Buon 2008!
Così ci siamo: anno nuovo vita nuova e via discorrendo. Mi piacerebbe tuttavia che il navigante tornasse con la mente a un anno fa, al principio del 2007. Questo blog, allora, neppure esisteva, ma stava muovendo gli ultimi incerti passi quello vecchio, che tenevo su una piattaforma commerciale
(non vi ci rimando neppure, non ne vale la pena, se proprio ci tenete
provate con un motore di ricerca). Più o meno in questi giorni, un anno
fa, mettevo in rete una poesia d’auguri, scritta con un occhio all’Iraq, dove Saddam Hussein veniva impiccato con la benedizione di Washington, ansiosa di mostrare ai popoli mediorientali i vantaggi della democrazia, e uno alla Palestina, con i Territori stretti nella morsa della repressione israeliana. 365 giorni dopo, nonostante alcune luci (la moratoria sulla pena di morte, ad esempio) e alcune ombre nuove (quanto sta accadendo in Birmania, per dirne una, o in questi giorni in Kenya), trovo che i versi della poesia siano ancora – drammaticamente – attuali. Così li ripropongo. Il titolo è Ancora due dita di sciampagna.
Auguri cari, auguri,
auguri di buon anno,
d’un poco d’entusiasmo
e di felicità. Brindiamo
ai territori martoriati
e ai supermercati,
al giro d’orizzonte, largo, ai sogni.
L’umanità si stringe
tra le macerie calde
di un palazzo o un ideale,
si sputa sulle mani impolverate
per liberarsi il viso.
Auguri anche agli eroi del Paradiso,
ai martiri ch’esplodono,
democrazie che scoppiano.
A chi s’è fatto d’henninger,
chi preferisce Ratzinger,
chi proprio non ci pensa
e tanti auguri all’umile.
E già che ci siamo, ecco alcune fra le parole nuove ascoltate in questo inizio d'anno: (Continua)
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