Self service: L'Eni e il petrolio iracheno

 Da mesi ormai si dice che gli Stati uniti hanno perso la guerra in Iraq. George W. Bush, però, la sua guerra personale per il greggio rischia ancora di vincerla. Il Presidente americano, infatti, punta a far approvare al Parlamento iracheno una legge che consenta alle compagnie petrolifere occidentali di acquisire petrolio a condizioni economicamente molto favorevoli, tanto che alcuni parlano apertamente di rapina ai danni del popolo iracheno. Quando il Presidente Bush sarà riuscito nel suo intento, avrà finalmente senso il "mission accomplished" incautamente pronunciato qualche anno fa a bordo di una portaerei. Anche l'Eni, il nostro gigante di casa, è interessata a mettere le mani sul bottino. Ma l'Eni dipende ancora, in parte significativa, dallo Stato, cioè da noi. Per questo l'ong Un ponte per... ha organizzato una petizione on line perché il ministro Padoa Schioppa vigili sul comportamento del gruppo italiano.


 Nella parte estesa dell'articolo, il testo della petizione. Qui, invece, il link per firmare on line.   (Continua)

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Ancora lo straniero

 Più che un sentiero è una traccia quella che sale al villaggio, un passaggio appena accennato, coperto, talora, e nascosto dall’erba. Poi la via diventa più nitida e in terra compare una rozza pavimentazione di pietra. Sul lato a monte del sentiero, inizia una serie di muriccioli a secco, cui sembra spetti il compito (davvero sproporzionato per così piccole forze) di tener su la montagna.

 Le case abbandonate esercitano un fascino impenetrabile che, a volte, si traduce in paura. Paura dei crolli, spavento delle vipere e timori meno razionali, di spiriti in attesa fra le pietre, ricordi conservati nelle mura e nei viottoli di luoghi un tempo vivi, ormai disabitati. 

  

 Le costruzioni si tengono addossate l’una all’altra, come a difendersi dal freddo, e procedono in salita, lungo il fianco della montagna. L’erba ha invaso tutto; un albero è cresciuto in mezzo alle case. Osservo una cimice dei campi aggrappata a una pianta d’assenzio, poi alzo lo sguardo ad abbracciare il piccolo paese. A sinistra, un edificio ancora in buone condizioni conserva intatto il tetto di lose e il fienile, un soppalco esterno, di legno, con la scala a pioli ancora appoggiata e, dentro, un po’ di fieno. Più a destra, proprio nel centro del mio campo visivo, i resti di una casa completamente diroccata. Tra i due edifici si apre il viottolo che, poco più in su, con una curva, conduce in centro al villaggio. Mi giro verso valle e, per un attimo, ammiro il panorama che altri occhi, un tempo, dovevano osservare quotidianamente: la Dora, i prati del fondovalle, i boschi di castagni e, oltre, la montagna, dietro la quale il cielo oggi è appesantito di grossi nuvoloni bianchi. M’ingegno per guardare con gli occhi di chi fu, trascurando così la statale e l’autostrada, concentrandomi invece sui boschi, sul filo di fumo che s’alza da un paese lontano. 

 Faccio un giro tra le case. Breve. Mi sento inquieto, è come se dai vani delle porte dovesse sgusciare fuori all’improvviso qualcuno, uomo o spirito. Del resto, i paesi abbandonati non lo sono mai del tutto. Sotto il fienile c’è una bottiglia vuota, dimenticata. Più in là trovo un ombrello.

 

 Ma so che il mio stato d’animo è condizionato da qualcosa che è accaduto prima, mentre salivo lungo il sentiero che porta al villaggio. Dopo una svolta, all’improvviso, ho visto in terra un uomo. Girato su un fianco, sembrava addormentato. Era, però, completamente immobile, tanto che dapprincipio ho pensato a un cadavere. Ho tirato dritto, dicendomi che non era possibile e che tornando indietro avrei verificato se il corpo si fosse mosso o meno. Non sapevo se dovevo chiamarlo, se dovevo toccarlo. Trovavo strano che dormisse coricato proprio sul ciglio del sentiero, anche se quel sentiero non è molto frequentato. E poi era davvero immobile. Così, durante la visita, il mio umore è stato sempre teso. 

