Campagna elettorale
Premetto che se dipendesse da me tirerei una scarpa in testa a tutti e, invece di votare, veramente questa volta me ne andrei al mare, ai monti e in ogni luogo (ultimamente la “valanga” democristiana mi sta facendo assumere un tono neotestamentario). Però uno non fa campagna contro l’astensione al referendum per poi restare a casa alle politiche. Sembrerà strano, ma tutti i discorsi sul segnale da lanciare non votando cadono improvvisamente quando l’alternativa è attenersi alle decisioni di chi alle urne c’è andato. E alle urne i clienti e i convinti di entrambi gli schieramenti (due categorie che non mancano mai, la prima la capisco, la seconda no) ci andranno di sicuro, per permettere ai Veltrusconi di turno di proclamarsi portavoce della maggioranza del Paese (cosa che avverrà puntualmente, anche se una parte consistente degli elettori sarà rimasta a casa).
Così voterò, non perché ci creda, non perché ci speri, ma – ad esempio – perché lo chiede la Costituzione (l'art. 48 indica nel voto un «dovere civico»), che voglio vedere applicata, non cambiata. Voterò perché un non voto non serve a nessuno: alle politiche non è previsto il quorum! Voterò perché tale azione impegna dieci minuti di una giornata che dopo, a essere rapidi e recandosi presto al seggio, potrà lo stesso essere spesa al mare, ai monti e in ogni (altro) luogo, certo non davanti al televisore come facevo da bambino a Mondovì (Cuneo), a casa dei nonni, a guardare gli exit poll, per sapere se avrebbe vinto la diccì o se invece saremmo morti tutti comunisti. (Continua)
Questo articolo è stato letto 78 volte
Tutti contro il PD o la sinistra muore (di Giulietto Chiesa)
Copio e incollo dal sito Megachip (che pubblica con una licenza Copyleft, che incoraggia la libera riproduzione e diffusione del materiale) un articolo di Giulietto Chiesa sull'«ultima possibilità» della sinistra istituzionale. Sconfortato, in attesa delle elezioni, cercherò di proporre analisi della situazione (mie e altrui) per cercare di vedere cos'è ancora fattibile... L'articolo è anche comparso sul manifesto di oggi (13 febbraio 2008).
Tutti contro il PD o la sinistra muore
di Giulietto Chiesa
Non c'è più tempo per l'analisi e, del resto, non ce n'è nemmeno troppo bisogno. Perché le cose sono divenute chiare da sé. E' tempo di decisioni e di chiarezza. Do il mio contributo, anche perché sollecitato a farlo da più parti.
Andiamo a elezioni che significheranno una grave sconfitta dell'intero movimento democratico, non soltanto della sinistra. Chi ha provocato questa catastrofe? L'elenco dei responsabili è lungo. In esso trovano posto anche tutti e quattro i soggetti della “cosa rossa”. Ma il posto principale è tutto del Partito Democratico di cui, non a caso, il portabandiera oggetto delle più ampie lodi dei poteri forti, è Walter Veltroni. Lasciamoglielo!
Incredibile a dirsi c'è ancora gente che pensa che il Partito Democratico sia un partiro di sinistra. Moderato ma di sinistra. Invece l'operazione – di successo – che questa sigla ha compiuto è quella di traghettare al centro una parte dell'ex elettorato di sinistra. Non c'è scusante per chi finge di non accorgersene. Il Partito di Montezemolo non può rappresentare gli operai della ThyssenKrupp, o i precari.
Veltroni annuncia di correre da solo, scaricando tutti gli alleati del centro-sinistra che si sono dissanguati e anche abbastanza sputtanati a sua difesa. I partiti della “cosa rossa” vanno a pietire alla sua corte invece di capire, finalmente, che i giochi sono stati chiusi. Balbettano perché non si rendono conto, nemmeno adesso, che non c'è più partita alle vecchie condizioni. Subita la sconfitta pensano a un nuovo centro-sinistra con il Partito Democratico. Non vedono che sarà il Partito Democratico a negarglielo. E ciò è tanto più inescusabile di fronte all'evidenza: dopo le elezioni Berlusconi e Veltroni si metteranno d'accordo per cambiare insieme la Costituzione e la legge elettorale. Per questo, se lo scarto tra la destra e il PD sarà contenuto, potranno ancora meglio coprire l'inganno, dicendo che non se ne può fare a meno. A quel punto potranno, con vantaggio reciproco, chiudere i conti con tutte le opposizioni, privare i cittadini di ogni possibilità di reazione organizzata e democratica, blindare, con un bipartitismo tanto perfetto quanto truffaldino, la scena politica del paese. Poi si combatteranno, come si combattono democratici e repubblicani in America, ma all'interno della Casta, pronti a bastonare chiunque si opporrà ai loro termovalorizzatori, alla privatizzazione dell'acqua, alla privatizzazione della giustizia, al monopolio dell'informazione.
