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L'Italia di B. - Uno spazio di resistenza

mariobadino | 29 Agosto, 2008 22:14

 Il Paese nel sacco
 
 
 
 

 Quella che segue è una “raccolta” dei cambiamenti che l’attuale governo ha imposto all’Italia, finendo col modificare la stessa struttura del Paese, trasformando (in peggio) la qualità della nostra democrazia.
 
 Non sono un giurista, un economista o un politico, perciò non sarà un elenco completo. Mi ripropongo di aggiornarlo continuamente e chiedo l’aiuto di chi vorrà collaborare: inviate testi, spunti, correzioni a info.blog@libero.it, oppure lasciate un commento qui sotto.
 
 Leggi la presentazione completa di questo spazio.  (Continua)

L'Italia di B. - Uno spazio di resistenza (presentazione)

mariobadino | 29 Agosto, 2008 22:04

 Visita lo spazio di resistenza «L'Italia di B. - Il Paese nel sacco».
 


 
 
Il governo attualmente in carica ha dimostrato (a mio avviso nel male) di saperci fare: in breve tempo ha introdotto, nella sostanziale indifferenza di larghe fasce dell’opinione pubblica, cambiamenti destinati a durare e a pesare sulla forma stessa della nostra Repubblica, sulla qualità della democrazia. Ulteriori riforme, anche strutturali, stanno per arrivare e non si può escludere che al loro parto daranno il contributo ostetriche “bipartisan”. Le notizie, si sa, hanno vita breve: dopo qualche giorno, qualche mese al più, ci si abitua, si finisce col pensare che certe cose siano normali, quasi fossero state sempre così. In questo modo abbiamo finito per trovare naturale il conflitto d’interessi del politico più influente d’Italia (ancora quella storia, che noia!), ci siamo abituati a un’informazione spesso servile e a una satira imbavagliata. Basta guardare un programma Rai di 15 anni fa e sembra di vivere in un altro Paese, eppure, normalmente, la desolatezza dei nostri palinsesti televisivi non ci colpisce come una novità. Allo stesso modo, ci abitueremo alle discriminazioni contro gli stranieri, alla mania di vietare qualunque cosa nel nome della «sicurezza», ai privilegi di pochi potenti intoccabili. O magari lo abbiamo già fatto, perché negli ultimi anni è stato creato il giusto clima per sdoganare «riforme» liberticide, nel nome dell’emergenza securitaria.
 
 Questo spazio
nasce con l’intento di raccogliere i cambiamenti, di annotare le «riforme», per non dimenticarle, per non abituarci a pensare che quella che abbiamo davanti sia l’unica realtà possibile, o che sia sempre stato così. Cercherò di esporre il contenuto di leggi e decreti, soprattutto quelli destinati a restare, ma tratterò anche quelli “a tempo determinato”, come l’impiego dei militari nel pattugliamento delle nostre città, nel timore che certe “prove” piacciano e vengano prorogate o rese definitive. Si tratta, naturalmente, di uno spazio in continua evoluzione, da visitare periodicamente. Probabilmente non sarà mai completo, anche perché non sono un giurista e neppure un economista o un politico. A ben vedere, non sono neanche un giornalista. Anche per questo, chiedo l’aiuto di chiunque passerà da queste parti. Aiutatemi ad aggiornare l’elenco, a correggere le inesattezze, suggeritemi temi, oppure appropriatevi senza ritegno dell’idea e fate lo stesso sui vostri siti. Per collaborare basta lasciare un commento a questo post, oppure inviare un’e-mail all’indirizzo info.blog@libero.it.
 
 Grazie per la collaborazione.
 
 Visita lo spazio.

 


 L'illustrazione di questa pagina è di Lara Cavagnino.
 

Dividere, svendere, promettere - L'Italia senza ali

mariobadino | 29 Agosto, 2008 14:17

   
 
 Non un salvataggio
per Alitalia, «ma uno sfacciato gioco delle tre carte», quello annunciato dal governo. «Dopo aver ostacolato un accordo con Air France con luci e ombre, ma che avrebbe contenuto gli esuberi entro una cifra tollerabile e salvato una parte del nostro patrimonio, oggi Palazzo Chigi costruisce un marchingegno ambiguo e contraddittorio che moltiplica per tre i licenziamenti».
 
 Fase uno di questo progetto: dividere in due l’azienda, ottenendo una compagnia sana e una malata.
 
 Fase due: svendere l’azienda «pulita» a una cordata di imprenditori italiani (più la solita Air France che, con il 25% diventerà l’azionista di riferimento), «dopo aver fatto confluire debiti e problemi dentro un’altra società, i cui costi ricadranno sui lavoratori, gli azionisti e tutti i cittadini italiani».
 