 All’aspetto, l’uomo sembrava un immigrato. Chissà, magari un clandestino che aveva scelto quelle case per ripararsi dalla notte. Ho immaginato la sua vita: la ricerca di un lavoro, il bisogno di un posto in cui andare… Ormai un alone fantastico aveva circondato il piccolo villaggio. Per un istante ho visto le pietre rianimarsi, trasformando quelle rovine in una sorta di città libera, il rifugio sicuro di molti irregolari.

 Quando sono ridisceso, tossendo e facendo rumore per annunciare il mio passaggio, l’uomo non c’era più. Era scappato, spaventato dalla mia presenza? Rimasto infastidito perché avevo violato la sua solitudine? In ogni caso era vivo e questo mi pareva un buon inizio.

 

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Lo straniero

 Ragioni non ne avete per fermarmi:

 perché impedirmi il passo?

 o negherete a chi cammina

 di mettere la terra sotto i piedi?

 Esito ancora un poco,

 poi mi decido e varco la frontiera;

 forse per ciò mi verrà meno l’aria?

 O il vostro cibo non mi sazierà la bocca?

 Non è vostra la scelta:

 percorrerò queste strade ordinate,

 fatte di passi, d’asfalto, di case,

 mangerò i piatti della tradizione

 e amerò le vostre donne, alla fine,

 se loro lo vorranno.

 «Di chi sono, domando, queste terre?»

 E di rimando voi mi rispondete:

 le terre sono vostre, e ve le lascio;

 ma di chi è la strada?

 Come puoi dire: «Non è tuo»

 del metro su cui appoggio il passo,

 del sasso dove poso il culo?

 Sono padrone almeno del mio corpo,

 di tutto ciò che abbracciano i miei occhi.

 Mi tiro su dall’erba del giaciglio,

 fresca la mente e tersa

 come i campi gualciti del mattino.

 

  

 Il villaggio abbandonato di Barmaz,

 in Valle d'Aosta.

 
PS: Come tutti i testi di cui non fornisco una diversa attribuzione, la foto e la poesia sono mie. Intendo, d'ora in poi, integrare documenti, appelli, analisi e commenti con testi di tipo "letterario" (versi e prose) per trattare i temi consueti con minor retorica e - forse - un grado maggiore di incisività.

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Crimini sessuali e Vaticano (il video della BBC)

Sex Crimes and the Vatican - Il video della BBC 
Siccome non ho ancora capito come si inseriscono i filmati, per ora vi dirotto
 qui.

Se qualcuno sa come si fa a inserire i video e vuole dirmelo in un commento, mi profondo sin d'ora in umili ringraziamenti; mi sto mangiando la testa da ore senza alcun risultato!

AVVERTENZA: Questa volta le accuse di terrorismo a chi critica la Chiesa sarebbero persino meritate, se non facessi questa precisazione: qui non si vuole insinuare che, tra tutte le categorie sociali, i sacerdoti siano quella maggiormente implicata in casi di pedofilia, quasi che essere prete equivalga a essere pedofilo. Ciò che veramente indigna, in merito agli episodi di violenza sessuale perpetrati da religiosi, è il tentativo da parte della Chiesa istituzione di coprire i colpevoli, di nascondere, minimizzare, cercare di evitare a tutti i costi lo scandalo. Sono troppi i casi di preti coinvolti in reati orribili (li vogliamo chiamare peccati? ma basteranno l'assoluzione e l'atto di dolore?) e sanzionati dal Vaticano con un semplice trasferimento. Anche in questo caso, soprattutto in un caso così odioso, sarebbe doveroso reclamare il primato della legge dello Stato alla quale, secondo la Costituzione, tutti i cittadini sono sottoposti. O è qualunquismo parlare di caste intoccabili, si trovino esse in Parlamento, in canonica o a bordo degli aerei speciali della Cia? Dirò di più: siamo sicuri che il buon cattolico sia contento di una Chiesa che non ha il coraggio di ammettere i propri torti e le proprie responsabilità? Se ricordo bene, il vangelo dice (cito a memoria): "Guai a chi scandalizzerà questi miei piccoli, sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato!". Non so se sono piccolo, ma di sicuro sono scandalizzato.

