Ci salverà la cultura?

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Si potrebbe fare un esperimento. Imporsi un libro a settimana. Un libro al mese. Un libro.

Leggere un libro intero e vedere che succede. Se l’occhio cade. Se resta al proprio posto.

Sfogliare i giornali. Informarsi senza la tivù. Provare.

Concedersi un paio di film al cinema. Un concerto.

Annotare da qualche parte le proprie impressioni prima di scriverle su internet. Contare fino a cento. Verificare ciò che si è scritto. Almeno l’ortografia.

Ricordare ora e per sempre che «po’» si scrive con l’apostrofo, non con l’accento.

Entrare in un museo. Visitarlo.

Passeggiare un poco al giorno (o alla settimana, al mese) nella natura.

Firmare un appello urgente di Amnesty International dopo aver letto che cosa si sta firmando.

Progettare un viaggio, che poi lo si faccia veramente o meno. Coltivarne l’idea.

Salire su un treno e visitare la città vicina.

Fabbricare un oggetto.

Piantare un albero, raccogliere rifiuti, adottare un giardino, un’aiuola.

Diffidare dei più forti.

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