Quale efficientismo?
Negli ultimi tempi sembra che l'efficientismo sia diventato la virtù decisiva, in politica come già nell'economia. Nel (disgustoso) lessico politico italiano è entrato in uso il termine governance, con il quale si indica l'esigenza (vera) di poter prendere decisioni in tempi brevi e senza dovere ogni volta mettere tutto in discussione. Il problema è che, spesso, la governance si traduce nel desiderio del governo per il governo, dove non importa che cosa si vuol fare, quanto il fatto di farlo. Un esempio su tutti: il Partito democratico. L'errore del PD non è mettere in soffitta un'alleanza disomogenea e incapace di durare. Ma tanto i Ds quanto la Margherita avevano sottoscritto il famoso programma dell'Unione: dal momento che quelli che si presentano come il nuovo che avanza sono anche quelli che in due anni non hanno realizzato ciò che avevano promesso, oggi Veltroni pensa di galvanizzare gli animi convincendoci che ciò che non ha funzionato prima funzionerà ora perché, correndo da soli, non è possibile litigare. Tutto ciò (per ragionevole che sia) non spiega in alcun modo che cosa si intenda realmente fare delle promesse, vecchie e nuove, quale sarà il destino delle leggi ad personam approvate dal governo di centrodestra e mai cancellate da quello di centrosinistra, del conflitto d'interessi, del riscaldamento globale e di tanto altro ancora. Non spiega in che cosa il nuovo che avanza dovrebbe differenziarsi dalla politica di un eventuale governo targato PDL, soprattutto riguardo ai temi della crescita del PIL (oggi l'ideologia trasversale agli schieramenti), alla laicità dello Stato e a situazioni calde, che vedono le comunità locali in lotta con la politica istituzionale per difendere se stesse e il proprio territorio.
(Continua)
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E' lecito invitare all'astensione? Un'interrogazione parlamentare
Durante il mese scorso mi sono occupato più volte del referendum propositivo in Valle d'Aosta. Era il primo caso di referendum propositivo in Italia, un'occasione unica per far valere uno strumento autenticamente democratico di partecipazione del cittadino alla vita politica della sua comunità. Col referendum propositivo si potrebbero proporre - lo dice la parola - molte cose. Ad esempio, di bandire dal Paese le armi atomiche (ce ne sono una novantina tra la base di Aviano e quella di Ghedi). Dobbiamo accontentarci della proposta di legge d'inziativa popolare per la quale in questi giorni si stanno raccogliendo le firme. Ma una proposta di legge d'iniziativa popolare dev'essere poi discussa (e approvata) dal Parlamento. Una proposta sottoposta a referendum propositivo, invece, non ha bisogno di altri passaggi: è il cittadino che decide, recandosi alle urne. Contro il referendum (o, a sentir loro, contro i 5 quesiti proposti) si sono scagliati i rappresentanti del Palazzo locale, che hanno pubblicamente invitato i cittadini all'astensione. In altre parole, a non andare a votare. Di questo comportamento (che non mi sembra per nulla democratico) ho già scritto nei giorni della campagna elettorale. Non sapevo però che in Parlamento qualcuno si stesse ponendo le stesse domande. Nella seduta della Camera del 15 novembre (e quindi 3 giorni prima del referendum), l'onorevole Bruno Mellano, della Rosa nel Pugno, ha posto un'interrogazione al ministro dell'interno circa il comportamento del presidente-prefetto Caveri, figura di spicco del fronte astensionista. Copio e incollo dal sito della Camera.
Ho scritto all'onorevole Mellano per sapere se il ministro aveva risposto. A quanto pare, niente. Il deputato della Rosa nel Pugno, infatti, mi ha risposto:
Egregio signor Badino,
purtroppo il Ministro non ha ancora risposto, speravo che vista l'imminenza con la consultazione referendaria rispondesse con un canale preferenziale ma purtroppo non è stato così. Quando arriverà la risposta potrà leggerne il contenuto dal sito della Camera dei deputati nella mia pagina personale.
Colgo l'occasione per inviarle cordiali saluti,
On. Bruno Mellano
Di seguito, il testo dell'interrogazione parlamentare.
