Il Caucaso in fiamme
mariobadino | 10 Agosto, 2008 20:13
Questo che avete davanti agli occhi è un blog.
Lo gestisco da solo e non ho i mezzi per raccogliere informazioni di prima mano su quanto accade in Ossezia (o in Iraq, in Palestina, in Afghanistan…). Ieri mattina, come gli altri giorni, stavo andando al mare. Mi sono fermato al bar per comprare il giornale, l’ho buttato in macchina e ho proseguito per la mia strada, senza pensare ad altro. È stato solo più tardi, quando ormai avevo finito il primo bagno, che mi sono accorto che la prima pagina parlava di una nuova guerra, quella tra russi e georgiani, per il possesso dell’Ossezia del Sud. Il sole non è venuto meno per questo e lo Ionio, per quanto agitato, era pulitissimo. Sul quotidiano che stavo leggendo si parlava di morti, di sfollati, del presidente georgiano amico degli Usa che chiedeva l’intervento della Nato; si elencavano, insomma, le condizioni propizie per un ulteriore deterioramento della situazione, un nuovo passo verso la guerra fredda o verso lo scontro (finale?) fra titani. Ho cercato, per quanto ho potuto, di tracciare un quadro della vicenda, perché ritengo che capire quanto sta accadendo ai confini dell’«impero» russo sia determinante per intuire gli sviluppi futuri di un mondo perennemente sull’orlo della guerra. Riporto di seguito una descrizione della questione ossetina, così come sono riuscito a ricostruirla dai giornali. Evito volutamente di rendere lo stile accattivante, nel tentativo di essere, soprattutto, chiaro. Quanto al commento della vicenda, preferisco tacere: uscirebbero soltanto banalità (del tutto vere, peraltro) come quella che gli interessi degli Stati sono la causa della morte e della sofferenza di migliaia di persone, che pure definiamo cittadini. Oppure che, come in quella vecchia poesia di Bertolt Brecht, l’uomo che ha scritto sopra un muro: «Viva la guerra», forse oggi «è già caduto».
L’Ossezia del Sud
L’Ossezia del Sud è una piccola regione montuosa, simile per dimensioni alla provincia di Viterbo, delimitata da confini che non sono mai stati definiti con chiarezza. Ci vivono all’incirca 70 mila abitanti, quasi tutti di etnia e lingua osseta (di origine iranica, totalmente diversa da quella georgiana). Il suo territorio è considerato parte della Georgia, anche se, di fatto, la piccola regione caucasica si è resa indipendente da Tbilisi (la capitale georgiana) tra il 1991 e il 1992, attraverso una guerra definita «a bassa intensità», ma che ha comunque causato qualche migliaio di morti. A partire dal ’92, la pace è difesa da truppe russe e georgiane, che hanno ricevuto il mandato di Caschi blu dell’Onu. L’Ossezia è oggi amministrata da un governo locale non riconosciuto da nessuno Stato e guidato dal presidente Eduard Kokoity. Nella regione sono però presenti villaggi abitati da osseti e villaggi abitati da georgiani: in base a questo puzzle etnico, alcune aree sono rimaste sotto il controllo diretto di Tbilisi. La Georgia è determinata a riaffermare la propria autorità sull’intera regione, ma il sogno della maggior parte della popolazione ossetina è una riunione etnica e storica con la confinante Ossezia del Nord, che è parte della Federazione russa. Molti osseti del Sud, del resto, si erano rifugiati in Russia al tempo del precedente conflitto ed erano stati naturalizzati; erano poi tornati a vivere nelle proprie terre alla fine delle ostilità. (Continua)
Mettere il bavaglio a internet: qualcuno ci riprova! Nell'ignoranza di molt*, il
«Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione [...] significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane» (dalla lettera dei movimenti No Dal Molin e No TAV al movimento studentesco)