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Impatti ambientali ecologici

mariobadino | 22 Agosto, 2008 18:12

 
 
 Dopo una ventina di giorni, Silvia e io abbiamo lasciato la Puglia e siamo tornati in Valle d’Aosta. Più di mille chilometri di aeroplano sulla diagonale sud-est/nord-ovest d’Italia, con l’idea – spericolata – di fare scalo a Fiumicino e la conseguente perdita del bagaglio imbarcato (pare che all’aeroporto di Roma sia diventata la norma). Il sole del Salento ha lasciato spazio a un cielo grigiastro, trapassato ogni tanto da qualche raggio pallido, però assicurano che da domani il tempo migliorerà. Scrivo da Cogne, fuori della porta sta piovigginando, cerco di rimettermi in pari con gli avvenimenti dopo un poco di latitanza dal blog.
 
 Si può essere dalla parte del giusto, ecologicamente parlando, e arrecare danni al patrimonio culturale e ambientale? È quanto mi chiedo, in maniera neanche troppo retorica, pensando al parco fotovoltaico in fase di allestimento presso l’antica masseria Li Vasaputi di Mesagne, Brindisi (il cartello la chiama Vasapulli, in forma italianizzata; un mio amico, invece, dice Vasapuddi). Si tratta di un edificio bellissimo (come si vede dalle foto), circondato da campi (quasi) a perdita d’occhio. Di fronte ci sono una stradina di campagna e una chiesetta; più avanti, la vecchia provinciale per Latiano, che si snoda fra i campi e gli ulivi, oggi poco utilizzata dalle macchine e divenuta il regno di ciclisti e podisti. L’intera zona, del resto, è stata da poco attrezzata come itinerario cicloturistico: vari percorsi tagliano la pista d’asfalto vecchio, crepato, forti di nomi altisonanti (Appia, Messapia, Bizantina).
Più avanti, quasi all’altezza di Latiano, c’è l’area archeologica di Muro Tenente.  (Continua)

Camminante - Passeggiata Mesagne-Latiano

mariobadino | 22 Agosto, 2008 17:43

 Per la tanto trascurata sezione Camminante, un articolo sulla campagna tra Mesagne e Latiano (Brindisi).
 

 
 Mesagne e Latiano sono due comuni della provincia di Brindisi, uniti dalla superstrada Lecce-Taranto e da due provinciali. Quella vecchia, poco transitata dalle macchine, è un nastro d'asfalto che si snoda tra i campi e gli ulivi. Mi piace percorrerla a piedi, sotto il cielo enorme, che comunica, a chi come me è abituato alle montagne, l’idea dell’infinito. Se guardi bene all’orizzonte, girando lento su te stesso, hai l’impressione di vedere la volta celeste, di riuscire a seguirne la curvatura. Un passo dietro l’altro, come sempre, lungo il ciglio della pista, buttando l’occhio alla campagna. Tanto il calore del sole, quanto la forma del paesaggio comunicano un’impressione di eternità. Come se questi ulivi ci fossero sempre stati, colle radici ben piantate nella terra rossa e i rami verdi al cielo. Ho visto file di tronchi simili a colonne di cattedrale, strani ghirigori disegnati in terra sotto gli alberi, la carcassa delle cicale aggrappata alle cortecce, i muri bianchi di pietre, a secco. Ho visto i rovi con le more, la vite, mi sono sentito ospite della Magna Grecia. Sono tornato alla realtà, di tanto in tanto, alla presenza di qualche mucchio d’immondizia, ma poca cosa, giusto gli scarichi abusivi di qualche privato, che si libera così delle cose più impensate, ad esempio i vecchi sanitari. Ho seguito l’asfalto, fatto di passi, fino al paese, vi sono penetrato, come faceva lo straniero, un tempo, quand’eravamo nomadi.
 
 «Eravamo tutti nomadi, una volta», mi dice il parroco di Latiano. Lo incontro mentre sto per tornare indietro, lasciandomi il paese alle spalle. Io sono a piedi, lui in macchina. Si propone di darmi un passaggio; gli spiego che sono lì per camminare. Le persone trovano sempre strano che uno voglia andare a piedi. Però la cosa lo intriga,  (Continua)

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