Museo degli orrori

 

La fortezza di Terezin, vicino a Praga

 Nei prossimi giorni pubblicherò il resoconto di un incontro avvenuto, in occasione della Giornata della Memoria, con l'ex deportata valdostana Ida Désandré e la proiezione di un filmato su un'altra ex deportata politica, Anna Cherchi.
Pubblicherò anche il sunto di una mostra a cura dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi di sterminio) che, in qualità d'insegnante, ho allestito a scuola. Ho deciso di lasciare un po' di spazio all'orrore assoluto, perché credo che sia l'unico modo per fare caso ai piccoli o grandi orrori quotidiani cui i telegiornali ci hanno assuefatti.
Snoopy fascista all'Università Cattolica, MilanoTutto questo mentre il potere briga per conservarsi, mentre la crisi di governo apre le porte a un Berlusconi che (leggo sulla Stampa di oggi) sarebbe disposto a candidare uomini di Forza Nuova. Mentre Veltroni accetterebbe di lasciare Roma commissariata per un anno.
 
Roma, la sede della Banca d'ItaliaDavanti all'orrore, questi personaggi sono solo macchiette. Ma - si perdoni la libertà delle mie riflessioni - io vedo in essi i responsabili di un presente sfasciato ed egoista, dove si allarga la forbice della disuguaglianza, come ci ha detto, recentemente, Bankitalia. Un Paese dove il 45% della ricchezza nazionale è nelle mani del 10% delle famiglie, dove gli incidenti sul lavoro sono all'ordine del giorno e dove chi fa notare queste cose è accusato di qualunquismo.
 Un Paese dov'è possibile che la violenza torni a violentare il diritto, alla ricerca di capri espiatori sempre nuovi, dai lavavetri ai sospetti di non sottomissione al mercato e all'ideologia della crescita. Dov'è comune acquistare cacciabombardieri di nuova generazione per difendere la democrazia. Stasera all'espace populaire assisterò a un dvd sulla resistenza nonviolenta al nazismo in Danimarca.
 
 Forse, anche nell'abisso, una via alternativa è possibile.

 

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La parola libertà. Vite da donne: "44145 Anna".

 27 gennaio, Giornata della Memoria. Proiezione del film 44145 Anna, all'espace populaire di Aosta. Sono presenti Silvia Berruto, curatrice della rassegna Collettivamente memoria, Michela Cane, la regista del film,  Lucio Monaco, curatore del libro La parola libertà. Ricordando Ravensbrück, scritto dall'ex deportata Anna Cherchi e lo storico Carlo Ottino. È infine presente l'ex deportata Ida Désandré.
 Il film, nato all'interno del Progetto Memoria che coinvolge gli istituti superiori di Moncalieri (Torino), è stato realizzato alcuni anni fa nel corso di un viaggio didattico al campo di sterminio di
Ravensbrück, in compagnia delle ex deportate Anna Cherchi e Natalìa Tedeschi. Le immagini riprese dalla giovane regista (che al tempo aveva 18 anni) hanno il merito di mostrare Anna Cherchi intenta  a spiegare il lager agli alunni.
 Dell'ex partigiana traccia un ritratto l'amico Carlo Ottino, visibilmente commosso. «Era così come nel video», dichiara:
«semplice, rigorosa, precisa, molto chiara. Era una persona che non ha mai tradito se stessa». La vita di Anna Cherchi non è stata facile. Anna è stata operaia, dentro il lager (dove venivano fabbricati i Messerschmitt, arma dell'aggressione nazista al mondo), ma anche fuori, al rientro in Italia, alla Fiat. Anna, continua Ottino, «non aveva la patacca dell'università; aveva il segno della vita e il dono di trasmetterla». Trasmettere moralità, ideali, la capacità di giocarsi fino in fondo la propria responsabilità. «Anna era una persona eccezionale», anche se non si sentiva tale. Era semplice e sapeva ascoltare. (Continua)

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