152 volte