Beati gli ultimi?
mariobadino | 26 Luglio, 2008 17:54

Premetto.
In cerca d'immagini per commentare questo post, ho trovato un manifesto
di Forza nuova decisamente vergognoso. Lo pubblico come testimonianza
del livello raggiunto, ovviamente non lo condivido. Lo ritengo,
innanzitutto, falso: la maggioranza degli stupri avviene in famiglia. Gli stupri in strada non riguardano in maniera particolare i rom. Gli italiani non sono brava gente (e lo dimostrano continuamente). Forse non usare questa immagine sarebbe stato più corretto, ma non si può non raccontare il tipo di propaganda (e di disinformazione) che si permette un partito oggi legale.
Stamattina mi sono tuffato nelle acque trasparenti dello Ionio, dove
ho sguazzato beato e giocato a pallone. All’improvviso, mentre me ne sto a mollo, ecco un elicottero e per un istante m’immagino
altrove, in qualche Paese meno fortunato. Se l’elicottero volasse per
altri motivi, per fare la guerra, magari, e provvedesse a mitragliare,
o a bombardare la spiaggia, non avrei scampo col mare che mi arriva al
collo. A volte mi capita di pensare che per noi abitatori d’Occidente
certe situazioni sarebbero un trauma paralizzante: si veda lo shock
post 11 settembre e l’isteria della reazione americana. Esistono Paesi
in cui quelle condizioni sono normali (se mai è possibile abituarsi a
un velivolo che compare in cielo e ti scatena addosso la morte, o anche
solo a un treno o a una lettera che partono regolarmente, ma non sai se
giungeranno a destinazione). Non trovo così strano che le vittime di
queste situazioni vogliano andarsene, che debbano scappare lontano,
magari proprio in quei Paesi ricchi che spesso sono i primi
responsabili della loro insicurezza. Di qui – e dalla fame – la
necessità dell’emigrazione, trauma che si aggiunge a trauma e non
scanzonata conquista dell’Eldorado da parte di parassiti della società.
E siccome buona parte del mondo affonda nella miseria, non c’è da
mangiare e neanche da bere per tutti e le guerre continuano a
falcidiare i Paesi più poveri ecco che nel corso del 2007 sono sbarcati
in Italia, pensate un po’… 20.455 immigrati! 20 mila persone, tutto lì.
Ecco i numeri della grande invasione, quella per la quale giusto ieri
il governo Berlusconi ha proclamato lo stato d’emergenza su tutto il
territorio nazionale. In Valle d’Aosta la polizia è appostata sulle
rive della Dora Baltea, dietro i cespugli, per prevenire gli sbarchi.
Soldati sommozzatori inviati da La Russa perlustrano i canali di
Venezia per impedire ai clandestini di attaccarsi alla chiglia delle
gondole. [NB: Poiché viviamo in epoca di disinformazione e di denunce
facili, tengo a precisare di aver inventato gli esempi relativi alla
Valle d’Aosta e a Venezia; lo stato di emergenza su tutto il territorio
nazionale, invece, è stato purtroppo dichiarato davvero, NdA]. Il nuovo
provvedimento voluto da Maroni avrebbe lo scopo di permettere una
migliore gestione dei flussi di clandestini che arrivano sulle nostre
coste. Erano 12.419 nei primi sei mesi del 2007, sono stati 11.949 nel
primo semestre di quest'anno. Hai visto l’emergenza! (Continua)
NOTE PER LA RESISTENZA (2)
mariobadino | 26 Luglio, 2008 17:30
L’altro ieri, giovedì, nel parco di Villa Cavaliere di Mesagne, concerto dei BOOMdaBASH, gruppo reggae locale oggi in piena ascesa, reduce da un album che ha venduto 1500 copie in una settimana e da un concerto con gli Africa Unite; ospite sul palco, Treble, ex Sud Sound System, che tra l’altro duetta in una traccia del cd. Se si esclude la cinquantina di volte in cui i vari componenti hanno tenuto a gridare il nome della loro città (polemizzo, evidentemente, solo per il gusto di polemizzare), è stato uno spettacolo molto bello, cantato in un misto continuo d’inglese e dialetto, con grande partecipazione da parte del pubblico e trasporto per una band che non si è certo risparmiata. Non sono mancati i contenuti sociali, per ciò che la mia scarsa padronanza della lingua mi ha consentito d’intuire, con accenni alla Sacra Corona, alla mafia in genere e altre situazioni d’ingiustizia. Piccolo esempio: «Adesso c’abbiamo un governo che ci chiama terroni», ha gridato uno dei cantanti sul palco, presentando la canzone Mare, «però poi al mare vengono tutti quaggiù». Faccio il gioco delle associazioni mentali e penso a Umberto Bossi che mostra il dito medio durante l’inno di Mameli. L’inno è brutto, per carità; io poi non riesco a tollerare l’idea stessa di nazionalismo. Non per questo mi sento di apprezzare l’arroganza di chi incita più o meno apertamente al separatismo nel nome del privilegio di una parte, naturalmente la propria, quella ricca, quella che spesso i soldi li ha fatti sulla pelle dell’altra. E poi magari il separatista è anche Ministro della Repubblica. Faccio il gioco delle associazioni mentali e vedo i nuovi «terroni», gli immigrati vittime del decreto sicurezza da poco approvato al Senato (e quindi legge dello Stato), che ha introdotto l’«aggravante di clandestinità»: oggi, se commetto un reato io, rischio meno rispetto a un immigrato irregolare che si sia macchiato della stessa colpa, con buona pace dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. I primi leghisti, quelli che «ce l’avevano duro» e gridavano «terrone» ai meridionali, erano razzisti, o come tali si comportavano. Il nuovo razzismo, però, è più grave, perché istituzionalizzato: il decreto sicurezza rende “normali”, legalizza, certi atteggiamenti xenofobi diffusi; le impronte prese ai rom promuovono nella mente di tanti quell’idea di differenza razziale negata tanto dalla scienza quanto dalla Costituzione e responsabile delle peggiori tragedie del Novecento.
È bella la notte mesagnese nel parco di Villa Cavaliere. La gente si diverte, beve birra, parla. Sul palco, intanto, i BOOMdaBASH offrono un grande spettacolo. Non capisco bene i testi, ma sembrano scritti col cuore, mi fanno pensare che ancora è possibile pensare, dire la propria, almeno in musica. Che forse la resistenza passa pure di qua.
La foto di quest'articolo ritrae un particolare di Villa Cavaliere, Mesagne (Brindisi). Se l'immagine non è granché è perché sono senza macchina fotografica. Mi sono ridotto a scattarla, passando per strada, con la videocamera del portatile....
Mettere il bavaglio a internet: qualcuno ci riprova! Nell'ignoranza di molt*, il
«Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione [...] significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane» (dalla lettera dei movimenti No Dal Molin e No TAV al movimento studentesco)