Quale efficientismo?

 Palazzo Chigi, sede del Governo italianoNegli ultimi tempi sembra che l'efficientismo sia diventato la virtù decisiva, in politica come già nell'economia. Nel (disgustoso) lessico politico italiano è entrato in uso il termine governance, con il quale si indica l'esigenza (vera) di poter prendere decisioni in tempi brevi e senza dovere ogni volta mettere tutto in discussione. Il problema è che, spesso, la governance si traduce nel desiderio del governo per il governo, dove non importa che cosa si vuol fare, quanto il fatto di farlo. Un esempio su tutti: il Partito democratico. L'errore del PD non è mettere in soffitta un'alleanza disomogenea e incapace di durare. Ma tanto i Ds quanto la Margherita avevano sottoscritto il famoso programma dell'Unione: dal momento che quelli che si presentano come il nuovo che avanza sono anche quelli che in due anni non hanno realizzato ciò che avevano promesso, oggi Veltroni pensa di galvanizzare gli animi convincendoci che ciò che non ha funzionato prima funzionerà ora perché, correndo da soli, non è possibile litigare. Tutto ciò (per ragionevole che sia) non spiega in alcun modo che cosa si intenda realmente fare delle promesse, vecchie e nuove, quale sarà il destino delle leggi ad personam approvate dal governo di centrodestra e mai cancellate da quello di centrosinistra, del conflitto d'interessi, del riscaldamento globale e di tanto altro ancora. Non spiega in che cosa il nuovo che avanza dovrebbe differenziarsi dalla politica di un eventuale governo targato PDL, soprattutto riguardo ai temi della crescita del PIL (oggi l'ideologia trasversale agli schieramenti), alla laicità dello Stato e a situazioni calde, che vedono le comunità locali in lotta con la politica istituzionale per difendere se stesse e il proprio territorio.
  (Continua)

Inviato da mariobadino (Il referendum propositivo in Italia) :: Commenti (3) :: Permalink :: Trackback (3)
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