Sempre senza soldi
Oggi (ieri, in realtà) in un servizio alla radio ho sentito che le ferrovie italiane costano troppo poco. Lo ha detto Padoa Schioppa. Costano troppo poco significa che nel resto d’Europa costano di più. Ma che senso hanno certi paragoni? I nonni, quando facevo un compito in classe, quando davo un
esame all’università, mi chiedevano che voto avevo preso. Se era bello, volevano sapere se ce n’erano stati altri o no, quasi che il voto acquistasse un’importanza maggiore se l’avevo preso solo io. Che senso ha? Perché paragonare? Il presidente di un’associazione di consumatori ha risposto al ministro dell’economia dicendo che non è vero niente, che le tariffe europee sono più basse e ha fatto l’esempio della tratta Roma-Fiumicino che costa circa 11 € contro i 2 euro e qualcosa dell’analoga tratta che unisce l’aeroporto di Bruxelles alla capitale belga. Ha anche fatto notare che spesso in Italia il servizio non vale il prezzo del biglietto. Ma il punto non è questo: se anche in Italia i treni costassero veramente di meno, che bisogno ci sarebbe di aumentare le tariffe? Per quale ragione dovremmo rendere tutto più caro? Perché altrimenti Trenitalia rischia di fallire? No: solo perché altrove è così. Perché facciamo i paragoni!
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