Poirot e i Quattro
Sono stato sul blog di Beppe Grillo, dove mi sono imbattuto in un articolo che dà un'idea piuttosto precisa di ciò che succede in questo mondo, dove poche persone decidono le sorti economiche (e quindi le sorti tout court) dell'umanità. A leggere Grillo sembra di risfogliare un vecchio giallo alla James Bond (oppure Agatha Christie, stile Poirot e i Quattro), con società segrete che hanno per fine il dominio del mondo. E anche Grillo ci scherza su, parlando di cappucci e altre amenità. Ma l'esistenza del Gruppo Bilderberg, attivo dal 1952, che riunisce le 100 persone più influenti del pianeta, è tutt'altro che segreta. Si sa chi sono, quando e dove si riuniscono. Cosa facciano, però, lo si può solo presumere, perché nessuno può assistere ai loro incontri. Tra i 100 incappucciati, anche qualche italiano... Nella parte estesa dell'articolo, copio e incollo da Beppe Grillo. (Continua)
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Iniziativa: sabato prossimo il premier incontrerà Bush. Scrivi a Romano!
Se dicessi che questa iniziativa non vuole essere polemica sarei un ipocrita. Ma sabato prossimo il capo del governo del mio Paese incontrerà il Presidente americano Bush, responsabile di una guerra sanguinosa e permanente. Probabilmente gli stringerà la mano. Certo si sorrideranno. Forse si abbracceranno pure (è già successo con Olmert). E' logico, del resto: sono alleati e forse potremmo dire complici.Utilizzando un linguaggio educato - le lettere d'insulti non servono a niente -
Io intanto mi sono portato avanti con il lavoro e ho già scritto. Ecco il testo della mia lettera.
Signor Presidente,
questa non è la prima volta che le scrivo.
A Praga il Presidente americano George W. Bush ha ribadito che lo scudo missilistico è "indispensabile per la sicurezza" statunitense. Che è rivolto all'intercettazione di inesistenti missili iraniani e nord coreani e non intende in alcun modo minacciare Mosca.
Il premier russo Putin non è rimasto soddisfatto delle assicurazioni ricevute e, dopo nuovi test balistici, minaccia di uscire dal trattato che ha permesso la rimozione degli euromissili. Il commento di Bush in proposito ("Ha deragliato dalla strada verso la democrazia") è indicativo dell'arroganza e dell'ipocrisia del texano alla Casa Bianca.
Scopriamo in George W. doti di fine umorista che non sospettavamo possedesse.
Confido, infatti, Presidente, che nel suo colloquio di sabato prossimo saprà ricordare al suo ospite tutti i "deragliamenti" dalla democrazia che gli Stati uniti d'America hanno perseguito deliberatamente negli ultimi anni, dall'Iraq, all'Afghanistan a Guantanamo, alla Somalia (e chi più ne ha, più ne metta)...
Confido che saprà smentire con i fatti i timori suscitati dall'intervista a Bush raccolta dal quotidiano La Stampa, dove il Presidente americano sembrava piuttosto sicuro di ottenere dal suo "vecchio amico" Prodi un maggior impegno in Afghanistan.
Confido anche che non sia troppo tardi per un suo ripensamento riguardo alla costruzione della nuova base militare di Vicenza. Molti ritengono che l'arrivo del Presidente Usa in Italia sancirà l'inizio dei lavori. Io non ho voglia di sdraiarmi davanti a una ruspa, persuaso che oggi in Italia non esista altro mezzo per ottenere il rispetto della volontà popolare. Ho voglia piuttosto di credere che il governo del mio Paese saprà svincolarsi dalla politica americana della guerra perpetua (Quali azioni militari, infatti, crede che partiranno dalla nuova base al Dal Molin?).
Ma certe cose bisogna dimostrarle con i fatti e io non sono soddisfatto in nessun modo di questo primo anno del suo governo. Recentemente anche il Ministro D'Alema ha messo in guardia contro l'allontanamento dei cittadini dalla politica. Noi cittadini, in realtà, ci stiamo allontanando dai partiti, non dalla politica.
