mariobadino | 04 Aprile, 2007 20:30
Ieri sera sono andato all'Espace Populaire di Aosta per assistere alla presentazione del libro La scomparsa dei fatti, di Marco Travaglio . Sono arrivato cinque minuti dopo le 21, data d'inizio dell'incontro, però l'autore doveva ancora arrivare. Quello che mi ha colpito è stato il movimento, alle nove di sera, nelle vie semiperiferiche intorno all'Espace: tutti per Travaglio, naturalmente. Trovare un parecheggio è stato un'impresa.
Le parole che ho appena scritto possono apparire senza senso a chi non conosca Aosta. Ma se uno c'è stato, anche soltanto in vacanza, si chiederà: e come mai tutti quegli aostani hanno trovato la voglia di uscire di casa a notte inoltrata per andare a una conferenza? Questa è la dimostrazione che quando le cose si fanno, la gente partecipa. Nell'angusto spazio dell'Espace (un nome e un ossimoro) eravamo pigiati come acciughe. Io no, stavo bene, seduto per terra. Insieme ad altri fortunati abbiamo trovato posto dietro al tavolo del conferenziere. E abbiamo sentito l'autore.
Marco Travaglio ci ha parlato del suo nuovo libro, La scomparsa dei fatti, uscito persso il Saggiatore. Più di 300 pagine ben documentate, com'è nello stile del giornalista, per raccontare «lo stato dell’informazione in Italia: un’informazione programmaticamente svuotata di contenuti, malata di revisionismo, corrotta, mercenaria, sostanzialmente menzognera». «Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, illumina Travaglio, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto».
(Continua)


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