Campagna per un'Italia Zona libera da Armi nucleari

  Ancora espace, venerdì sera. Incontro con Giovanni Salio, già ricercatore presso il Dipartimento di Fisica generale dell'Università di Torino, oggi presidente del Centro studi Sereno Regis, e con Piercarlo Racca del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento e del Centro studi Sereno Regis. Titolo della serata: “Armi nucleari: dalla politica del terrore alla politica dei terrorismi”. Esordisce Piercarlo Racca, che ripercorre la storia del Movimento nonviolento in Italia e delle sue campagne, come quella sull’obiezione di coscienza al servizio militare, o quella contro le centrali nucleari (nel nostro Paese ne erano previste 20). «Con la fine della guerra fredda», dice Racca, «si era diffusa l’illusione che si potesse fare a meno delle guerre, mentre in realtà le spese militari sono aumentate». Anche gli impegni presi a livello internazionale, come il Trattato di non proliferazione nucleare firmato dal nostro Paese, sono stati spesso disattesi. L’Italia oggi ospita sul suo territorio 90 testate nucleari Usa, depositate nelle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). La proposta d’iniziativa popolare per rendere l’Italia zona libera dalle armi atomiche è un segnale di cambiamento che si vuole dare anche se, dice Racca, «i precedenti non sono confortanti circa le leggi d’iniziativa popolare». Non è mai successo, infatti, che il Parlamento abbia accettato di discutere una legge d’iniziativa popolare. «Questo è il rispetto della popolazione da parte della casta», commenta Racca, secondo il quale la proposta di legge (il cui testo pubblico in appendice all’articolo) potrebbe comunque contribuire a invertire la folle corsa al riarmo cui stiamo assistendo. «I nuovi aerei F-35, ad esempio, costeranno tra i 90 e i 100 milioni di euro cadauno. L’Italia ne acquisterà un centinaio (si parla di 131 velivoli, ndr). Ma qual è la loro utilità?».
 Dare lo sfratto alle atomiche statunitensi non dev’essere considerato inattuabile. Lo hanno già fatto la Grecia e la Spagna. (Continua)

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