mariobadino | 28 Luglio, 2008 16:51
1) Antefatto: la «città fantasma»
Domenica pomeriggio, Mesagne, Puglia. Giornata di sole, fa caldo. Esco lo stesso (lo so, sono un po’ scemo) a fare due passi verso le quattro del pomeriggio. Percorro la via di San Vito lungo un marciapiede infuocato, raggiungo il passaggio a livello e proseguo per la stazione lungo i binari. Dalla piazza della stazione (meno animata da quando non c’è più la biglietteria) seguo la via che porta alla Villa, il parco comunale. Tra la temperatura e il fatto che è domenica, in questo dopopranzo Mesagne è una città fantasma. Il silenzio è totale: restano in silenzio anche gli uccelli sugli alberi. Non mi perdo d’animo e continuo, passo dopo passo. Le uniche persone che incontro sono sedute davanti alle case, a piccoli gruppi, laddove il marciapiede è in ombra. Il resto della cittadinanza dev’essere al mare. O in campagna.
2) Cambiare l’Italia
Domenica sera. Con un certo ritardo (quello di chi rifiuta di farsi indottrinare dal telegiornale) apprendo dell’esistenza di un emendamento alla manovra finanziaria che apre la porta alla precarietà a vita. In Italia lo statuto dei lavoratori permette la stipula di contratti a tempo determinato soltanto ove esistano ragioni organizzative e produttive che rendono necessario un limite temporale. (Continua)


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