E come cittadino politicamente responsabile sabato prossimo sarò a Roma, per marciare contro George Bush criminale di guerra e contro il governo Prodi suo fedele alleato.
Leggerò con attenzione il resoconto dei suoi colloqui con Bush e starò attento a quanto seguirà.
Spero in tutta onestà che fatti concreti s'incarichino di smentire i miei timori.
La ringrazio per l'attenzione,
Mario Badino,
cittadino italiano.
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Gli Amici del Vallone di Comboé (NO ALLA STRADA!)
Negli ultimi anni si è andata affermando una sensibilità nuova presso le comunità locali, desiderose di lottare in prima persona per i propri diritti, senza firmare deleghe in bianco ai partiti e ai professionisti della politica. L’esperienza del movimento No Tav ha fatto scuola e proseliti. A Venezia, a Serre, a Vicenza, o magari in Sicilia, o sulle rive dello Stretto, ovunque in Italia comuni cittadini (giovani, bambini, vecchi) si uniscono e lottano contro gli inceneritori, i rigassificatori, l’alta velocità e le tante opere pubbliche spacciate come necessarie per il progresso del Paese, pericolose in realtà per la salute, l’ambiente, la democrazia.
Normalmente, le grandi opere, per impattanti che siano, sono legittimate con la scusa dell’interesse collettivo. Chi non ci sta è etichettato come egoista, o piuttosto come nimby (dall’acronimo inglese Not in my backyard, non nel mio cortile). È un troglodita, insomma, un ignorante disposto a privare il Paese dei benefici del progresso per salvaguardare il proprio orticello o per qualche misterioso interesse privato.
Anche nella mia regione, per tanti versi bucolica e felice, la retorica ufficiale sulla difesa del territorio si scontra con l’interesse di pochi. Qui grandi opere non se ne fanno: la ferrovia si ferma al di qua delle Alpi, l’aeroporto ha un solo volo nazionale (da e per Roma, una volta al giorno), gli americani fortunatamente non vogliono piazzare aerei né sistemi antimissile.
In Valle d’Aosta lottiamo contro una strada poderale che, arrampicandosi lungo il fianco della montagna, dovrà raggiungere un alpeggio. Sembrerà strano, sembrerà una cosa da poco. Il fatto è che per arrivare al piccolo alpeggio sui monti, la strada dovrebbe deturpare uno splendido vallone ancora incontaminato, quello che prende il nome dal torrente Comboé.
Qui non c’è nessun interesse nazionale, non ci sono patti sussurrati all’orecchio di Presidenti di Paesi alleati. Qui a ferire è proprio la piccolezza della questione: è necessario sfregiare per sempre un angolo ancora intatto di natura… per raggiungere un alpeggio!
È per questo che noi, cittadini comuni, abbiamo deciso di costituirci in un gruppo, gli Amici del Vallone di Comboé, e di lottare contro la costruzione della strada. Lo scorso marzo, la Regione Autonoma Valle d’Aosta ha dato la sua approvazione ai lavori. Noi intendiamo opporre a questa decisione un ricorso amministrativo.
Nella parte estesa di questo articolo, è possibile trovare alcuni dati sul vallone di Comboé, che ho sintetizzato dal blog del comitato, amicicomboe, al quale rinvio per un’informazione più completa. Segnalo ancora tre iniziative. Giovedì 7 giugno, ore 21, all’Espace Populaire di Aosta si terrà la serata di sensibilizzazione “Concerto per Comboé”:
IUBALFOLK, RICCARDO BELTRAMO, SKARLETT (ACUSTIC)
Domenica 17 giugno ci sarà la Terza Marcia a piedi a Comboé, per conoscere il vallone e passare una giornata nella natura.