 Fase tre: promettere «di ricollocare i lavoratori eccedenti nella Pubblica amministrazione e alle Poste» (per bocca del ministro Tremonti, «smentito dal suo collega Brunetta, impegnato a desertificare ogni luogo e ogni bene pubblici»).  (Continua)

Divieti e censure in Italia

mariobadino | 28 Agosto, 2008 11:57

 Nutrire piccioni in piazza San Marco
 
 Un piccolo esperimento. Se vi dicessero che sulla spiaggia di Eraclea (Venezia) è in vigore il divieto di costruire castelli di sabbia e di scavare buche, pena un’ammenda da 25 a 250 euro, e che nella Laguna il sindaco Cacciari ha recentemente istituito l’obbligo di guidare il motoscafo col casco, a quale delle due notizie credereste? La seconda, naturalmente, è inventata. La prima, naturalmente, è vera. L’estate 2008, a seguito del decreto sicurezza che amplia i poteri dei sindaci, ha visto il moltiplicarsi incontrollato di divieti locali, talvolta sensati, talaltra francamente assurdi, tanto da far pensare alle fissazioni personali di questo o quel primo cittadino. Nei parchi-giochi di Verona è vietato fumare. Nelle piscine pubbliche di Torino l’accesso è precluso a «vandali, bulli e disturbatori» (perché, prima no?). Inquietante è il caso di Eboli (Salerno), dove sono state vietate le effusioni amorose in pubblico, con multa fino a 500 euro, compreso il «casto bacio», secondo il quotidiano sul quale ho letto la notizia. A Mesagne (Brindisi), la villa comunale (cioè il parco cittadino) è stata vietata al pallone e alle biciclette. A Capri e a Positano non si possono indossare gli zoccoli, per non disturbare i turisti col rumore della suola di legno. Chi abita a Bologna, eviti di farsi un piercing «su parti anatomiche le cui funzionalità potrebbero essere compromesse» (già, ma che vuol dire?): rischia una multa, anche se l'importo è ancora da definire (oltre all’eventuale danno fisico, la beffa, insomma). A 40 anni esatti dalla nascita di quei movimenti che dicevano: «Vietato vietare», L’Italia è pervasa da una vera epidemia censoria. Proibire a un essere umano azioni ovvie come tuffarsi per entrare in mare (in quasi tutte le spiagge d’Italia, multe da 1000 a 3000 euro) significa far violenza alla natura umana, così come vietare di sedere su una panchina (nei parchi pubblici di Voghera, Pavia, è proibito dopo le 23; guai, poi, a Viareggio, a poggiarvi sopra i piedi) o di trattenersi in un parco dopo le 23.30, se si è in più di due (a Novara).  (Continua)

La vera «ragione di Stato»

mariobadino | 24 Agosto, 2008 12:38

 
 
 21 sintetiche riflessioni, piccoli capisaldi a qualche giorno dalla fine dei combattimenti nel Caucaso.
 
 1) La guerra è sempre un disastro. I giochi di potere delle potenze producono morte.
 2) Le esigenze della «politica reale» e della «ragion di Stato» producono morte.
 3) Gli appetiti delle nazioni più forti tendono a violare il diritto internazionale per modificare gli equilibri mondiali. Ciò avviene anche quando il contesto è, apparentemente, locale. Insegni qualcosa l’attentato di Sarajevo e, più vicina a noi, l’indipendenza del Kossovo.
 4) Ad attaccare è stata la Georgia.
 5) Tskhinvali è stata pesantemente bersagliata dall’artiglieria georgiana.
 6) Per il diritto internazionale l’Ossezia del Sud è territorio georgiano. Ma un governo non può ristabilire la propria autorità bombardando i civili (punto 6) e neppure attaccare un contingente di pace (punto 7).
 7) I caschi blu russi presenti nell’Ossezia del Sud su mandato dell’Onu sono stati aggrediti dalle truppe di Tbilisi. Alcuni sono stati uccisi, altri sono stati feriti.
 8) Secondo le leggi della guerra, chi è attaccato ha il diritto di difendersi.
 9) La Russia ha ambizioni di grande potenza e non è disposta a farsi pestare i piedi senza reagire.
 10) Washington non può non avere una parte, diretta o indiretta, nell’attacco georgiano. Gli Usa riforniscono l’esercito georgiano e mantengono consiglieri militari nel Paese. A luglio la Rice era stata a Tbilisi. Del resto Mikhail Saakashvili «non avrebbe mai osato lanciare l’attacco senza appoggio esterno», secondo il parere di Mikhail Gorbaciov, sulla Stampa del 23 agosto. (Continua)

Impatti ambientali ecologici

mariobadino | 22 Agosto, 2008 18:12

 
 
 Dopo una ventina di giorni, Silvia e io abbiamo lasciato la Puglia e siamo tornati in Valle d’Aosta. Più di mille chilometri di aeroplano sulla diagonale sud-est/nord-ovest d’Italia, con l’idea – spericolata – di fare scalo a Fiumicino e la conseguente perdita del bagaglio imbarcato (pare che all’aeroporto di Roma sia diventata la norma). Il sole del Salento ha lasciato spazio a un cielo grigiastro, trapassato ogni tanto da qualche raggio pallido, però assicurano che da domani il tempo migliorerà. Scrivo da Cogne, fuori della porta sta piovigginando, cerco di rimettermi in pari con gli avvenimenti dopo un poco di latitanza dal blog.
 
