Social Card e fine del mondo: Galapagos, Pallante, Mercanti e quel «furbo» di Tremonti
mariobadino | 29 Novembre, 2008 23:02
1. Mettere in sicurezza le scuole per sconfiggere la crisi
«Centinaia di miliardi stanno cadendo a pioggia sul sistema finanziario (a difesa dei risparmiatori, è l'alibi) e per cercare di sostenere i consumi. Il tutto in base a un principio semplice che altre volte ha funzionato: se decine di milioni di cittadini spendono un po' di più, sicuramente la ripresa poi decollerà». Questo, secondo Galapagos (il manifesto del 27 novembre), è il ragionamento del governo. Un po’ scherzando e un poco no, anch’io da adolescente, durante le crisi economiche degli anni ’90, giustificavo le spese e gli sprechi della mia vita quotidiana con la necessità di sconfiggere la crisi. Sostenere i consumi, tuttavia, ha un piccolo inconveniente: quello di riproporre «il solito modello di crescita, che non modifica di una virgola i rapporti sociali e la distribuzione del reddito». Nella sua riflessione, il giornalista del manifesto cerca di andare oltre, citando i dati esposti da Guido Bertolaso alla Camera, secondo i quali la «messa in sicurezza delle scuole» italiane, diventata d’attualità dopo il crollo mortale nella scuola di Rivoli, costerebbe 13 miliardi. «Una cifra enorme», commenta Galapagos. «In gioco però non c'è solo la sicurezza dei ragazzi, ma un modello di sviluppo e di intervento nell'economia diverso. Immaginate che impulso anti-recessivo potrebbe arrivare da 13 miliardi impiegati nell'edilizia scolastica. E quanto lavoro si potrebbe creare con questo “investimento in civiltà”. Ma la civiltà a questo governo non interessa. Le scuole private invece sì». Galapagos invoca una serie d’investimenti sul welfare, per garantire servizi ai cittadini e creare nuovi posti di lavoro. «Il modello di Tremonti», però, «è quello spettacolare e miserabile della social card: 40 euro al mese possono far comodo a chi vive nella miseria, ma non ne cambiano la condizione miserabile di vita». Lo stesso discorso varrebbe per la sanità: (Continua)