È attivo, infine, il conto corrente postale 25929126, intestato a Circolo Legambiente Valle d'Aosta Onlus presso il quale è possibile fare una donazione (fiscalmente detraibile) per sostenere le spese legali, specificando nella causale "Donazione pro Comboé".
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L'Autre campagne - Cartoline dalla Francia...
Una caratteristica importante delle ultime elezioni presidenziali francesi è l’aver saputo mobilitare le attese e l’azione concreta di moltissime persone. Dopo l’apatia e l’elevato tasso di astensionismo della precedente tornata elettorale, va riconosciuto ai due candidati di avere convinto, e in alcuni casi mobilitato (vedi le banlieues), nuove fasce dell’elettorato d’Oltralpe.
Un’esperienza particolarmente interessante è stata (ed è) quella dell’Autre campagne (l’Altra campagna), di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, e che oggi, dopo la campagna, s’interroga sul suo futuro. Nel corso di tre mesi d’esistenza, il sito è stato uno spazio d’incontro «per le varie forze sociali, militanti e intellettuali che costituiscono oggi la principale ricchezza della sinistra». In Italia, diversi articoli dell’Altra Campagna sono stati tradotti e resi disponibili on line dal Centro riforma Stato [si veda, in particolare, Sarkozy alla prova dei fatti, NdA]. Uno, invece, l’ho tradotto io e si trova su questo blog. Il materiale è molto interessante e vale la pena di darci un’occhiata.
Nella parte estesa dell’articolo, traduco «L’Autre campagne… après la campagne», uno scritto di Georges Debrégeas e Thomas Lacoste che delinea le prospettive per il presente, per un’«Altra campagna permanente». Si tratta di una grande risorsa per la Francia che si appresta a sperimentare cinque anni di Sarkozy e sarebbe una risorsa anche da questa parte delle Alpi, se le forze politiche che cercano faticosamente d’aggregarsi a sinistra del Partito democratico trovassero uno strumento analogo per confrontarsi. A un certo punto, gli autori dell’articolo invocano un’apertura oltre le frontiere nazionali, per uno scambio fra le esperienze europee più progressiste. Sarà anche «una risposta collettiva della sinistra europea che permetterà di opporsi alle derive nazionaliste, ai discorsi sul rifiuto e lo scontro di civiltà, vera cancrena del panorama politico europeo».
E come dimenticare – aggiungo io – l’importanza di tutte le critiche, gli sfottò e gli sberleffi che sono giunti dall’estero e hanno aiutato l’Italia a non perdere il contatto con la realtà durante il quinquennio Berlusconi? C’è sempre bisogno, io credo, all’interno e all’esterno di un Paese, di qualcuno (democraticamente, il numero più ampio possibile di cittadini) disposto a vigilare, a fare il cane da guardia dei valori democratici. È sufficiente accendere la televisione (e sintonizzarsi su un canale qualsiasi) per rendersi conto di come cinque anni di centrodestra al governo abbiano cambiato l’Italia. Basterà avere un poco di memoria per notare la differenza al primo sguardo; a patto di pensarci, però. Perché altrimenti è facile convincersi che tutto sia normale, sotto controllo.
Penso sia giusto ricambiare il favore e aiutare i nostri vicini francesi a tenere gli occhi ben aperti, a non lasciarsi abbindolare. Monsieur Sarkozy non farà le corna durante una foto ufficiale per far ridere i bambini, ma molti punti del suo programma ricordano straordinariamente i cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi. Con il suo nuovo Presidente, la Francia svolta a destra e si scopre – rischia di scoprirsi – liberista e filoamericana. C’è bisogno del lavoro e dell’energia di molti come antidoto al lavaggio del cervello che cinque anni di governo rischiano di far passare quasi inosservato. Chissà che, collaborando insieme a questo compito, non si finisca con il costruire davvero un’Europa diversa: l’Europa dei popoli e della solidarietà, da contrapporre a quella dei Pil e dell’omologazione. (Continua)Questo articolo è stato letto 83 volte
TUTTI A ROMA IL 9, PER ACCOGLIERE IL PRESIDENTE ALLEATO...