 Si può essere dalla parte del giusto, ecologicamente parlando, e arrecare danni al patrimonio culturale e ambientale? È quanto mi chiedo, in maniera neanche troppo retorica, pensando al parco fotovoltaico in fase di allestimento presso l’antica masseria Li Vasaputi di Mesagne, Brindisi (il cartello la chiama Vasapulli, in forma italianizzata; un mio amico, invece, dice Vasapuddi). Si tratta di un edificio bellissimo (come si vede dalle foto), circondato da campi (quasi) a perdita d’occhio. Di fronte ci sono una stradina di campagna e una chiesetta; più avanti, la vecchia provinciale per Latiano, che si snoda fra i campi e gli ulivi, oggi poco utilizzata dalle macchine e divenuta il regno di ciclisti e podisti. L’intera zona, del resto, è stata da poco attrezzata come itinerario cicloturistico: vari percorsi tagliano la pista d’asfalto vecchio, crepato, forti di nomi altisonanti (Appia, Messapia, Bizantina).
Più avanti, quasi all’altezza di Latiano, c’è l’area archeologica di Muro Tenente.  (Continua)

Camminante - Passeggiata Mesagne-Latiano

mariobadino | 22 Agosto, 2008 17:43

 Per la tanto trascurata sezione Camminante, un articolo sulla campagna tra Mesagne e Latiano (Brindisi).
 

 
 Mesagne e Latiano sono due comuni della provincia di Brindisi, uniti dalla superstrada Lecce-Taranto e da due provinciali. Quella vecchia, poco transitata dalle macchine, è un nastro d'asfalto che si snoda tra i campi e gli ulivi. Mi piace percorrerla a piedi, sotto il cielo enorme, che comunica, a chi come me è abituato alle montagne, l’idea dell’infinito. Se guardi bene all’orizzonte, girando lento su te stesso, hai l’impressione di vedere la volta celeste, di riuscire a seguirne la curvatura. Un passo dietro l’altro, come sempre, lungo il ciglio della pista, buttando l’occhio alla campagna. Tanto il calore del sole, quanto la forma del paesaggio comunicano un’impressione di eternità. Come se questi ulivi ci fossero sempre stati, colle radici ben piantate nella terra rossa e i rami verdi al cielo. Ho visto file di tronchi simili a colonne di cattedrale, strani ghirigori disegnati in terra sotto gli alberi, la carcassa delle cicale aggrappata alle cortecce, i muri bianchi di pietre, a secco. Ho visto i rovi con le more, la vite, mi sono sentito ospite della Magna Grecia. Sono tornato alla realtà, di tanto in tanto, alla presenza di qualche mucchio d’immondizia, ma poca cosa, giusto gli scarichi abusivi di qualche privato, che si libera così delle cose più impensate, ad esempio i vecchi sanitari. Ho seguito l’asfalto, fatto di passi, fino al paese, vi sono penetrato, come faceva lo straniero, un tempo, quand’eravamo nomadi.
 
 «Eravamo tutti nomadi, una volta», mi dice il parroco di Latiano. Lo incontro mentre sto per tornare indietro, lasciandomi il paese alle spalle. Io sono a piedi, lui in macchina. Si propone di darmi un passaggio; gli spiego che sono lì per camminare. Le persone trovano sempre strano che uno voglia andare a piedi. Però la cosa lo intriga,  (Continua)

Espace populaire - Dicle Firat: gemellaggio Aosta-Kurdistan

mariobadino | 18 Agosto, 2008 16:25

 
Dicle Firat
 
 
Dicle Firat [Tigri ed Eufrate] è un centro culturale che opera in difesa della cultura e dell'identità kurda in un contesto particolarmente difficile. Si trova nel centro storico di Diyarbakir, la città principale del Kurdistan turco, una regione situata nel
sud est dell’Anatolia e abitata da 20 milioni di persone, alle quali il governo di Ankara non riconosce i diritti fondamentali (non possono, ad esempio, parlare nella propria lingua madre). Lo Stato turco, inoltre, cerca di ostacolare tutte le forme di espressione culturale autonome kurde. Malgrado la repressione, Dicle Firat resiste da anni, portando avanti le sue iniziative, che spaziano dal teatro ai concerti, dai corsi di fotografia a quelli di musica. Lo spazio è libero e autogestito e rappresenta un luogo di aggregazione per gli abitanti del luogo.
 
 L'espace populaire di Aosta ha appena ufficializzato il proprio gemellaggio con Dicle Firat, come espressione di solidarietà internazionale e appoggio concreto nel difendere i diritti dei popoli.
 
 Negli anni '90 la guerra che ha opposto l’esercito turco agli indipendentisti del PKK ha causato più di 40 mila morti, migliaia di arresti, torture e un’ondata di profughi dai villaggi di montagna. Attualmente, dopo alcuni anni di tregua unilaterale da parte del PKK, è ripresa la guerra aperta e la repressione contro il popolo kurdo nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale.
 
 Per saperne di più visita il sito Uiki Onlus.
 Leggi l'articolo sul sito dell'espace populaire.
 


 
 La foto di questo articolo è tratta dal sito dell'espace populaire.      
 


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