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Social Card e fine del mondo: Galapagos, Pallante, Mercanti e quel «furbo» di Tremonti

mariobadino | 29 Novembre, 2008 23:02

 Barcellona, mercato della Boqueria
 1. Mettere in sicurezza le scuole per sconfiggere la crisi
 
 «Centinaia di miliardi stanno cadendo a pioggia sul sistema finanziario (a difesa dei risparmiatori, è l'alibi) e per cercare di sostenere i consumi. Il tutto in base a un principio semplice che altre volte ha funzionato: se decine di milioni di cittadini spendono un po' di più, sicuramente la ripresa poi decollerà». Questo, secondo Galapagos (il manifesto del 27 novembre), è il ragionamento del governo. Un po’ scherzando e un poco no, anch’io da adolescente, durante le crisi economiche degli anni ’90, giustificavo le spese e gli sprechi della mia vita quotidiana con la necessità di sconfiggere la crisi. Sostenere i consumi, tuttavia, ha un piccolo inconveniente: quello di riproporre «il solito modello di crescita, che non modifica di una virgola i rapporti sociali e la distribuzione del reddito». Nella sua riflessione, il giornalista del manifesto cerca di andare oltre, citando i dati esposti da Guido Bertolaso alla Camera, secondo i quali la «messa in sicurezza delle scuole» italiane, diventata d’attualità dopo il crollo mortale nella scuola di Rivoli, costerebbe 13 miliardi. «Una cifra enorme», commenta Galapagos. «In gioco però non c'è solo la sicurezza dei ragazzi, ma un modello di sviluppo e di intervento nell'economia diverso. Immaginate che impulso anti-recessivo potrebbe arrivare da 13 miliardi impiegati nell'edilizia scolastica. E quanto lavoro si potrebbe creare con questo “investimento in civiltà”. Ma la civiltà a questo governo non interessa. Le scuole private invece sì». Galapagos invoca una serie d’investimenti sul welfare, per garantire servizi ai cittadini e creare nuovi posti di lavoro. «Il modello di Tremonti», però, «è quello spettacolare e miserabile della social card: 40 euro al mese possono far comodo a chi vive nella miseria, ma non ne cambiano la condizione miserabile di vita». Lo stesso discorso varrebbe per la sanità:  (Continua)

Consegnata la mia lettera a Cossiga

mariobadino | 27 Novembre, 2008 23:58

 
 Oggi mi è arrivata la ricevuta di ritorno della raccomandata che ho inviato al senatore Francesco Cossiga per chiedergli conto delle sue parole (prima al Quotidiano Nazionale, poi al capo della polizia) sul movimento studentesco e sulla necessità d'infiltrare provocatori tra le sue fila, oppure di aspettare l'incidente per poi procedere alla repressione: «le forze di polizia si ritirino» (ossia rinuncino a svolgere il proprio ruolo in difesa della cittadinanza). Un ex Presidente della Repubblica, ex garante della Costituzione e oggi Presidente «emerito» non può permettersi certi "consigli", sinceramente destabilizzanti dell'ordine democratico. In Italia, tuttavia, ciò avviene senza suscitare particolare scalpore o indignazione, almeno nei media ufficiali. L'indignazione, per fortuna, c'è altrove, nel Paese e sul web e c'è anche chi ha proceduto a denunciare il senatore a vita.
 L'importante è evitare che il tempo cancelli la memoria e che le parole di Cossiga vengano archiviate come le "sparate" di un personaggio un po' eccentrico.
 Chi volesse leggere la mia lettera la trova qui.
 Chi volesse denunciare Cossiga, può seguire questo link.

 Clicca sull'immagine di questo articolo se vuoi ingrandirla.

Dall'assedio all'esilio. Lettera di Vik (Guerrilla Radio) a tutti gli amici

mariobadino | 25 Novembre, 2008 23:55

 Aggiornamento in fondo all'articolo: tutti e 3 gli attivisti internazionali sono stati espulsi e hanno fatto ritorno ai loro Paesi. Le imbarcazioni sono state restituite ai pescatori palestinesi. Danneggiate.
 Qui sotto: la lettera di Vittorio Arrigoni, ritornato in Italia.