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2 giugno - Festa della Repubblica
2 giugno, festa della Repubblica, quella italiana, quella fondata sul lavoro, dove il lavoro manca, o è nero, o muori sul lavoro, oppure hai tanto culo.
Festa della Repubblica, che ci vuole tutti uguali, che per solidarietà con gl'immigrati tra poco aprirà le gabbie di qualche cpt anche ai cittadini regolari...
La nostra Italia democratica, che recita milioni di parole e tratta tutti allo stesso modo: come se non esistesse nessuno, a parte l'aumento del Pil.
A meno che non si tratti di dare (soldi, braccia, il voto, un altro chilo di pazienza), allora siamo importanti.
O di ricevere (programmi televisivi per cerebrolesi, dépliant pubblicitari, finte notizie sui giornali e, dulcis in fundo, qualche rimbrotto di Prodi su Repubblica), perché non si può sempre e solo dare.
La Repubblica oggi festeggia, senza sapere cosa: e la parata militare avanza lungo il viale (ho finito con il convincermi che si tratti di un rito giusto, coerente, in quanto rappresenta appieno l'essenza del Paese odierno, sempre più militarista e interventista indipendentemente dai governi; e allora ben vengano biglietti da visita come questo: si festeggi la Repubblica con le forze armate, si eviterà perlomeno un'altra "mano" d'ipocrisia!).
I nostri governanti sono in festa e fanno i loro piani: avremo nuova retorica, nuove promesse, nuova stizza...
Ma buona festa della Repubblica anche a quelli che non hanno una poltrona, e a quelli che non si sono uniformati.
Alla Carovana contro la guerra, che oggi fa la controparata a Roma. A chi sabato prossimo raggiungerà la capitale, per dichiarare l'"ospite" George Bush persona non gradita, a tutti quelli che continuano a lottare per una società diversa, con i loro corpi e con le loro idee... A tutti quanti un brindisi e, in omaggio, un piccolo discorso del ministro Amato!
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Amato ministro...
Alla c. a. del Ministro dell'Interno, on. Giuliano Amato
E, p. c., al Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Romano Prodi
Aosta, 1° giugno 2007
Signor Ministro,
le scrivo, con un po’ di ritardo, in merito a quanto successo lo scorso 23 maggio, in occasione della commemorazione del quindicesimo anniversario della strage di Capaci. Mi riferisco al suo botta e risposta con il presidente della consulta studentesca di Palermo, Francesco Cipriano, durante il dibattito nell'Aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, dal tema “L'Italia che cambia: politica, istituzioni e società”. In quell’occasione, il giovane studente le ha ricordato che in Parlamento siedono 25 condannati definitivi e che il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, è attualmente imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in un processo a Palermo. Infine, le ha suggerito di mettere più impegno nella lotta contro la mafia, esprimendosi – è vero – in maniera un po’ colorita (“Metteteci le palle”). Che cos’abbia fatto, il ragazzo in questione, colpevole di abitare in una regione d’Italia troppo spesso dimenticata dallo Stato, per suscitare la sua ira, mi piacerebbe saperlo.
“Capo populista”: così lei lo ha definito. “Esprimi in modo unilaterale, retorico, emotivo, senza lasciare spazio per l'interlocutore, un sentimento giusto che e' diffuso, ma senza ragionarci sopra è un pericoloso esercizio che è velenoso per la democrazia”, ha aggiunto. E ha sottolineato che i 25 parlamentari condannati hanno condanne di tipo diverso, tra le quali bisogna saper “distinguere”. "Ci possono essere condanne per reati minori che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione, mentre altre condanne non portano alla riabilitazione. Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto”.