C'è una sola risposta possibile, opposta a quella che alcuni della “cosa rossa” stanno già avanzando: Veltroni corra da solo dappertutto. (Continua)
Questo articolo è stato letto 55 volte
Chiacchiere e bugie
La foto che vedete rappresenta (un po’ in ritardo, visto che ormai siamo in quaresima) i dolci tipici del carnevale: le chiacchiere, come sono chiamati in alcune regioni d’Italia, o le bugie, come si dice altrove. Il carnevale – per alcuni – è una festa triste: la maschera che copre il viso non esprime lo stato d’animo reale; è (appunto) una maschera e della festa simula l’allegria. Secondo più di un’indagine, condotta da più di un istituto (non citerò nulla di preciso, ché questo è un articolo composto a braccio) l’Italia si sta impoverendo. Le «famiglie» sono divenute un termine abusato della discussione politica, però negli ultimi 7-8 anni hanno continuamente perso benessere e potere d’acquisto. Le belle parole sono chiacchiere e, spesso, le chiacchiere bugie. Nel nome della famiglia, ad esempio, si cerca di aggredire chi non rientra nei canoni della famiglia tradizionale. O perché non vuole rinchiudere un rapporto entro le forme (religiose o civili) di un contratto, o perché non può, com’è il caso di tanti omosessuali, ma anche di quei coniugi in attesa di divorzio che sperimentano ogni giorno quanto i tempi dell’amministrazione pubblica italiana siano lontani da quelli della Francia dello sposo (nuovamente) novello Sarkozy.
Sabato a Roma hanno sfilato in 15 mila per protestare contro le ingerenze vaticane nella vita civile italiana. Hanno sfidato il mondo della politica, autonominatosi, in maniera trasversale agli schieramenti parlamentari, custode dello Stato della Chiesa. Hanno sfidato il sistema mediatico, schierato con compattezza a sostegno delle posizioni del pontefice (di quasi tutte, insomma, con qualche distinguo, come nel caso dell’attacco "ratzista" a Harry Potter). (Continua)
Questo articolo è stato letto 41 volte
Museo degli orrori
Nei prossimi giorni pubblicherò il resoconto di un incontro avvenuto, in occasione della Giornata della Memoria, con l'ex deportata valdostana Ida Désandré e la proiezione di un filmato su un'altra ex deportata politica, Anna Cherchi. Pubblicherò anche il sunto di una mostra a cura dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi di sterminio) che, in qualità d'insegnante, ho allestito a scuola. Ho deciso di lasciare un po' di spazio all'orrore assoluto, perché credo che sia l'unico modo per fare caso ai piccoli o grandi orrori quotidiani cui i telegiornali ci hanno assuefatti.
Tutto questo mentre il potere briga per conservarsi, mentre la crisi di governo apre le porte a un Berlusconi che (leggo sulla Stampa di oggi) sarebbe disposto a candidare uomini di Forza Nuova. Mentre Veltroni accetterebbe di lasciare Roma commissariata per un anno.
Davanti all'orrore, questi personaggi sono solo macchiette. Ma - si perdoni la libertà delle mie riflessioni - io vedo in essi i responsabili di un presente sfasciato ed egoista, dove si allarga la forbice della disuguaglianza, come ci ha detto, recentemente, Bankitalia. Un Paese dove il 45% della ricchezza nazionale è nelle mani del 10% delle famiglie, dove gli incidenti sul lavoro sono all'ordine del giorno e dove chi fa notare queste cose è accusato di qualunquismo.Un Paese dov'è possibile che la violenza torni a violentare il diritto, alla ricerca di capri espiatori sempre nuovi, dai lavavetri ai sospetti di non sottomissione al mercato e all'ideologia della crescita. Dov'è comune acquistare cacciabombardieri di nuova generazione per difendere la democrazia. Stasera all'espace populaire assisterò a un dvd sulla resistenza nonviolenta al nazismo in Danimarca.
Forse, anche nell'abisso, una via alternativa è possibile.