 

 Vittorio Arrigoni è tornato a casa, dopo la sua detenzione illegale in Israele. Naturalmente è possibile che certe esperienze portino a rielaborare il concetto di «casa», tanto che forse non è più facile capire che cosa sia casa e cosa altrove. Basta lo spazio, a volte, a fare grande la distanza: «qui», ad esempio, «nevica». Quella che segue è una lettera che Vik, nostalgicamente preda della «febbre di Gaza», scrive agli amici e a tutt* quell* che lo hanno sostenuto, anche a distanza. Io l'ho letta sul blog di Audrey, al quale rimando, cliccando sul Continua. L'immagine, invece, tratta dal blog Guerilla Radio, chiede a Israele di restituire le loro imbarcazioni ai 15 pescatori arrestati con Vik e gli altri due attivisti internazionali (i pescatori sono stati liberati). Il diritto alla pesca, in questo caso, è semplicemente il diritto al cibo, al sostentamento, alla vita.
 
 Lettera di Vik (Guerrilla Radio) a tutti gli amici: dall'assedio all'esilio
 
 Ciao a tutti, fratelli e sorelle,
 al di qua e al di là del filo spinato israeliano che imprigiona Gaza nel suo assedio.
 
 Sto meglio,
 nel tepore della casa dei miei genitori,
 col mio cane che non smette un secondo di scodinzolarmi attorno,
 bevendo qualche arham juice,
 fumando le mie beedies,
 guardando malinconico fuori dalla finestra un giardino che si ovatta di bianco,
 qui nevica.
 (Continua)


 Aggiornamenti: Vittorio Arrigoni è stato espulso il 23 novembre, lo scozzese Andrew Muncie il 25 e la statunitense Darlene Wallach il 27. Le imbarcazioni dei pescatori palestinesi sono state restituite, ma danneggiate: sono anche stati asportati strumenti di bordo come il GPS. Per approfondimenti visita il sito Free Gaza (in inglese) e Infopal.it (in italiano).

Un anno fa: il primo referendum partecipativo d'Italia

mariobadino | 25 Novembre, 2008 01:02

 Per un nuovo strumento partecipativo,
 firma l'appello on line!

 
Ieri si è chiuso il VII «Congresso nazionale» dell’Union Valdôtaine (UV), il partito che da una trentina d’anni governa ininterrottamente la Valle d’Aosta. Che cosa significhi «nazionale», considerato che l’UV è presente in una sola regione, non oso neppure immaginarlo. Forse che siamo a un passo dall’indipendenza? Oppure che è il solo congresso unionista d’Italia? Tanto valeva, allora, definirlo planetario… Ma martedì scorso si celebrava un’altra ricorrenza: il primo anniversario della consultazione popolare che un anno fa aveva proposto 5 quesiti referendari di nuovo tipo che, in caso di approvazione da parte dei cittadini, sarebbero stati vincolanti per il Consiglio regionale. Era in assoluto il primo esempio di referendum propositivo della Storia d’Italia, perché per la prima volta si faceva ricorso a uno strumento partecipativo previsto finora dai soli Statuti della regione Valle d’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano. Il referendum è miseramente fallito (non ha raggiunto il quorum) nella sostanziale indifferenza della sedicente «informazione» italiana, che automaticamente rimuove e rende inesistente tutto ciò che può risultare sgradito al potere.  (Continua)