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Una piccola disavventura e qualche considerazione sul fallimento del primo referendum propositivo in Italia
Questo articolo è suddiviso in 4 parti:
1 – Il mio arrivo trionfale al seggio;
2 – Il referendum;
3 – Oltre le Colonne di Pont-Saint-Martin
4 – Un poco più in là (Genova per noi)
1 – Il mio arrivo trionfale al seggio.
Ieri pomeriggio, all’entrata della scuola media Luigi Einaudi, dove si trova il mio seggio, volevo fotografare un cartello da mettere sul blog. Un carabiniere di guardia si è avvicinato, mi ha domandato che cosa stessi facendo. Quindi mi ha chiesto i documenti e ha preso nota dei miei dati. Ha anche scritto su un registro il resoconto dell’accaduto. Soltanto allora mi ha chiesto perché mai stessi fotografando quel cartello bianco con la scritta nera «Ai seggi» e la freccia. Gli ho risposto che mi serviva come illustrazione per un articolo del mio blog. Allora si è rassicurato e mi ha spiegato che, se glielo avessi detto all’inizio, lui non avrebbe avuto nulla da ridire. Soltanto, gli era sembrato strano vedere qualcuno che faceva una foto proprio lì, il giorno del referendum… «Con i tempi che corrono!»
Appurato che non ero un terrorista, ho potuto salire le scale e sono andato a votare. Quando sono tornato giù per uscire, il carabiniere mi si è avvicinato e mi ha chiesto, con un certo imbarazzo, se per caso il mio fosse un blog di tipo politico e, per così dire, “contestatore”. Politico sì, ho risposto. Eversivo no. Il carabiniere è stato molto gentile e, al suo posto, anch’io avrei trovato strano qualcuno che si fosse messo a fotografare cartelli all’entrata di una scuola sede di seggio. Ma il dialogo mi ha fatto pensare: possibile che “contestare” sia divenuto sinonimo di “sovvertire”? (Continua)
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Io almeno ho votato!
Partecipa anche tu alla petizione on line per introdurre il referendum propositivo in Italia e abolire il quorum!
Anche se non rappresento in nessun modo i comitati referendari, avevo sperato nel successo dei referendum. Non è andata bene, sarà per la prossima volta.
A quel 27,6% dei cittadini che è andato a votare esprimo, di cuore, il mio ringraziamento.
Piccola iniziativa:
Se hai votato e pensi di aver fatto il tuo dovere (e naturalmente se hai un sito o un blog), scarica il "calendario" qui a fianco e usalo come banner: a meno di errori da parte mia, ti basterà copiare e incollare il codice <a href="http://mariobadino.noblogs.org/post/2007/11/19/io-almeno-ho-votato"> <img style="vertical-align: top; border: 0px;" src="http://mariobadino.noblogs.org/gallery/516/banner_post_referendum.jpg" alt="18 novembre - Io almeno ho votato!" /></a>
Se non dovesse funzionare, ti prego di comunicarmelo.
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Domani il primo referendum propositivo d'Italia
Oggi è sabato e c’è il silenzio elettorale, ma penso di poter raccontare lo stesso la giornata di ieri e l’incontro conclusivo della campagna referendaria in piazza Chanoux, ad Aosta. Incomincio col dire che faceva un freddo cane e c’era da congelare a star fermi ad ascoltare i comizi, così ho girovagato qua e là, armato di macchina fotografica. Incontro conclusivo e, occorre aggiungere, castagnata gratuita per tutti i presenti. Per chi non conosce Aosta, specificherò che nella vita pubblica locale i momenti veramente partecipati sono pochi, pochissimi quelli legati a ragioni eminentemente politiche o civili. Questa di cui parlo è una piacevole novità. Alcuni proiettori dipingono scritte sui palazzi che circondano la piazza. “18 novembre”, recita la prima diapositiva. La seconda invita a votare “Sì” ed è ripetuta in patois e in francese. Ma quelle veramente significative sono la terza e la quinta: “Niente paura”, dice l’una; “Penso dunque voto”, incalza l’altra. Già, perché la campagna referendaria è stata caratterizzata dall’invito, da parte dei partiti di governo (Union valdôtaine, Stella alpina e Fédération autonomiste), a boicottare le urne, a non andare a votare, come ricorda dal palco Léonard Tamone dell’Arcobaleno, che parla, indignato, di messaggi di questo tenore diffusi via sms, in aggiunta ai manifesti, ai volantini, agli spazi radiofonici a pagamento e ai comizi.