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23 maggio '07 - Per Rahmatullah dal mondo della cultura e dell’informazione

Copio e incollo dal sito di Emergency il nuovo appello, firmato da personalità del mondo della cultura e dell'informazione, per la liberazione di Rahmatullah Hanefi.

Personalità del mondo della cultura e dell’informazione hanno promosso e sottoscritto un appello per la liberazione di Rahmatullah Hanefi sottolineando come la sua detenzione, che dura da oltre due mesi, sia in contrasto con la costituzione e le leggi afgane.
Si sottolinea che questa detenzione illegale, conseguente all’impegno prestato nell’interesse del governo italiano, coinvolge l’Italia anche per la sua responsabilità nell’instaurazione in Afganistan di un sistema giudiziario. (Continua)

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Una lettera dal braccio della morte

Leggo sul manifesto di ieri e diffondo la lettera di Walter Alexander Sorto, condannato a morte. Di lui non so niente, conosco soltanto queste sue parole. Chiede di corrispondere per posta (la vecchia posta di carta) perché non ha nessuno con cui condividere il tempo che gli resta da vivere. Per chiunque volesse...


Ho 29 anni e sono salvadoregno. In questo momento mi trovo in una prigione del Texas condannato a morte. Sono cinque anni che aspetto l'esecuzione della sentenza e solo dio sa quanti anni mi restano di vita. Non ho amici e nessun sostegno, dal momento che tutta la mia famiglia è nel mio paese natale. Questa fredda solitudine è molto difficile e è per questo che cerco persone buone con cui passare un po' di tempo. Se per caso pensi di essere la persona che potrebbe portare un po' di luce nella mia vita, sentiti libero di scrivermi al seguente indirizzo: Polunski Unity D/R 3872 Fm 350 South, Livingston, Texas 77351, U.S.A. Grazie per il tuo tempo, spero di avere presto notizie.
Sinceramente.
Walter Alexander Sorto


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Manifestazione No F-35 a Novara (fotografie e testo)

Sabato 19 maggio, primo pomeriggio: arriviamo a Novara. Il punto di partenza della manifestazione è il piazzale davanti alla stazione. Cerchiamo un posto per parcheggiare. Chiediamo informazioni a tre carabinieri in tenuta antisommossa. Una via è stata transennata e adibita a parcheggio per i manifestanti. Ci fermiamo, accostiamo accanto a un bar. Il gestore, un ragazzo, ci racconta che a tutti i commercianti è stato consigliato di tenere chiuso in occasione della manifestazione. Si temono disordini. E infatti lo spiegamento di forze dell’ordine è impressionante: è tutto un pullulare di camionette e uomini in divisa, con il casco e lo scudo trasparente. Raggiungiamo la stazione e rimaniamo colpiti da un senso di sproporzione: non sono mai stato bravo a fare i conti, ma non credo che i presenti siano più di qualche centinaia [1.500, leggo il giorno dopo sul giornale]. Forse la partecipazione è stata sovrastimata, ma secondo me c’è un poliziotto ogni due o tre manifestanti.

La ragione di tanta mobilitazione di uomini e mezzi da parte di questura e comandi è molto semplice. Oggi da questa piazza muoverà il troncone “nord-occidentale” della Carovana contro la guerra, per il disarmo e la pace. È un’occasione di lotta, ma lotta nonviolenta. A Novara si manifesta, in particolare, contro la decisione del governo di partecipare alla costruzione del nuovo caccia bombardiere americano Joint Strike Fighter F-35, che dovrebbe coinvolgere l’aeroporto della vicina Cameri per l’assemblaggio di alcune parti(Continua)

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