Questo articolo è stato letto 52 volte
Monnezza (3)
Nelle ultime settimane, la scoperta che in Campania esiste un problema rifiuti ha mandato in fibrillazione i media e il governo. Romano Prodi, dopo aver detto che avrebbe risolto tutto in 24 ore (ricordiamocene alla prossima emergenza, tra qualche mese o tutt’al più un annetto), si è limitato a nominare l’ex capo della polizia De Gennaro commissario ai rifiuti con pieni poteri (potrà interrogare la monnezza tutto il tempo che vorrà, senza bisogno dell’autorizzazione del giudice, e forse anche calcare un po’ la mano per spaventare l’interrogata, in modo che non le venga l’uzzolo di raccontargli eco-balle). Il presidente del consiglio ha anche previsto la costruzione di tre inceneritori, che secondo lui dovrebbero risolvere il problema alla radice. Nessuna speranza, invece, per una legislazione che imponga di produrre meno rifiuti e di utilizzare solo materiali interamente riciclabili.
La finanziaria 2008, a questo proposito è emblematica, perché ha approvato due proroghe per il ciclo dei rifiuti, senza le quali l’Italia avrebbe finalmente imboccato dal 1° gennaio 2008 la strada di una gestione più sostenibile. La prima riguarda lo stop allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in discarica, che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° gennaio 2000. La seconda riguarda l’obbligo del passaggio da tassa a tariffa, prevista inizialmente per il 1° gennaio 1999. Stiamo parlando, rispettivamente di 8 e 9 anni fa, e invece ancora non se n’è fatto nulla.
Ma la manovra 2008 (nei suoi aspetti ambientali) è stata bocciata senza appello dal presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, secondo il quale: «l’ambiente, nella Finanziaria 2008, è stato relegato in un angolino. Nessun provvedimento strutturale, nessuna misura coraggiosa che ponga la manovra 2008 in continuità e rafforzamento rispetto alla precedente». Nessuna novità positiva, insomma. Ad esempio, si torna a investire sulle infrastrutture e sul trasporto su gomma, a scapito dei pendolari. Nel complesso la manovra 2008, ha detto Cogliati Dezza, «non racchiude nessuna strategia di ampio respiro su tematiche fondamentali come trasporti e rifiuti, ma anche le disposizioni per un vero risparmio energetico». (Continua)
Questo articolo è stato letto 47 volte
Monnezza (2)
Immagino che i miei 25 lettori (per dirla manzonianamente ma, in questo caso, con qualche ragione in più) abbiano già avuto modo di vedere questo video sul blog di Beppe Grillo, dal quale l’ho tratto. Chi non l’avesse fatto, clicchi sopra l’immagine, e si renderà meglio conto di che cosa sia diventata non l’emergenza, ma la norma, circa la questione rifiuti in Campania. In poche parole, si tratta di un giro di perlustrazione effettuato in loco dai corrispondenti dei giornali esteri in Italia. È stato ribattezzato “spazzatour”. Potrete assistere, fra l’altro, all’utilizzo come fertilizzante di materiale derivato da rifiuti tossici. E vi domando: quale raccolto per questi campi contaminati? A me viene in mente il titolo di una versione di latino con la quale mi sono confrontato in prima superiore: "L'Italia è una terra bella e ubertosa".
Quella campana è una tragedia: ora che Napolitano se n’è accorto possiamo dirlo tutti, così tutti ripetono che bisogna intervenire immediatamente. Ma ai toni decisi, ai proclami, seguono decisioni sconsiderate. L’emergenza ha sete di discariche. L’emergenza ha sete d’inceneritori. E i cittadini che protestano sono i soliti delinquenti, oppure deficienti che non hanno capito, bestie che amano razzolare nelle loro deiezioni. Questo è ciò che pensano le sfere più alte, pare…
Ma se chiedessimo un parere ai tecnici? Sull’Unità di ieri, tanto per fare un esempio, il professor Giovan Battista de’ Medici, geologo e idrogeologo, docente all’Università Federico II di Napoli, e consulente del Commissariato straordinario all’emergenza rifiuti ai tempi di Bertolaso, giudica la discarica di Pianura una scelta folle. Folle perché situata all’interno di un parco naturale, ma soprattutto folle perché si trova in una zona vulcanica attiva, a forte rischio di bradisismo. E anche il pericolo d’inquinamento delle falde acquifere (falde idrotermali) sarebbe estremamente concreto.