Più avanti, nel corso della lettera, proverò a fare la distinzione che lei suggerisce, citando nomi cognomi e tipo di reato dei 25 onorevoli condannati. Prima, però, mi permetta ancora una parola: nella sua replica, Signor Ministro, lei ha arrogato alla sua parte politica di aver fatto molto per la lotta alla mafia. Come mai, però, gli unici martiri dell’antimafia siano magistrati e agenti di polizia, questo non lo ha spiegato. Perché nessun Presidente del Consiglio, Ministro degli Interni o semplice parlamentare sia stato non dico ucciso, ma quantomeno sfiorato da un proiettile, non ci è dato sapere. Se l'azione della politica fosse davvero pericolosa per la mafia, però, sarebbe legittimo aspettarsi questo tipo di reazione…
Ma torniamo ai 25 condannati e agli eventuali legami tra il mondo della politica e Cosa nostra. Le offro un momento di svago. Il dialogo che segue, infatti, è puramente immaginario: difficilmente, in Italia i cittadini sono in possesso di dati concreti sui tanti scandali e malcostumi che affliggono il Paese. Reali sono invece i dati riportati, aggiornati, lo ammetto, all'estate dell'anno scorso. Magari, nel frattempo, qualcosina è cambiata. Glieli presento, qualora li ritenesse degni della sua attenzione. Ci troviamo in una qualsiasi città d’Italia, sul far della sera, una di quelle tiepide serate di giugno, su una panchina di legno in un piccolo parco di periferia.
Due pensionati discutono di politica, se così si può dire.
Silvio: Questo Paese non sa che cosa sia la riconoscenza… Ci hanno mandato a casa senza tante storie.
Romano: Parli proprio tu! Con i tipacci di cui ti sei circondato, era inevitabile che i cittadini si mettessero in testa di fare pulizia! (Continua)Questo articolo è stato letto 151 volte
Due immagini dal passato (?)
Come promesso qualche tempo fa, continua la rassegna delle opere di Giuseppe Scalarini, disegnatore attivo nella prima metà del Novecento. Una sua vignetta era stata proposta in questo articolo. Quello che colpisce dei suoi disegni è la loro enorme attualità. Nell’articolo precedente si è parlato della proposta di legge sugli idrocarburi che sarà discussa a breve dal Parlamento iracheno. Un voto favorevole significherebbe per Bush la vittoria nella propria guerra personale, quella per il petrolio, che finirebbe tutto nelle mani di poche compagnie occidentali. Tra queste c’è il gigante di casa nostra, l’Eni, la cui proprietà è per il 32% pubblica, vale a dire dei cittadini. Per esprimere un parere contrario circa la partecipazione dell’Eni alla spartizione del bottino, è importante firmare la petizione on line promossa da Un ponte per… e rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa e al presidente della multinazionale italiana, dottor Roberto Poli. Rispetto agli anni ’30, oggi nulla è cambiato: lo dimostra la vignetta di Scalarini “Il dio della guerra”, che rappresenta una trivella per l’estrazione del petrolio, deformata in chiave “satanica” grazie all'aggiunta di due ali da pipistrello.
Il secondo disegno, “Pacifismo borghese”, è altrettanto attuale: una non meglio definita “Società per la pace”, invia un “missionario” armato fino ai denti in qualche lontano Paese bisognoso di pacificazione, mentre la Pace in persona piange sullo sfondo.
Forse tutto questo ad alcuni ricorderà la retorica degli ultimi anni sul ruolo di costruttori di pace dei nostri soldati, tanto in Iraq (a proposito, proprio a Nassiriya, dov’era dislocata la missione italiana, si trova il giacimento che la nostra Eni dovrebbe sfruttare; una coincidenza?), quanto in Afghanistan, dove un mandato Onu piuttosto stiracchiato (la “Società per la pace”?) tenta inutilmente di legittimare il nostro appoggio ai bombardamenti Nato.
Ma ora taccio, perché, naturalmente, le mie considerazioni altro non sono che malevole illazioni, tipico esempio di sparate retoriche e populiste, condite eventualmente da qualche inclinazione per il terrorismo... Magari un giorno scoprirò con sorpresa che anche io ero affiliato ad Al Qaeda…
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