01.06.07

Amato ministro...

Inviato in Posta prioritaria | 17:36

 Alla c. a. del Ministro dell'Interno, on. Giuliano Amato

 E, p. c., al Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Romano Prodi

 Aosta, 1° giugno 2007

  

 Signor Ministro, 

 le scrivo, con un po’ di ritardo, in merito a quanto successo lo scorso 23 maggio, in occasione della commemorazione del quindicesimo anniversario della strage di Capaci. Mi riferisco al suo botta e risposta con il presidente della consulta studentesca di Palermo, Francesco Cipriano, durante il dibattito nell'Aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, dal tema “L'Italia che cambia: politica, istituzioni e società”. In quell’occasione, il giovane studente le ha ricordato che in Parlamento siedono 25 condannati definitivi e che il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, è attualmente imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in un processo a Palermo. Infine, le ha suggerito di mettere più impegno nella lotta contro la mafia, esprimendosi – è vero – in maniera un po’ colorita (“Metteteci le palle”). Che cos’abbia fatto, il ragazzo in questione, colpevole di abitare in una regione d’Italia troppo spesso dimenticata dallo Stato, per suscitare la sua ira, mi piacerebbe saperlo.

 “Capo populista”: così lei lo ha definito. “Esprimi in modo unilaterale, retorico, emotivo, senza lasciare spazio per l'interlocutore, un sentimento giusto che e' diffuso, ma senza ragionarci sopra è un pericoloso esercizio che è velenoso per la democrazia”, ha aggiunto. E ha sottolineato che i 25 parlamentari condannati hanno condanne di tipo diverso, tra le quali bisogna saper “distinguere”. "Ci possono essere condanne per reati minori che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione, mentre altre condanne non portano alla riabilitazione. Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto”.

 Più avanti, nel corso della lettera, proverò a fare la distinzione che lei suggerisce, citando nomi cognomi e tipo di reato dei 25 onorevoli condannati. Prima, però, mi permetta ancora una parola: nella sua replica, Signor Ministro, lei ha arrogato alla sua parte politica di aver fatto molto per la lotta alla mafia. Come mai, però, gli unici martiri dell’antimafia siano magistrati e agenti di polizia, questo non lo ha spiegato. Perché nessun Presidente del Consiglio, Ministro degli Interni o semplice parlamentare sia stato non dico ucciso, ma quantomeno sfiorato da un proiettile, non ci è dato sapere. Se l'azione della politica fosse davvero pericolosa per la mafia, però, sarebbe legittimo aspettarsi questo tipo di reazione…

 Ma torniamo ai 25 condannati e agli eventuali legami tra il mondo della politica e Cosa nostra. Le offro un momento di svago. Il dialogo che segue, infatti, è puramente immaginario: difficilmente, in Italia i cittadini sono in possesso di dati concreti sui tanti scandali e malcostumi che affliggono il Paese. Reali sono invece i dati riportati, aggiornati, lo ammetto, all'estate dell'anno scorso. Magari, nel frattempo, qualcosina è cambiata. Glieli presento, qualora li ritenesse degni della sua attenzione. Ci troviamo in una qualsiasi città d’Italia, sul far della sera, una di quelle tiepide serate di giugno, su una panchina di legno in un piccolo parco di periferia.

 Due pensionati discutono di politica, se così si può dire.

 Silvio: Questo Paese non sa che cosa sia la riconoscenza… Ci hanno mandato a casa senza tante storie.

 Romano: Parli proprio tu! Con i tipacci di cui ti sei circondato, era inevitabile che i cittadini si mettessero in testa di fare pulizia! (Continua) Questo articolo è stato letto 153 volte

01.06.07

Due immagini dal passato (?)

Inviato in Politica | 17:00

 Come promesso qualche tempo fa, continua la rassegna delle opere di Giuseppe Scalarini, disegnatore attivo nella prima metà del Novecento. Una sua vignetta era stata proposta in questo articolo. Quello che colpisce dei suoi disegni è la loro enorme attualità. Nell’articolo precedente si è parlato della proposta di legge sugli idrocarburi che sarà discussa a breve dal Parlamento iracheno. Un voto favorevole significherebbe per Bush la vittoria nella propria guerra personale, quella per il petrolio, che finirebbe tutto nelle mani di poche compagnie occidentali. Tra queste c’è il gigante di casa nostra, l’Eni, la cui proprietà è per il 32% pubblica, vale a dire dei cittadini. Per esprimere un parere contrario circa la partecipazione dell’Eni alla spartizione del bottino, è importante firmare la petizione on line promossa da Un ponte per… e rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa e al presidente della multinazionale italiana, dottor Roberto Poli. Rispetto agli anni ’30, oggi nulla è cambiato: lo dimostra la vignetta di Scalarini “Il dio della guerra”, che rappresenta una trivella per l’estrazione del petrolio, deformata in chiave “satanica” grazie all'aggiunta di due ali da pipistrello.


 Il secondo disegno, “Pacifismo borghese”, è altrettanto attuale: una non meglio definita “Società per la pace”, invia un “missionario” armato fino ai denti in qualche lontano Paese bisognoso di pacificazione, mentre la Pace in persona piange sullo sfondo.

 Forse tutto questo ad alcuni ricorderà la retorica degli ultimi anni sul ruolo di costruttori di pace dei nostri soldati, tanto in Iraq (a proposito, proprio a Nassiriya, dov’era dislocata la missione italiana, si trova il giacimento che la nostra Eni dovrebbe sfruttare; una coincidenza?), quanto in Afghanistan, dove un mandato Onu piuttosto stiracchiato (la “Società per la pace”?) tenta inutilmente di legittimare il nostro appoggio ai bombardamenti Nato.

 Ma ora taccio, perché, naturalmente, le mie considerazioni altro non sono che malevole illazioni, tipico esempio di sparate retoriche e populiste, condite eventualmente da qualche inclinazione per il terrorismo... Magari un giorno scoprirò con sorpresa che anche io ero affiliato ad Al Qaeda

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