In qualità di consulente del commissario Bertolaso, de’ Medici aveva proposto alcuni siti alternativi, che rispondevano a requisiti di «lontananza dai centri abitati» e «raggiungibilità». Erano terreni di non grande «pregio paesaggistico o economico» e soprattutto erano «impermeabili». Si trovano in provincia di Avellino, in Alta Irpinia e Baronia, ma nessuno li ha voluti utilizzare e, anzi, la relazione che de’ Medici ha tenuto lo scorso 27 luglio presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti è stata perfino secretata. Quali sono allora gli interessi che si nascondono dietro l’emergenza? Perché certe proposte sono sponsorizzate ad altissimo livello e altre, semplicemente, nascoste?
«Dio, liberaci dall’immondizia», ha chiesto il teologo campano Antonio Rungi in una preghiera composta ad hoc e ciò che sulle prime può sembrare assurdo (la spazzatura non è esattamente una piaga inviata dal Cielo) si chiarisce con la richiesta allo Spirito Santo di «illuminare e guidare coloro che hanno responsabilità governative». Sarebbe anche ora, viene spontaneo pensare.
Anche perché sembra prevalere la linea della riapertura del sito di Pianura, nonostante tutto. In attesa che sia completato l'inceneritore di Acerra. E, a proposito di inceneritori, il solito Beppe Grillo pubblica questi dati interessanti, forniti dall'Arpa Piemonte (probabilmente, il solito covo di sinistrorsi eversivi, come suppongo direbbe il ministro Bersani!). E ora un piccolo gioco, in stile Settimana enigmistica: cliccate su Continua e trovate, nella tabella, le 10 piccole correlazioni tra inceneritori e patologie tumorali! (Continua)
Questo articolo è stato letto 42 volte
Buon 2008!
Così ci siamo: anno nuovo vita nuova e via discorrendo. Mi piacerebbe tuttavia che il navigante tornasse con la mente a un anno fa, al principio del 2007. Questo blog, allora, neppure esisteva, ma stava muovendo gli ultimi incerti passi quello vecchio, che tenevo su una piattaforma commerciale
(non vi ci rimando neppure, non ne vale la pena, se proprio ci tenete
provate con un motore di ricerca). Più o meno in questi giorni, un anno
fa, mettevo in rete una poesia d’auguri, scritta con un occhio all’Iraq, dove Saddam Hussein veniva impiccato con la benedizione di Washington, ansiosa di mostrare ai popoli mediorientali i vantaggi della democrazia, e uno alla Palestina, con i Territori stretti nella morsa della repressione israeliana. 365 giorni dopo, nonostante alcune luci (la moratoria sulla pena di morte, ad esempio) e alcune ombre nuove (quanto sta accadendo in Birmania, per dirne una, o in questi giorni in Kenya), trovo che i versi della poesia siano ancora – drammaticamente – attuali. Così li ripropongo. Il titolo è Ancora due dita di sciampagna.
Auguri cari, auguri,
auguri di buon anno,
d’un poco d’entusiasmo
e di felicità. Brindiamo
ai territori martoriati
e ai supermercati,
al giro d’orizzonte, largo, ai sogni.
L’umanità si stringe
tra le macerie calde
di un palazzo o un ideale,
si sputa sulle mani impolverate
per liberarsi il viso.
Auguri anche agli eroi del Paradiso,
ai martiri ch’esplodono,
democrazie che scoppiano.
A chi s’è fatto d’henninger,
chi preferisce Ratzinger,
chi proprio non ci pensa
e tanti auguri all’umile.
E già che ci siamo, ecco alcune fra le parole nuove ascoltate in questo inizio d'anno: (Continua)
Questo articolo è stato letto 87 volte
Caro Grillo, da che parte stai?
Trovo interessante il post di oggi di Beppe
Grillo, che rimanda a un articolo del New York Times sulla decadenza italiana e
il V-Day. Il giornale Usa riassume la crisi del Belpaese nei seguenti elementi:
poca dimestichezza con le nuove tecnologie; stipendi bassi; pochi investimenti
dall’estero; poca crescita; pensioni, debito pubblico e costo
dell’amministrazione pubblica troppo elevati; aumento della povertà (l’11%
delle famiglie italiane vive sotto il livello di povertà e il 15% ha
difficoltà ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio). Il 70% degli
italiani tra i 20 e i 30 anni, inoltre, vive a casa dei genitori. Molti dei più
brillanti sono costretti a lasciare l’Italia. (Continua)
Questo articolo è stato letto 116 volte


