Nelle ultime settimane, da queste parti ci siamo arrovellati non poco per cercare di capire se l’appello a disertare le urne da parte delle istituzioni (da parte, ad esempio, del Presidente della Regione, Luciano Caveri, facente – tra l’altro – funzioni di prefetto) fosse non dico eticamente accettabile, ma più semplicemente legale. Voglio citare, in proposito, alcune parole scritte pochi giorni fa: "Il non voto è una scelta, ma non segreta e quindi non libera, e quindi più vicina al regime che alla democrazia". Questa dichiarazione non viene da un esponente del comitato referendario: sono le parole scritte da un parroco, Don Ugo Busso, in un articolo pubblicato dal Corriere della Valle d’Aosta, il settimanale diocesano. (Continua)
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Quei cartelloni vergognosi
La prima volta che lo vedo non ci credo. Possono farlo davvero? È legale? Uno si aspetta che un partito al governo da 30 anni (parlo dell’Union Valdôtaine e del governo valdostano) abbia acquisito un po’ di senso delle istituzioni. Ma evidentemente sbaglio, se è vero ciò che ho davanti agli occhi. In un cartellone (che subito fotografo) siamo invitati a disertare l’appuntamento del 18 novembre, il primo referendum propositivo d’Italia. Così: né più né meno… Come se andare a votare non fosse un dovere civico o come se il nuovo strumento non avesse un’importanza intrinseca, che va oltre il testo dei singoli quesiti referendari. Nessuno obbliga nessuno a votare sì, ci mancherebbe, ma andare contro un istituto come questo, in un momento in cui i cittadini cercano in tutti i modi lo spazio per esercitare un po’ di democrazia diretta, è onestamente offensivo. “Pas de sens, pas de vote”: nessun senso, niente voto. Come se i cittadini non avessero la capacità di discernere se un referendum sia importante o meno, come se gli elettori avessero bisogno del permesso di qualcuno per andare a votare. O della balia.
Senza contare che i signori che c’invitano a disertare le urne non han tenuto conto di un problema. Dal momento che la consultazione delle liste elettorali è pubblica, l’invito all’astensione rischia di suscitare la tentazione di controllare il voto: se chi è contrario al referendum invece di votare no se ne rimane a casa, infatti, qualche simpaticone potrebbe contare quelli che hanno affluito alle urne e metterli sul suo libro nero… Possibile che i garanti delle nostre istituzioni regionali non vi abbiano pensato? O non sarà piuttosto per questo che boicottano l’appuntamento referendario?
Comunque la si metta, mi sa di presa in giro… Ospito le considerazioni di Francesco Cordone, un Amico di Comboé, che, dopo aver visto i cartelloni incriminati, è rimasto anche peggio di me e ha iniziato a consultare testi giuridici nel tentativo di rispondere a questa domanda: ma è legale invitare al non voto?
Oggi ho visto in piazza della Repubblica, negli spazi riservati alla campagna referendaria, i primi manifesti dell’alleanza Union, Fédération e Stella alpina che invitavano all’astensione. La cosa mi è parsa così grottesca, antidemocratica e illegittima che subito, sdegnato, mi sono rivolto a persone certamente più competenti per avere lumi sulla questione. Ebbene, chi per un verso chi per l’altro, hanno cercato di condurmi a più miti consigli e ad abbandonare le mie bellicose idee. Ora, sbollita l’ira iniziale, voglio però proporre queste mie brevi riflessioni, frutto di alcune letture notturne di questi ultimi giorni. (Continua)
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Il primo referendum propositivo in Italia (qualcuno comincia a parlarne...)