Vittorio Arrigoni sarà espulso da Israele

mariobadino | 23 Novembre, 2008 02:33

 
 Oggi è stata una giornata significativa. A Roma c'è stata la manifestazione contro la violenza sulle donne (che ancora oggi è la prima causa di mortalità femminile in Italia). A Taranto dovrebbe essersi tenuta una manifestazione per chiedere alla regione che l'Ilva rispetti i limiti imposti dalla legge alle sostanze nocive emesse ogni giorno in atmosfera (non sono sicuro, in realtà, forse la manifestazione è stata spostata al 29). Nel nostro piccolo, ad Aosta, abbiamo organizzato una serata in solidarietà a Roberto Saviano, minacciato dalla camorra. Abbiamo letto insieme parecchie pagine di Gomorra, accompagnati al piano dalla musica di Beppe Barbera. Rinviata al 29, invece, causa maltempo, l'iniziativa degli Innamorati di Aosta contro l'inceneritore.
 Di tutte queste cose parlerò appena possibile. Oggi voglio scrivere un aggiornamento sulla vicenda di Vik, Vittorio Arrigoni (Guerrilla Radio), imprigionato da Israele per aver accompagnato 15 palestinesi a pescare in mare aperto. Vik, contrariamente a quanto deciso in un primo momento, ha deciso di non opporsi all'espulsione. Dovrebbe essere imbarcato tra qualche ora (nella giornata di domenica) per Roma. La decisione di partire non è stata facile. Vittorio racconta il perché della sua scelta in un comunicato pubblicato sul blog di Audrey, al quale rimando. Si trattava di decidere se resistere, in carcere, o magari essere più utili altrove, in previsione di nuove «missioni». In proposito, mi permetto di pubblicare un commento
di Martina Buckley all'articolo: «Ha preso la decisione migliore. Ciò che ha fatto a Gaza non è stato né piccolo né insignificante. Ora c'è bisogno che racconti, che scriva a tutti la propria esperienza, che venga diffusa da lui, di prima mano e di prima voce e venga letta dal più grande numero di persone possibili. Ed anche questa non sarà una piccola azione, tantomeno insignificante. Ti aspettiamo Vik. Hai fatto ciò che hai potuto, adesso è ora di creare dibattito. Non usare la parola codardo. Quella lasciala a chi si permette di giudicare senza muoversi dalle proprie comode poltrone. Resta umano».

 Leggi anche:
 
Comunicato Stampa dal carcere israeliano di Ramlè di Vittorio Arrigoni sui maltrattamenti ricevuti oggi
 Vik (Guerrilla Radio) intervistato in carcere [da Infopal.it]
 Vittorio Arrigoni arrestato dalla marina israeliana

Vik (Guerrilla Radio) intervistato in carcere [da Infopal.it]

mariobadino | 19 Novembre, 2008 23:04

 Aggiornamenti in fondo all'articolo:
 
Sciopero della fame dei tre attivisti perché i pescherecci siano restituiti ai palestinesi;
 Denuncia di Israele all'Onu;

 
I compagni di cella di Vittorio: rifugiati regolari pronti per essere rispediti a casa.


 «Sono saltati a bordo, all'arrembaggio. Ho detto loro, mentre mi puntavano le loro armi contro la testa: "Allora, uccidetemi!". Mi hanno sparato contro con una pistola elettrica, la Taser, made in Usa, che scarica scosse elettriche ad alto voltaggio, molto pericolose. Poi, hanno cercato di buttarmi giù dal tetto, temendo di cadere e rompermi la spina dorsale, mi sono gettato in mare e ho iniziato a nuotare verso riva, inseguito dagli spari di proiettili veri. Dopo mezz'ora non avevo più fiato e mi sono arreso».
 
Leggi per intero l'intervista a Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano arrestato da Israele (e tuttora in carcere) per aver accompagnato 15 pescatori palestinesi a pescare in acque palestinesi.
 L'intervista è tratta dal sito www.infopal.it
 
 Aggiornamenti:


 «Sono finalmente riuscita a parlare con ViK», racconta Audrey nel suo blog. Vittorio sta bene, anche se «è un po' provato». Ringrazia tutti i blogger che si sono occupati della vicenda e ha chiesto di diffondere notizie su alcuni suoi compagni di cella: «Sono una decina di eritrei, somali e liberiani con lo status di “rifugiato” in perfetta regola ed internazionalmente riconosciuto. Nonostante ciò lo Stato di Israele non fornisce loro alcuna sussistenza, anzi li ha rinchiusi in questa sezione del carcere Maasiyahu di Ramlè, trattandoli come dei delinquenti e minacciandoli di rispedirli nei loro paesi di origine dove verrebbero immediatamente incarcerati se non giustiziati. Tutto questo, ripetiamo, nonostante godano di uno status di “rifugiato” internazionalmente riconosciuto». Il resto sul blog di Audrey.
 Ha scritto Franco Londei sul sito secondoprotocollo.org: «in accordo con Vittorio e con la collaborazione del International Solidarity Movement intendiamo portare questo caso ai massimi livelli. Oggi, attraverso un esposto interesseremo il Consiglio d'Europa e la Corte Europea per i Diritti Umani, i quali non hanno giurisdizione su Israele, ma che possono contribuire a portare il caso dei pescatori palestinesi e della situazione di Gaza in Europa. In seconda battuta, ma più importante, invieremo una denuncia all'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'Onu e per conoscenza al Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu. Non è possibile che atti come quelli avvenuti nei giorni scorsi e tanti altri che quotidianamente avvengono a Gaza, continuino a passare sotto silenzio. Questo muro va abbattuto. Gaza è attualmente sotto assedio, le attività commerciali bloccate, la pesca (una delle maggiori risorse) praticamente azzerata.  (Continua)

Vittorio Arrigoni arrestato dalla marina israeliana

mariobadino | 19 Novembre, 2008 00:43

  Gli aggiornamenti: i tre attivisti sono stati trasferiti nel carcere di Maasiyahu; liberi, invece, i 15 pescatori
 
 
 Free Gaza: Tramonti di piombo (cartoline mortali da Israele)

 Tra i miei link c'è Guerrilla Radio, il blog di Vittorio Arrigoni, pacifista e attivista per i diritti dei palestinesi. Vittorio è stato arrestato ieri mattina (martedì 18) dalla marina militare israeliana insieme a 2 pacifisti internazionali e 15 pescatori palestinesi.
 Sul suo blog, in data 12 novembre, è scritto:
 
 Pressoché ogni giorno accompagnamo i pescatori palestinesi a pescare al largo.
 Ogni volta siamo assaliti da navi da guerra israeliana che ci bersagliano con tutto il loro arsenale,
 ultimamente hanno iniziato a tirarci addosso persino armi chimico-biologiche.
 
 Tutto per impedire a della povera ma degna gente di procurarsi di che che sfamare le loro famiglie.
 Il silenzio del "mondo civile" è molto più assordante dei colpi di arma da fuoco che udite nel cortometraggio.

 
 Naturalmente Israele è l'«unica democrazia del Medioriente», i palestinesi sono i «cattivi», parlare male DELLA POLITICA! di Israele è antisemitismo e i 15 pescatori erano una minaccia. Però, a quanto pare, in serata Vic è riuscito a parlare con il padre; gli ha detto che erano stati rinchiusi nelle celle dell'aeroporto e che contro di loro sono state utilizzate scariche elettriche. I pacifisti, rei di aver accompagnato alcuni pescatori in alto mare, sono stati torturati dai «democratici» israeliani.
 
 La vicenda è seguita attentamente dal blog di Audrey, che chiede a tutt* i blogger aiuto per diffondere la notizia. Il passaparola in internet, comunque, ha già dato i suoi frutti e i primi media hanno iniziato a parlarne, cosa che lascia sperare bene. In Italia se n'è accorta l'Unità, mentre all'estero la notizia è stata pubblicata sul sito della BBC.
 
 Cercherò di fornire gli aggiornamenti della vicenda e provo subito a scrivere al Ministero degli Esteri e all'Ambasciata israeliana in Italia.
 
  ALCUNI AGGIORNAMENTI:


 I nuovi aggiornamenti QUI.

