In diagonale su YODA
mariobadino | 13 Agosto, 2008 10:40

È verde ed è vecchio, come Yoda, il Maestro Jedi di Guerre Stellari.
È un furgoncino Volkswagen T2 del ’79.
Dalla Valle d’Aosta a Mesagne (Brindisi), tra una deviazione e l’altra, ci son volute 4 giornate e più di 1300 km. 3 le soste notturne, la prima sotto Pesaro, a Fano, in un’area verde all’interno della quale si è svolta, dall’una di notte in poi, la partitella di calcio Fano-Resto del Mondo. Seconda tappa notturna sul Gargano, tra Peschici e Vieste, ospitati sotto la tettoia di uno splendido residence. Terza notte a Castellana, nel parcheggio dei frati, dopo l’estenuante ricerca di una pizzeria. Il blog ha intervistato Lara e licenzafissa, protagonisti di questa epopea, compiuta al nobile scopo di venirci a trovare.
Le interviste del blog!
Blog: Allora, come si viaggia nel ventre di Yoda? Come vi è venuto in mente? Esiste uno spirito particolare?
Lara: Lo spirito guida! [ride] Sono tre anni che abbiamo Yoda. È il primo viaggio così lungo. Prima eravamo stati al massimo in Toscana.
licenzafissa: È stato un esperimento, non sapevamo se arrivavamo. (Continua)
La novità della guerra lampo
mariobadino | 13 Agosto, 2008 10:03

La fine dei combattimenti
La guerra in Georgia sembra finita: «Dopo Mosca, anche Tbilisi ha accettato il piano di pace in sei punti presentato da Sarkozy, presidente di turno dell'Unione Europea, che in una conferenza stampa ha fatto un annuncio congiunto con il presidente georgiano Michail Saakashvili esponendo le condizioni dell'accordo». [leggi tutto sul sito di peacereporter].
Nei giorni scorsi ho provato a raccontare qualcosa della guerra in Georgia, concentrandomi sullo status dell’Ossezia del Sud e sulla posta in gioco, in termini energetici e geostrategici. Il resto è la cronaca, terribile, del conflitto, per la quale rinvio a mezzi d’informazione più potenti e aggiornati del blog, cui senz’altro rimando. Basti dire che si parla di morti in Ossezia, decine, secondo i georgiani, centinaia secondo i russi, e di centinaia di migliaia di sfollati. Letti così, questi dati possono sembrare poca cosa, abituati come siamo alle cifre che giungono dall'Iraq, il che fa riflettere sul nostro grado di assuefazione alle tragedie, anche a quelle dovute all'uomo e quindi, volendo, completamente evitabili.
Punti oscuri
Circa le dinamiche del conflitto, nella mia testa ho ancora tanti dubbi, ad esempio in che modo il presidente georgiano Saakashvili possa essersi illuso di sfidare Mosca senza rimetterci, o se veramente abbia creduto di poter ristabilire l’autorità di Tbilisi sulla regione «ribelle» con la mossa – arrischiata – dell’invasione militare. Sia che sperasse nel non intervento del Cremlino o nell’aiuto occidentale in una guerra contro la Russia, la strategia di Saakashvili sembrerebbe confermare le parole di Adriano Sofri che, sulla Repubblica di lunedì 11 agosto, afferma che «le potenze sono stupide», «ottuse». Anche se Sofri non li cita, penso subito agli Usa di Bush, talmente ottusi da impantanarsi in Iraq senza aver pacificato l’Afghanistan e forse ansiosi di nuovi bombardamenti sull’Iran. O a Saakashvili, appunto, disposto ad agitare con assoluta leggerezza il panno rosso davanti agli occhi di Putin.
La nuova «guerra lampo»
Nel suo articolo, Sofri analizza quella che definisce la «piccola novità della guerra lampo». Mi permetto di citare l’efficace definizione. «Vuol dire», spiega, «che non è affatto destinata a finire presto, e forse mai – finirà mai la guerra in Cecenia? – ma è la guerra che esplode in un lampo. Non ha bisogno di incubare, non aspetta macchinazioni diplomatiche, telegrammi di Ems, provocazioni terroristiche, attentati di Sarajevo, tergiversazioni sull’alleanza con cui schierarsi: si scatena in un batter d’occhio, emula finalmente del disastro naturale, del terremoto, dello tsunami, che non a caso sono ormai il lessico prediletto dalla politica quotidiana. (Continua)
Mettere il bavaglio a internet: qualcuno ci riprova! Nell'ignoranza di molt*, il
«Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione [...] significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane» (dalla lettera dei movimenti No Dal Molin e No TAV al movimento studentesco)