A quanto pare, qualcosa si sta muovendo. A furia di mandare email in giro la notizia dell'appuntamento del 18 novembre sta varcando i sacri confini della Regione. Ricapitolo brevemente: per la prima volta in Italia - ma altrove è già consuetudine - il cittadino diventerà legislatore, nel senso che se il quorum sarà raggiunto (è sufficiente il 45%) e se viceranno i sì le proposte di legge presentate dal comitato referendario saranno trasformate in leggi regionali. Obbligatoriamente. Questo significa che è il cittadino che decide e nessun altro per lui. Chi non è d'accordo con le proposte in esame può votare No, naturalmente... Ma invito tutte e tutti a votare, a non ascoltare le sirene di chi sta impostando la propria campagna sull'invito all'astensione. Il voto è un diritto e un dovere e spiace doverlo ricordare a chi da trent'anni (l'Union Valdôtaine) ha responsabilità di governo... Intanto, a furia di mandare email, qualcosa si è ottenuto. Del referendum parlano i siti che linko qui sotto. Siccome senza grandi mezzi a disposizione si è già ottenuto qualcosa (è bastata la posta elettronica) invito tutte e tutti gli interessati a fare lo stesso e inondare di mail i principali siti d'informazione. E' la prima volta che in Italia c'è uno strumento come questo; estendiamolo a tutte le regioni: non lasciamocelo portare via!
Tra l'atro, ho scoperto che c'è una petizione on line per chiedere al Parlamento italiano di introdurre il referendum propositivo in tutta Italia e abbassare il quorum del referendum abrogativo. Io ho firmato l'8 novembre 2007 ed ero il n... 49! Di solitoin queste petizioni ci sono migliaia di firme: diamoci da fare!
Hanno lanciato la notizia (in rigoroso ordine alfabetico): Beppe Grillo, espace populaire, Gli Amici del Vallone di Comboé, io (eh eh!), Piero Ricca, referendumvda.org, Vera Informazione.
Sull'argomento leggi anche questo e questo.
Sulla politica valdostana leggi Curzio Maltese su Repubblica.
Hai un blog? Scarica il "calendario" qui sotto e usalo come banner: se non ho sbagliato qualcosa, ti basterà copiare e incollare il codice <a href="http://www.referendumvda.org/"> <img style="vertical-align: top; border: 0px;" src="http://amicicomboe.noblogs.org/gallery/659/62964-logo.gif" alt="18 novembre - Decido anch'io!" /></a>
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Appello dell'Espace populaire per il 18 novembre - Il primo referendum propositivo d'Italia
Pubblico l'appello che abbiamo scritto come Arci Valle d'Aosta per far conoscere l'appuntamento elettorale del prossimo 18 novembre: in Valle d'Aosta, infatti, si terrà il primo referendum propositivo d'Italia. Qualcuno, nel Palazzo, invita a disertare il voto. "Pas de sens, pas de vote" è il suo slogan. Niente senso, niente voto. Trovo scorretto che chi governa inviti all'astensione. Trovo che ognuno possa decidere CHE COSA votare, ma il fatto di votare non è solo un diritto: è anche un DOVERE civico. Nel frattempo, nel resto d'Italia, non si parla minimamente di questo strumento popolare, per ora ancora unico nella storia del nostro Paese. Neanche come gossip. Ma tornerò sull'argomento: ora lascio spazio all'appello.
In una pubblicità di alcuni anni fa, la Valle d’Aosta era raffigurata come un’isola. Così è rimasta nell’immaginario collettivo, se è vero che basta partecipare a una manifestazione nazionale (quella dello scorso 20 ottobre a Roma) perché un sacco di gente si raduni intorno allo striscione «La sinistra della Valle d’Aosta». «Ma siete la sinistra dell’Union Valdôtaine?», ci domanda uno. E ancora: «Parlate francese o italiano?». Della regione più piccola d’Italia, in effetti, non si conosce molto e questo fatto ha risvolti sull’immobilismo, sociale e politico, della vita valdostana, governata da 30 anni dallo stesso partito. Una situazione che favorisce l’arroccamento intorno al proprio ombelico e rende difficile il confronto con i fenomeni e i processi che si sviluppano nel resto del Paese. Eppure a volte, come per incanto, la nostra realtà periferica vive un sussulto e nascono cose nuove, difficilmente prevedibili in una regione a conduzione semi-famigliare. È il caso del prossimo 18 novembre, quando i cittadini valdostani saranno chiamati a esprimersi su una nuova legge elettorale attraverso un referendum propositivo. (Continua)
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