mariobadino | 15 Settembre, 2008 20:09
Alla fine non ne ho avuto il tempo, ma giovedì scorso, 11 settembre, avrei voluto ricordare sul blog le vittime dell’eccidio del World Trade Center di New York e, insieme a loro, le altre, quelle della cosiddetta «guerra al terrorismo», inaugurata dall’amministrazione Bush in risposta al crollo delle Torri. C’è chi non sopporta le celebrazioni, trovandole retoriche e scontate, ma credo nel valore del fare memoria, anche come antidoto alla perdita d’identità di un Occidente che non sa più riconoscere i propri valori fondanti, primi fra tutti i diritti umani. In questo senso, per quanto le radici dell’attuale «scivolamento identitario» siano più profonde, l’11 settembre costituisce uno spartiacque dal quale è impossibile prescindere: l’«attacco al cuore dell’America» – così è stato percepito – ha fornito l’occasione per scatenare guerre imperialiste (e controllare nuove fonti energetiche) e per minare diritti dati ormai per acquisiti in Europa e negli Usa. Non credo che il presidente degli Stati uniti abbia ordinato personalmente le torture nelle carceri irachene o a Guantanamo, ma certamente le ha coperte e rese possibili, anche ratificando, a posteriori, la legittimità di tecniche d’interrogatorio fino a quel momento ritenute lesive della dignità umana. Ma la perdita di garanzie riguarda tutti i cittadini. Un esempio di legislazione d’emergenza votata all’indomani degli attentati del 2001 è ben sintetizzato da Marco D’Eramo sul manifesto dell’11 settembre: «In base al Patriot Act (ottobre 2001) è del tutto possibile che mentre tu ceni a casa tua a Mestre, Barletta o San Gimignano, qualcuno irrompa in casa tua, ti sequestri, ti metta su un aereo che ti scarichi nella base di Diego Suarez e che lì tu venga giudicato da un tribunale militare, in segreto, senza diritto di appello e lì tu venga condannato a morte e la condanna sia eseguita e tu scompaia dalla faccia della terra senza che nessuno sappia mai dove sei finito e perché non si hanno più tue notizie» [leggi tutto l'articolo: New York prigioniera del sospetto. Chiunque può essere un nemico]. (Continua)
mariobadino | 09 Settembre, 2008 13:12
Basta, ho paura che l'esperimento grafico che mi ha portato a cambiare la veste del blog sia stato un fallimento. Ero contento della maggior leggibilità, ma non lo riconoscevo più... Molti sono stati i commenti (anche via e-mail, nel senso che ho chiesto un parere a tutta la mia rubrica) che hanno lamentato una minor aggressività dei colori, una maggiore indeterminatezza... Penso di essere d'accordo. In più, gli ultimi articoli mi sono sembrati meno efficaci, quasi che la veste giornalistica li "normalizzasse" troppo. Che dire? Sicuro al 100% non sono (come dimostra la mia faccia in questa foto), ma con quello che succede in giro non posso neppure «amminchiarmi», come dicono in Sicilia, con questi aspetti formali. Nei prossimi giorni, comunque, introdurrò qualche variante, specie nella colonna di destra. Dovrò anche risistemare quegli articoli che avevo modificato per adeguarli alla nuova template, per cui chiedo un po' di pazienza.
Intanto, come sempre, buona lettura.
mariobadino | 08 Settembre, 2008 15:42

Ieri sera ad Aosta la piazza principale era piena in occasione del concerto di Gianna Nannini, offerto dall'amministrazione regionale nell'ambito della Festa della valle d'Aosta, istituita un anno fa. Do la notizia perché ad Aosta è difficile avere la piazza piena. Parlerò ancora, soprattutto a beneficio di chi vive altrove, della mia regione, considerata più a torto che a ragione una terra esotica. Per questo, conto di approntare una sezione apposta, dal titolo «Le colonne d'Ercole», in riferimento ai confini regionali, le "colonne d'Ercole" di Pont-Saint-Martin, ultimo comune prima del Piemonte. Poco si conosce, nel resto d'Italia, di ciò che accade al di qua. Io dico che se si sapesse un po' di più le cose andrebbero meglio.
Il concerto, comunque, è stato molto bello, con una Gianna in gran forma, che non si è risparmiata, e una formazione di tutto rispetto. Tante le canzoni, che hanno ripercorso 32 anni di carriera, dalle classiche al recente duetto con Fabri Fibra; bellissime le immagini proiettate sullo sfondo, soprattutto le vecchie foto della cantante e i suoi ritratti in forma stilizzata. Seguono due foto della centralissima piazza Chanoux, entrambe cliccabili per ingrandire l'immagine.
mariobadino | 07 Settembre, 2008 18:08
mariobadino | 07 Settembre, 2008 11:54

mariobadino | 07 Settembre, 2008 11:28
Come Jan Palach 40 anni fa, anche Roberto Calderoli è disposto a sacrificare la propria vita per un'ideale:
«Io l'Ici l'ho sempre odiata e piuttosto che reintrodurla o proporre
qualcosa che non sia una riduzione del numero e della quantità delle
tasse, prendo una tanica di benzina e vado a bruciarmi davanti al
Quirinale»,
ha dichiarato il Ministro per la Semplificazione normativa. La reazione, in tutta l'Italia, è stata viscerale e univoca:
Ridateci l'ICI!
mariobadino | 04 Settembre, 2008 22:35
mariobadino | 04 Settembre, 2008 22:08
«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro».
E ancora: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto».
Cito dagli
articoli 1 e 4 della Costituzione.
Ma nella notte tra il 10 e l’11 aprile del 2007 io mi trovavo sull’espresso
Brindisi-Torino, un’odissea che ho raccontato altrove. Insieme a me, il «muratore di Mesagne (BR)», che «viaggia verso Modena con un collega. Stanno lavorando alla costruzione della nuova centrale idroelettrica sul fiume Secchia, a Sassuolo. Qualche giorno a casa per Pasqua, ma ora ricomincia il lavoro». La donna che mi siede accanto «è un’insegnante di Porto Cesareo (LE) e lavora in un centro territoriale di Modena. Domani sera ha lezione; sono quattro anni che fa avanti e indietro nord-sud».
Si può essere immigrati nel proprio Paese. Correre dietro al lavoro.
Come gli insegnanti che il 26 agosto di quest’anno hanno invaso le
Fondamenta di Cannaregio, a Venezia: piccola mandria che avanza nella luce del mattino, proveniente da ogni parte d’Italia e diretta verso l’ex macello civico, ora sede della facoltà di Economia dell’Università Ca’ Foscari. Li attende il test di ammissione ai corsi SOS (la scuola di specializzazione per insegnanti di sostegno). C’è chi viene da vicino, chi dalla Sicilia, chi è appena arrivato, chi ha dormito in qualche bed & breakfast. Neolaureati e cinquantenni avanzano tutti assieme, ancora assonnati, per conquistare l’opportunità di un’(altra?) abilitazione e ottenere, dopo sei mesi di corso e 2 mila euro di tasse universitarie, una possibilità in più per un incarico a scuola o addirittura, Dio volesse, l’ambita immissione in ruolo. (Continua)


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