 Cito dal blog di Audrey, dal quale apprendo che Vik, Andrew e Darlene sono stati trasferiti nel carcere di Maasiyahu di Ramle: «Pare che le condizioni di questo carcere siano buone (per quanto possibile) e che loro tre si trovino in un'area con altri attivisti internazionali e non con criminali israeliani. Pare anche che abbiano deciso di opporsi pacificamente alla loro espulsione. Un avvocato sta cercando di parlare con loro, ma per adesso non ci è ancora riuscito. Si sta anche cercando di fargli avere alcuni dei loro effetti personali (vestiti, ecc...) MAIL ricevuta alle 10.31 [...] Ps: A tuttora non mi è giunta notizia di alcuna TV italiana che abbia riferito l'accaduto. Trovo la cosa semplicemente VERGOGNOSA. SE è accaduto chiedo che me ne sia data conoscenza. Audrey».
 «Aggiornamento avuto per telefono alle 14.00: Vik e Andrew dovrebbero incontrare gli avvocati incaricati dalle famiglie, oggi pomeriggio dopo le 16,00. Darlene è stata informata dal suo avvocato che i pescatori palestinesi erano stati rilasciati. Non ne sapeva nulla. Lo stesso (si suppone) sia per Vik e Andrew. Si saprà dopo questi colloqui (si spera) cosa aspetta i 3 internazionali: espulsione o processo. La posizione di Vik è particolarmente delicata, essendo già stato espulso con divieto di rientro in territorio israeliano (ricordiamo che Vik NON stava in territtorio israeliano, ma a Gaza, è stato portato con la forza entro i confini dello stato ebraico)».
 «AGGIORNAMENTO per sms ricevuto alle 17.50: La madre di Vik ha saputo che oggi il console lo ha incontrato. Sta bene. Non può ricevere telefonate e ne può fare pochissime. Il cellulare cmq è andato perso in mare durante l'arresto e con esso i numeri di telefono. Domani avranno i primi interrogatori, dopo di che si dovrebbe decidere per l'espulsione. Che probabilmente accetteranno dal momento che i 15 pescatori sono stati liberati».
 La notizia della liberazione dei 15 pescatori è confermata da questo lancio d'agenzia.
 I vecchi aggiornamenti  (Continua)

Per Sandro Bondi la cultura è un Big Mac

mariobadino | 19 Novembre, 2008 00:01

 
 Sapere che il capo del governo italiano ha accolto il suo omologo tedesco, la cancelliera Angela Merkel, nascondendosi dietro un piedistallo (strano per uno che di solito pretende di mettercisi sopra) per poi saltare fuori facendo: «Cucù!» non mi fa né caldo né freddo. Non modifica di una virgola ciò che penso di Silvio Berlusconi e, del resto, ho smesso di credere alla serietà e dignità di certi contesti. Ma questo Berlusconi è l'uomo che oggi, in Italia, detta le regole per costruire il «nuovo» Paese. Lo abbiamo visto per la scuola. Lo abbiamo visto per l'ambiente. E ora il governo, attraverso il «ministro» dei Beni e delle Attività culturali, quel Sandro Bondi che ha dichiarato di «non capire» l'arte contemporanea, ma che in compenso si è fatto intervistare dal prestigioso periodico di arte classica Novella 2000, riformerà la gestione dell'ingentissimo patrimonio artistico italiano in base ai principi oggi tanto in voga della «frammentazione», della «devoluzione» e, naturalmente, della «privatizzazione». Mentre le strutture ministeriali che - come richiesto dall'articolo 9 della Costituzione italiana - sono preposte alla tutela del settore vengono depotenziate (mancano di personale e formazione, i concorsi sono bloccati, chi va in pensione non viene sostituito), ecco fare capolino la figura di un «super manager» con poteri assoluti, che presiederà la neonata «Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione». Il candidato proposto da Bondi (che pure aveva promesso un concorso internazionale) ha un curriculum che parla da sé: si tratta di Mario Resca, per 12 anni alla guida di McDonald's Italia  (Continua)

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