mariobadino | 28 Marzo, 2007 16:19
Signor Presidente,
se la ricorda quella vecchia canzone del cantautore-scrittore francese Boris Vian? "Monsieur le Président", diceva, "je vous fais une lettre, que vous lirez peut-être, si vous avez le temps" [Signor Presidente, vi scriverò una lettera, che forse leggerete, se ne avrete il tempo]. Così ho deciso di fare io, da semplice cittadino, per chiederle un poco del suo tempo, ora che lo scoglio del voto sull'Afghanistan è superato. Questa è la mia lettera di presentazione: le dico chi sono, com'è giusto al principio di ogni relazione, e mi auguro che la nostra possa essere lunga e proficua. D'ora in poi, quando avrò tempo, le scriverò, le chiederò consiglio, magari ogni tanto le domanderò pure qualche spiegazione, come fanno i cittadini responsabili con i loro amministratori. Mi presento, allora: mi chiamo Mario Badino, ho 32 anni e sono cittadino italiano. Abito ad Aosta, dove sono insegnante in una scuola media. Da poche settimane ho aperto un blog (http://mariobadino.noblogs.org/), sul quale ho pubblicato, tra l'altro, il testo di questa lettera e sul quale raccoglierò ogni sua risposta.
Se oggi le scrivo è per chiederle aiuto ed esporle qualche dubbio in relazione alla vicenda Mastrogiacomo e, in particolare, alla sorte di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi, il mediatore di Emergency e l'interprete del giornalista di Repubblica. Ieri sera mi sono imbattuto nella trasmissione di Rai Uno "Porta a porta", che ospitava Musa M. Maroofi, ambasciatore afgano nel nostro Paese. Dopo un generico ringraziamento all'Italia per quanto sta facendo e per quanto farà in Afghanistan, l'ambasciatore ha risposto a Bruno Vespa, che gli chiedeva informazioni su Hanefi, di "non avere dettagli". E' mai possibile - mi sono chiesto - che l'ambasciatore di un Paese alleato si presenti in televisione senza neppure conoscere un argomento delicato come quello dell'arresto dell'uomo di Emergency? Possibile che non si aspettasse una domanda come quella? Che non si sia preparato una risposta?
Così mi sono detto che forse quel signore non era mai stato convocato dal governo per discutere la questione. Eppure si tratta di qualcosa che per l'Italia dovrebbe avere un'importanza capitale, se si considera che la mediazione di Emergency è avvenuta su richiesta dell'esecutivo italiano. Possibile che Palazzo Chigi non abbia ritenuto di dover chiedere neppure un chiarimento?
Poi Bruno Vespa ha domandato al suo ospite, sicuro di interpretare il sentimento di tutti, di attivarsi presso il suo governo per ottenere la scarcerazione di
Rahmatullah Hanefi. Ma spetta a un conduttore televisivo fare una richiesta del genere? O il governo italiano aveva già provveduto? Un po' turbato, Presidente, le domando che cosa stia facendo il governo italiano per la liberazione di Hanefi e per quella di Adjmal Nashkbandi, che a quanto pare è ancora prigioniero dei talebani. La imploro di fare tutto il possibile per garantire la loro libertà.
La ringrazio per l'attenzione,
Mario Badino
mariobadino | 28 Marzo, 2007 15:11
Con 180 sì, 2 no (Turigliatto, ex Prc, e Rotondi, nuova Dc) e 132 astenuti il senato approva
definitivamente il decreto sulle missioni all'estero. Mentre nell'aula si discute la missione, un centinaio di persone manifestano davanti a palazzo Madama contro la "vergogna" di un governo di guerra. Appena cento persone, cento contro le 100.000 di Vicenza e, a dire il vero, ieri non c'ero neanch'io. Dentro l'aula, Calderoli ringrazia come sa fare lui la disponibilità del governo ad accogliere il suo ordine del giorno (che garantirà maggiore sicurezza ai nostri soldati) gridando alla sinistra: "Dove le avete messe le bandiere della pace? Ora che siete al governo non servono più?". Qualcuno, scrive Matteo Bartocci sul manifesto di oggi (a pagina 3), tira un sospiro di sollievo, perfino in Rifondazione: "Per un anno di Afghanistan non se ne parla più".
Parliamone, invece! Non smettiamo di domandarci che cosa sta succedendo, che cosa significa l'operazione Achille per il popolo afgano e chi vive, chi muore, che cosa si muove in Afghanistan e cosa vorrebbero da noi i cittadini afgani, se solo potessero parlare.
IL NOSTRO RICATTO PER LA "SINISTRA D'ALTERNATIVA"
Ci hanno spiegato che votare a favore della missione era una scelta obbligata, perché non esistono alternative accettabili al governo Prodi e non si può correre il richio del ritorno di Berlusconi. Così hanno votato sì: alcuni in buona fede, alcuni vincendo un malessere che se non è stato fisico ci si è avvicinato moltissimo. Hanno votato a favore per "limitare il danno". Possiamo anche credergli, cosa ci costa? L'importante è quel che dimostreranno adesso. E' ora, infatti, che dobbiamo guardare alla "sinistra d'alternativa" e lanciare il ricatto. Ora che la scelta non è più obbligata, ora potremo giudicarvi dalle parole che userete, dalle azioni che compirete. Per un anno non si parlerà più di rifinanziamento, ma si dovrà parlare ancora di Afghanistan. Per un anno sarete i nostri sorvegliati speciali. Che cosa proporrete? Come cercherete di condizionare le scelte del governo? Come renderete conto ai cittadini che con il loro voto vi hanno eletti?
Giusto un paio di proposte:
1 - Cercate di ricucire lo "strappo" tra voi e la vostra base;
2 - Risolvete con una legge il famoso conflitto d'interessi, per uscire, una volta per tutte dal ricatto prodiano del "poi torna Silvio".
E siccome di Afghanistan si dovrà parlare, ecco un paio di link su che cosa, realmente, sono la società afgana e la guerra oggi. Vittorio Agnoletto racconta le aspettative della società afgana, Manlio Dinucci l'entità dei bombardamenti dell'operazione Achille, Enrico Piovesana ci guida nelle corsie di un ospedale di Emergency in Afghanistan, per incontrare i civili feriti ie ascoltare la loro storia.
Vittorio Agnoletto di ritorno dall'Afghanistan sul sito di Attac Italia


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